Iscriversi a una maratona: Italia VS Resto del mondo.

 

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Siccome questo week end non prevede eventi degni di nota, ma lo scrittore noir che vive in me cova storie, eccoci qui!

Magari non vi sarà ancora capitato, o forse si. Ma se siete dei runners dilettanti privi di ogni criterio e di forma di conservazione, prima o poi vi succederà di iscrivervi a una maratona. E, peggio ancora, deciderete di provarne una all’estero per il brivido dell’esordio dove non possono capire le bestemmie che tirate.

Sarà un momento bellissimo. Perché attorno al trentesimo vorrete morire. Ma una volta tagliato il traguardo starete già pensando a quando correrete la prossima. E quella sarà nel belpaese, vicino a casa, così da far accorrere gli amici.

Ma non avete fatto i conti con quello che vi aspetta, e che andrò a riassumere qui di seguito.

 

ISCRIZIONE ALLA MARATONA DI VLADIVOSTOK

 

Sei mesi prima della gara.

-Vediamo un po’ il sito… seleziona lingua… inglese, tedesco, francese, russo, sloveno… polacco… ecco qui, italiano! Va, è tradotto non perfettamente ma che bravi! Allora… ciao! Vorrei correre la vostra maratona!

-Ciao Fulvio! Benvenuto e grazie. Il costo è di 35 euri oggi. Inserisci il tuo carta di credito qui. Addebito 36 euri, uno euri per servizio.

-Ecco qua…

Plin! SMS di addebito

-Grazie Fulvio! Tuo pettorale è 2652. Ti aspetta giorno prima di gara a Expo! In mail che ha arrivata c’è insdruzione per tutto. Buona corsa!

 

 

ISCRIZIONE ALLA CLAUT INTERNATIONAL MARATHON

 

Sei mesi prima della gara.

-Ok… italiano… dai, provo in inglese… CRISTO! No, no, meglio italiano. Allora… Ciao, vorrei correre la vostra maratona!

-Ciao Fulvio, benvenuto! Il costo è di 35 eur solo fino a dopodomani pomeriggio. Però per iscriverti, per favore, clicca sul link posizionato in alto a destra della terza pagina, così verrai reindirizzato al sito della società che si occupa delle iscrizioni!

-Ok, vado subito! Allora… vediamo… eccolo qua! Click!

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-Ma che cazz… ok… copio/incollo il link… ecco qui! Ciao! Vorrei iscrivermi alla Claut International Marathon!

-Ciao! Vuoi loggarti con username e password o devi registrarti?

-Ah… non posso farlo come ospite?

-Purtroppo no. Dai! Metti la tua mail, poi scegli una password facile da memorizzare. Con queste caratteristiche: da 7 a 8 caratteri che contengano almeno 3 lettere e almeno 4 numeri dispari, maiuscole e minuscole, senza spazi.

-Va beh… ecco qua! Ci sono! Il mio profilo è attivo!

-Benissimo! Ora attendi la mail dove cliccherai per confermare!

 

35 minuti più tardi.

-Porca p… è nella casella dello spam. Ok, ecco qui… clicco… benissimo! Mi loggo! Ciao! Sono pronto!

-Ciao Fulvio! Compila il form in tutte le sue parti.

-Fatto!

-Sei tesserato fidal? O hai la runcard?

-Fidal. Che mi costa 30 euro all’anno più 45 di visita medica specialistica con certificato per atletica leggera.

-Benissmo! Inserisci: nome società, codice società, numero di tessera.

-Ecco qui…

-Non lo riconosco.

-… gli zeri prima… ok.

-Benissimo. Hai più di 22 anni?

-Ti ho messo la data di nascita… ne ho 39.

-Grazie! Confermi di essere in buona salute? Sorridente? Con l’intestino che funziona con regolarità?

-Ma… zio cane… ma se sono tesserato significa che mi hanno fatto la visita medica specialistica!

-Ok, ma magari il medico era a tuo cuggino e ti ha fatto un certificato senza nemmeno guardarti, mi muori al secondo km e io cosa faccio?

-Ma??? Ma???? Dai, cazzo! Andiamo avanti, per favore. Che qui finisce che il mouse si trasforma in un dito per la visita prostatica.

-Acconsenti al trattamento dei dati personali secondo la legge sulla privacy? Vuoi scaricarti e leggere le 700 righe di allegato qui di seguito, salvarle e stamparle, oppure clicchi ‘ok’ e la finiamo qui?

-Clicco.

-Bene! Riceverai una mail di conferma!

-Grazie.

E tu confermi che tutti i dati che hai inserito sono veritieri?

-Io entro nel pc e ti faccio a pezzi.

 

26 minuti dopo.

-Ecco ‘sta cazzo di mail. Sono pronto.

-Grazie Fulvio! E’ il momento del pagamento! Cosa preferisci? Carta di credito, paypal, bonifico o contanti?

-Contanti???? Ma con i contanti non ci compro più nemmeno il fumo da Ahmed dietro la stazione delle corriere!

-Dai… contanti… metti in una bustina e ce li mandi, oppure passi al chioschetto 72 ore prima della gara…

-Ma col cazzo! Carta di credito.

-Vabbeh…

-Ma vabbeh cosa? Ma devi fare nero?

-Dai, vai sul sito di pagamenti cliccando il link qui in alto a destra, così puoi pagare, tornare su questo e noi ti manderemo con la ricevuta al sito della maratona.

-Ma perché non sono andato a correre a Bagdad? Va bene… ecco qui… numero di carta di credito… ccv… mobile token… codice di autenticazione…

Plin! SMS. Transazione non eseguita. Caduta linea del server.

Zio porco. Avanti… rimettiamo tutto.

Plin! SMS di addebito. 39 euro.

-Scusa???? Ma non erano 35 euro?

-Ok, ma il costo del servizio, la gestione pratica, la commissione di addebito… poi tengo uno zio che non se la passa bene, e 50 centesimi vanno a un ente benefico collegato a un ospedale della Repubblica di San Marino dove infuria la guerra civile.

-Guarda, dalli anche a tua sorella, basta che sia finita.

-Complimenti Fulvio! Sei iscritto alla CLAUT INTERNATIONAL MARATHON!

 

Due settimane prima della gara

-Ciao Fulvio! Ti aspettiamo a Claut la sera prima dell’evento! Verifica sul sito della società che gestisce l’iscrizione se è tutto regolare. Può esserci un semaforo verde, uno arancione, uno rosso.

-Vediamo… cognome e nome… SEMAFORO ARANCIONE????? Ma come diavolo? Certificato medico non pervenuto???? Ma se sono tesserato FIDAL! Cazzo, mi tocca mandare una mail…

 

La sera prima della gara.

-Ciao Fulvio! Benvenuto alla CLAUT INTERNATIONAL MARATHON! La tua iscrizione è regolare. Il tuo pettorale è il numero 61! Forse. Perché stiamo un attimo casinando con le buste. Corri a ritirare il pacco gara che l’Expo sta chiudendo! E buona corsa!

 

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1,2,trail!

 

E’ strettamente necessario partire da un detto che già in passato mi sono trovato a citare: dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io.

Perché questa fantastica avventura, un dramma in vari atti che si è consumato in una domenica mattina di metà giugno, trova le sue basi proprio in un rapporto di amicizia vecchio come me.

Facciamo un passo indietro: come da prassi, per preservare la dignità degli “atleti” che si allenano o corrono con me, utilizzerò degli pseudonimi. Che, ben sapete, presentarsi da una e dire «io corro con Fulvio Luna Romero» può garantire la serata in bianco.

In settimana sto cazzeggiando sotto i portici a Treviso quando emerge dal nulla il mio vecchio amico: lo chiameremo L’Imbianchino. Che fa molto serial killer.

Ci conosciamo dalla nascita, abbiamo condiviso con le famiglie lunghissime vacanze in montagna, e da qualche tempo abbiamo anche scoperto di condividere la passione per il running, soprattutto per il trail (nel quale millanto essere un professionista).

Mi dice: «Sai, domenica a Maser c’è una bella 10 km, veloce. Che ne dici? Andiamo a farla?» E io che sono un ragazzo ingenuo di campagna, ovviamente acconsento.

Salto temporale: andiamo a sabato sera. Mi chiama l’Imbianchino: «Ho parlato con i miei amici… invece di fare quella, perché non facciamo un giretto che ha scoperto il mio amico, sopra Possagno, più o meno la stessa distanza?».

E io, mona: «Certo!»

Mi presento spavaldo alle 6.20 sotto casa de L’Imbianchino. Ho un sonno tale che nemmeno ascolto mentre mi dice «andiamo a prendere il mio amico, che è uno che viaggia bene».

Raccogliamo Saluda Andonio dopo pochi minuti. Già il fatto che mi esca di casa con l’occhio impallato di odio, uno zaino che i bergen dei SAS gli fanno le seghe, e le racchette, dovrebbe indurmi a pensare che tornare a letto non sarebbe la peggiore idea. Ma, come al solito, vado.

Durante il percorso tento di sondare qualcosa in merito al giro da fare. E le risposte sono sempre molto evasive. Non so perché ma a ogni “su per giù” che mi viene risposto, sento aumentare la pressione esterna sul mio sfintere.

Arriviamo al meraviglioso tempio canoviano di Possagno che sono da poco passate le sette. Il cielo è di un blu commovente, l’aria profuma. E’ quasi tutto struggente fino a quando non si ferma l’auto del quarto elemento di questa simpatica uscita. Dalla vettura scende il Signor Piccolo Ottone. Un omino tenero tenero, con un sorriso timido. Che, per hobby, corre delle ultratrail da 120 km (https://www.ultratrail.it/it/ )

E lo fa insieme a Saluda Antonio.

Il mio umore inizia a precipitare.

Ma affonda all’apertura dei bagagliai. Io, a causa di un’incomprensione relativa al lavaggio del mio abbigliamento, sfoggio una tenuta ideale per una maratona urbana: shorts con lo spacco, una canottiera e la borraccia legata in vita. Gli altri hanno attrezzattura idonea a tentare l’Everest senza bombole.

La pressione esterna sul mio sfintere sale a dismisura.

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Paleso indifferenza mentre tutti si preparano, sorrido scattando qualche selfie. Ma dentro sono terrorizzato.

Perché mi presento a questa specie di allenamento con tre variabili impazzite. Infatti ieri sono stato al mare e:

-ho le gambe ustionate causa addormentamento a pancia in su dalle 11.30 alle 13.30

-parcheggiando la moto in garage mi sono incartato un polso (il sinistro, tranquilli amici!) e ho dei dolori devastanti

-ho comperato una visiera della Salomon (www.salomon.com) che è bellina ma con cui faccio cagare.

Difficile partire sereni.

Comunque al segnale convenuto si parte. Via! Con passo di marcia spedito dentro il bosco e SBAAAAAAAAM! Centro un ramo di traverso con la testa. La ferita lacero-contusa è un’altra indicazione del fatto che il letto non era malissimo.

Saluda Antonio si mette davanti e marcia. Io, in canottierina e shortini, all’ombra del bosco alle 7 di mattina, cammino accanto a L’Imbianchino che mi fa da chioccia. Piccolo Ottone chiude, silenzioso, il gruppo.

La prima ora va via bene, usciamo sulla strada e poco dopo raggiungiamo le trincee sul Monte Pallone (http://www.montegrappa.org/lavori_recupero/palon.php ). Luoghi dal fascino macabro. Quei posti dove ti chiedi se l’amore per la montagna riuscirà mai a unire quello che l’uomo ha diviso.

Qualche foto al fantastico panorama sotto il cielo sempre più blu (a parte delle sciekimike, maledetti potenti!), un’occhiata ai colli asolani, al Col Visentin e la solita scena in cui si fa finta di sapere da che parte è Venezia, e si riparte a passo più spedito, con qualche accenno di corsa. Dai 300 metri di quota alla partenza siamo arrivati attorno ai 1.400 e si sentono tutti.

Avanti decisi tra racconti di cazzate e risate fino a dove il fiato (mio, gli altri sembrano sereni come Letta al telefono con Renzi) lo permette e ci portiamo ancora più in cima fino a raggiungere delle malghe e una pittoresca chiesetta.

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L’aria è frizzante, il sole si fa sentire timidamente, gli occhi si perdono in quell’immenso.

Insomma, pare tutto bello. Fino a quando Saluda Antonio decide che è ora di corrichiare un po’ per inifilare l’anello naturalistico del Grappa. E avanti! Rischio di morire un paio di volte ma tutto va per il meglio. Ovviamente nei pressi del Monte Grappa il cielo si è annuvolato (devo ancora vederlo una volta con il sole in anni, e anni, e anni) e noi ci fermiamo a prendere fiato nei pressi delle trincee. Dove, tra l’altro, ci dedichiamo a foto e video in slow-motion che è meglio rimangano sepolti nei nostri telefoni (esemplare il video di “salta la trincea” in cui L’Imbianchino rischia di ammazzarsi al rallenty).

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Quando si riparte per scendere guardo il gps: segna 10 km. Beh, mi hanno detto che è qualcosa più di Maser, saranno 11 o 12, no?

Poi verifico che siamo oltre i 1.500 metri e dobbiamo tornare a 300. A meno che non ci scagliamo a valle da un dirupo, mi sa che sarà un filino più rognosa.

Ma ancora, in quel momento, non immagino quanto.

Perché mentre ridiamo e scherziamo, con l’inerzia che ci trascina a valle lungo la strada principale. Saluda Andonio ha un’ideona! «Dai, provemo sto sentiero qui.»

Nel frattempo siamo arrivati attorno ai 15k. Il tracciato gps, di cui allego la foto, credo sia abbastanza chiaro: ci siamo persi.

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La situazione è brutta come una canzone dei Baustelle cantata dagli Zero Assoluto.

Cominciamo a vagare come delle mosche su una merda. E proprio una merda viene centrata dal Signor Piccolo Ottone, appena dopo un salto. Con un tallone pieno dentro e swiiiiiiiiishhhhhh a dividerla in due. Vincitore del trofeo “Pesta la Boassa 2017” (o farda, per essere meno provinciali), il Signor Piccolo Ottone si ricongiunge con alcune divinità che invoca.

Guidati dal senso dell’orientamento di Saluda Antonio, in questo coadiuvato dal L’Imbianchino, vaghiamo in mezzo ai boschi per un buona mezz’ora. Roba che due meduse messe insieme un’idea di direzione l’avrebbero avuta.

Quando sto già visualizzando l’elicottero del 118 che ci recupera, e sto scegliendo chi sarà dei 4 a doversi procurare la frattura esposta di modo da non pagare l’intervento, i due capicordata ritrovano la strada. Saluda Antonio esalta l’app del suo cellulare. Cellulare che, trenta secondi prima, noi altri tre stavamo valutando di scagliare verso i colli asolani.

Passiamo in mezzo a sterminate di ortiche che, sulle mie gambe belle scottate dal sole, fanno un ottimo lavoro.

Si scende a valle con veemenza (gli altri 3, io ho finito la benzina circa 10 km prima).

La temperatura sale di brutto, l’umido peggio. L’Imbianchino, alla luce dei 40 anni di amicizia, simula affaticamento per potermi stare accanto, davanti Saluda Antonio e il Signor Piccolo Ottone cominciano a mettere tutti i cavalli sull’asfalto e pian piano (pian piano un cazzo) scompaiono alla vista.

La sintesi: dopo sole 5 ore o soli 23 km, siamo seduti a un bar a tracannare dei litri di birra per riprenderci.

Da lì alla macchina è un soffio. E, finalmente, posso scagliarmi sull’asfalto rovente.

Insomma… bilancio finale: va beh, mi sono divertito come un ebete. E, come dico sempre, il concetto di divertimento è molto relativo.

Ho scoperto dei posti, a poca distanza da casa mia, che sono fantastici. E se l’ossigeno mi fosse arrivato al cervello avrei anche potuto vederli meglio.

Ho reincontrato un pazzo e ne ho conosciuti due peggiori. Ma almeno mi rendo conto di non essere l’unico disagiato di questo mondo.

Dico sempre che la corsa è bella, ma il trail è fantastico. Ecco, oggi lo è un po’ di più.

Mi sa che la proposta di generare un atleticagastronomicatrail® nascerà presto. Ok, prima devo chiedere a FFIRONMAN™ e Giuliano Pasini se posso. E, nel frattempo, convincerli a unirsi al gruppo. Il tutto mentre mi cospargo di ogni tipo di crema le scottature alimentate dalle ortiche e mi preparo ai dolori sparsi che da domattina mi coglieranno. Adesso ancora sono vittima dell’incoscienza da carenza di fiato.

Evviva il Trail.

Evviva i Pazzi!

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Cortina Dobbiaco Run: 30km di “tranquilli che adesso arriva la discesa”

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Potrei partire direttamente dalla fine, ispirandomi alla foto di copertina: il camper che ci ha preceduti nel rientro, da Dobbiaco a Cortina e che ha fatto sì che percorressimo il tratto nello stesso identico tempo in cui il vincitore ha tagliato il traguardo: 1h36m. Probabilmente noi abbiamo bestemmiato di più.

Detto questo, l’appuntamento è uno di quelli golosi. Iscrizione fatta insieme a Giuliano C. Pochi giorni dopo si aggiunge un entusiasta PM10 (entusiasmo che scemerà già prima della partenza…). Poi una settimana fa Giuliano C si infortuna nel corso di un leggerissimo allenamento (tipo 150 km sul Carso con temperature variabili tra 30 gradi e neve) e soli soletti PM10 e io ci avviamo.

 

I due piccioncini Romero decidono di regalarsi una due giorni senza il tenero Coso e la sua clavicola spezzata, così partono il sabato mattina alla volta della perla delle Dolomiti. In realtà si punta su Dobbiaco per ritirare il pacco gara. Ed è sempre affascinante raggiungere la ridente località alto atesina verso le 13. Pare di essere a Barcellona. Il giorno dopo l’esplosione di un ordigno nucleare.

Ritirato il pacco cerchiamo un (dicasi 1) ristorante aperto. Dopo mezz’ora di vagabondaggio (e vi assicuro che vagabondare mezz’ora per Dobbiaco non è facile come sembra) troviamo una simil pizzeria, con delle cameriere gnocche (oh… ma gnocche! Ma tanto gnocche!) in abiti quasi tradizionali, e ci scofaniamo ogni ben di Dio tirolese. Considerato che è l’unico posto aperto e che ci sono circa 3600 runners più le famiglie, il pranzo termina che sono quasi le 16.

Via verso Cortina con il rutto innescato e la digestione in trip, raggiungiamo la rinomata località dolomitica, facciamo il classico selfie con oggetto “ciao poveri”, una passeggiata in Corso Italia e via di corsa a vedere Juve – Real. Che è il secondo evento del week end, come segnalato da un post su www.facebook.com dell’attento Luca Gionco.

Come finirà la partita ormai lo sappiamo tutti, e non è il caso qui di prendere in giro gli sconfitti. Non sarebbe sportivo. Non lo farò.

Insomma, notte di sonno pesante con il piumone, mi alzo riposato come Higuahin al novantesimo, colazione da 14.000 calorie con dolci fatti in casa e si va verso la partenza.

Ok, fino a qui tutto bene. Strano, vero?

Perché è tutto troppo liscio. Sembra quasi di affrontare la Juve del secondo tempo, come segnalato da un post su www.facebook.com dell’attento Luca Gionco.

Perché la partenza è affare appena appena macchinoso. Le borse vanno consegnate presso gli appositi camion dove dei simpatici addetti le prendono una per una, verificano il numero e cercano con cura il gancio a cui appenderle. Il tutto in mezzo a 3600 runners che, come il sottoscritto, hanno fatto colazione a pane e ansia, e covano istinti omicidi.

Superato questo primo ostacolo, inizia la fase “giochi senza frontiere”: a seconda del colore del pettorale ci si allinea dietro una jeep. Tipo ultras scortati dal Reparto Mobile verso lo stadio. Nel cassone della jeep una signorina urla con un megafono, fa molto manifestazioni di piazza anni ’70. Per un momento vorrei alzare il pugno al cielo e dare voce a degli slogan contro Cossutta.

Poi si parte e, tipo pecore in transumanza, si attraversa il centro di Cortina verso la partenza. Nulla di chè, direte voi (come segnalato da un post su www.facebook.com dell’attento Luca Gionco) non fosse che camminare 2 km in mezzo a dei runners procura due sensazioni simili: la prima è una sindrome da inferiorità devastante, la seconda è l’orchite. Perché attorno a me ho sentito raccontare imprese davanti alle quali sembrano credibili anche le cazzate di Assange. Ma avanti sempre, si finisce in griglia.

Qui i primi incontri di spessore: una Elena Sarzetto che grida “facciamo un selfieeeeeeeeee!” mentre il povero Alessio Rizzato cerca di trattenerla per la coda.

Mentre mi volto, in piedi sopra una fioriera, nel suo metro e novanta mi svetta un carico PM10. La faccia di chi ne ha giocate 9, l’espressione di chi ne ha perse 7. Insomma, un pallore non dei migliori. «sei rilassato?» fa un “sì” con la testa e in contemporanea stende un inerme runner accanto a noi (come segnalato da un post su www.facebook.com dell’attento Luca Gionco).

Insomma, com’è come non è, alle 9.30 partono i mostri e 5 minuti dopo tocca a noi, in cheba 2.

Via con entusiasmo, wow! Figata! In centro a Cortina! I ricchi ci osservano incuriositi, qualcuno ci indica sorridendo ai figli «Guarda, Gianpiertommaso, i poveri che scappano dalla fame ah ah ah » ma è una risata contenuta. Da ricco.

E noi siamo felici. I primi 2 km.

Perché al terzo, quando lasciamo la strada che fino a quel momento palesava una leggera salita, affrontiamo quei 5 simpatici metri di muro accanto all’ospedale per accedere alla ciclabile, e ci salgono le peggiori cattiverie.

E da lì sarà un crescendo.

Della frenetica Sarzetto e del buon Alessio perdiamo subito le tracce, a parte che vediamo a distanza qualche flash, PM10 e io tentiamo di parlare ma il fiato si spegne già al quarto km.

Il percorso è in costante salita. Non una roba cattiva, sia chiaro. Ma, cazzo, non molla mai. E il paesaggio è fantastico: a destra alberi, a sinistra alberi, davanti alberi, dietro alberi. Sopra di noi nuvoloni (e in mona anche Pupo e il suo “su di noi nemmeno una nuvola” tutte qui ce le hai mandate).

Divertente il fatto che al terzo km ci sia già gente che si ritira. E tanta, tanta gente che si infila in mezzo agli alberi a scaricare la tensione (fa freschetto, due magliette non guastano…)

Premesso che il coefficiente passerina è molto, molto basso, al quinto km un’illuminazione ravviva la giornata cupa mia e di PM10: davanti a noi non solo alberi, ma questa soave creatura con il nome sulla maglietta: ciao Dalila! Ci mettiamo in scia scegliendola come nostra peacer, e così fanno almeno un’altra cinquantina di runner, tutti uomini e tutti con l’aria del quarantenne affamato. Tutti ugualmente attratti dal suo fantastico… ehm… incedere.

Gente che non farebbe le scale di casa inizia a tirare a 5.40 in salita solo per starle in scia.

Dalila… sii gentile, facci sapere dove correrai prossimamente, che abbiamo tanto bisogno di una come te davanti, che ci dà il ritmo.

Ma la visione dura poco, Dalila scompare dopo la prima galleria (non ci sono notizie sulla sua sorte).

Si continua a salire e al secondo ristoro decido di fermarmi: ci sono acqua, the e sali. Chiedo della cocaina ma l’addetto non ne dispone. Dico che mi lamenterò con l’organizzazione. O, forse, penso di dirlo, perché non riesco nemmeno a parlare.

All’undicesimo tra i runner si sparge la voce che la salita sia eterna, tipo quella di Stairway to heaven. E che l’altimetria diffusa dagli organizzatori fosse fasulla, solo per invitare più gente a iscriversi.

Al dodicesimo si vedono scene isteriche, gente che maledice il giorno dell’iscrizione, qualcuno che grida “campioni d’Europa”, uomini che si autoumiliano implorando dell’acqua.

Al tredicesimo c’è silenzio. Ormai rimane solo il fiato per una muta preghiera.

Ma al 14, amiche e amici … al 14… succede una cosa strana.

E’ un’esperienza quasi mistica, una sorta di orgasmo podistico.

Senza un accenno, senza un segnale… la pendenza cambia e inizia la discesa!

Più attraente del culo di Dalila, più ambita di una birra per un bavarese nel deserto, più liberatoria di un rutto in galleria.

Sotto il cielo plumbeo, con una ventina di gradi in meno della gara di sabato scorso a Jesolo, le gambe cominciano a darci dentro.

Raggiungo delle velocità mai nemmeno sperimentate. Alle mie spalle PM10 divora lo sterrato con la cattiveria di una Sierra Cossworth alle sagre negli anni ‘90

Giù come dei mig, i km scorrono veloci.

Ok, fino al lago di Landro. Perché lì si va in pianura. E, dopo due km a bomba, ci si inchioda miseramente.

Torna lo scoramento, il fiato ridiventa corto. Il sudore si appiccica, le Madonne salgono al cielo.

Ma è solo un momento, poi giù di nuovo!

E avanti così con un ritmo frenetico a cercare di spingere la media per chiudere sotto le tre ore.

A parte delle brevi pause ai ristori per scofanarmi tutto il disponibile, ci do dentro (come segnalato da un post su www.facebook.com dell’attento Luca Gionco). E avanti con vigore ed entusiasmo.

Attorno al 23 vedo Alessio Rizzato sulla sinistra mentre fissa inerte uno steccato, l’occhio impallato di odio. Butto uno sguardo al di là a vedere se la selfistica Elena sta ruzzolando in un burrone verso il lago, ma non c’è traccia di flash, così via dritto.

Ho solo un piccolo problema: il mio gps mi dice che sono in ritardo sulla distanza effettiva di mezzo km. Ciò significa che, come al solito, ho fatto delle traiettorie talmente di merda che chiuderò a 30km e 500 metri. Cioè mi fotterò quasi 3 minuti sul tempo finale.

Cerco di accelerare un po’ per chiudere entro le 3 ore. Mi bastano 2h59m59s, ma cazzodevostaresottoletre.

Mi volto, dietro di me non c’è più PM10 che pare stesse broccolando un paio di austriache a bordo strada.

E qui accade l’irreparabile: sulla mia destra madre e figlia. Bella donna e bella ragazza.

Il problema è che, e lo capirò solo dopo, credo abbiano seguito la corsa per salutare e incoraggiare il marito/padre. Ma le vedo, accanto al lago di Dobbiaco, per la quarta volta. E, in carenza di ossigeno, inizio a pensare di avere le visioni, di essere su Matrix o di essere tornato indietro.

Lo scoramento passa veloce quando vedo il cartello dei 29, spingo duro #finoallafine e scopro una cosa fighissima: non erano le mie traiettorie di merda, ma il kilometraggio un po’ sballato. Perché all’improvviso mi ritrovo davanti al traguardo con l’ultimo km che dura circa 700 metri. Sputo anche l’anima per fare il bastardo negli ultimi metri superando una decina di persone, mi metto in posa per i fotografi, perché possano godere del mio outfit ancora una volta impeccabile (pantaloncino www.salomon.com nero, maglietta rossa H. Robert, gilet www.compressport.com nero con profili rossi, cappellino antipioggia www.nike.com rosso e spiker x-bionic tricolore) e taglio il traguardo con veemenza.

2h56m21s

Un godimento assoluto (come segnalato da un post su www.facebook.com dell’attento Luca Gionco).

Insomma… andata anche questa. Una gara strana, difficile ma più nella testa che nelle gambe. Perché la discesa davvero ti mette in contatto con la luce. Dopo aver quasi vomitato l’anima provi una sorta di ressurezione e capisci che puoi farcela.

Gran bella iniziativa, tra l’altro, degli organizzatori: a fine gara mostri il tuo pettorale e ti servono una Forst. E varrebbe la pena di correrla anche solo per questo.

Brave e bravi le e gli Aiino Runners che hanno portato a casa tante medaglie e tanti bei risultati, mgari anche con delle condzioni fisiche non perfette. Bravo PM10 che alla soglia dell’ipotesi suicida ha recuperato l’orgoglio e ha buttato il cuore oltre l’ostacolo. E anche pezzi di rene, si dice.

30 km a busso. Certo, se ci si aspetta una gara paesaggisticamente spettacolare, consiglio di comperare un dvd con un documentario sulle Dolomiti, perché qui si vedono solo boschi, alberi, alberi, boschi, boschi, qualche albero e dei boschi. Ah, ci sarebbero anche le Tre Cime, che erano completamente avvolte dalla nebbia.

Ma questa ciclabile ha un suo fascino. E considerato che scrivo romanzi in cui faccio morire la gente in modo tremendo, capite che i miei gusti non sono dei migliori.

Dopo l’arrivo il diluvio, ma nel pomeriggio tornerà il sole regalando un cielo squisitamente azzurro (come segnalato da un post su www.facebook.com dell’attento Luca Gionco).

Sipario sulle 4h30m per il rientro a casa, allegramente spese in coda sull’Alemagna.

La prossima volta la tento a piedi.

Tanto, da lì, è tutta discesa!

 

Evviva la #cdr2017

 

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Moonlight half marathon: il decimo girone dantesco.

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La prima classe costa mille lire, la seconda cento

La terza dolore, spavento e puzza di sudore

Dal boccaporto odore di mare morto.

(F. De Gregori, Titanic)

 

 

La Laguna di Venezia, Punta Sabbioni, Jesolo… posti meravigliosi che tutti amano. Volete odiarli? Ecco la gara che fa per voi!

Perché la http://www.moonlighthalfmarathon.it/it/moonlight-half-marathon/ è fantastica, ma ho ancora la sensazione di essere stato spremuto come un giovane attore porno che si trovi a girare una scena in mezzo a Brandi Love e Abella Danger. Ok, spremuto ma felice, ecco!

Come sempre, della gara non dirò una cippa. Ma mi soffermerò ampiamente sui più sordidi particolari e sugli inquietanti personaggi incontrati. E il primo, immancabile, è lui: FFIRONMAN™ con cui, famiglie al seguito, ci incontriamo dalle parti di Eraclea venerdì sera, per “mangiare qualcosa”. Mentre le sue due tenere bimbe picchiano selvaggiamente tutti gli altri presenti, accompagnate da mio figlio che usa il tutore-pro-clavicola per finirli, noi ci dedichiamo a quella che è la mission dell’ atleticagastronomica®: mangiare e bere.

Il punto è che il cameriere dice «avrei una birra artigianale da provare. Ve ne porto un paio di bicchieri?». Quando FFIRONMAN™ lo lascia, grazie alle parole docili sussurrate dalla moglie, il cameriere si presenta con la quantità di birra necessaria a dissetarci. Va da sé che il titolare del birrificio da oggi è a fare il nababbo su un’isola tropicale.

Insomma, le premesse ci sono tutte, comprese quelle per il ritiro della patente, che mi porta a cedere il volante a mia moglie. Giusto per iniziare con il brivido il week end.

Il sabato è in spiaggia, si ride e si scherza. Tutti costruiscono castelli di sabbia, FFIRONMAN™ improvvisa un Mo.Se. e, in una mezz’oretta, la spiaggia di Duna Verde arriva più o meno all’altezza di Pola.

Detto questo si inzia a fare sul serio. Quando sono le 16 la FFMOBILE parte in direzione Jesolo. Trovare parcheggio pare la prima vera sfida della serata. I parcheggi convenzionati sono tutti pieni. FFIRONMAN™, curiosamente di discreto umore, valuta di abbattere la torre di piazza Mazzini per mettere lì l’auto. Per fortuna in quel momento un falso allarme bomba genera il fuggi fuggi da un parcheggio e la situazione si risolve rapidamente.

Una volta disinnescato l’ordigno e detto a FFIRONMAN™ che era sufficiente la telefonata, seminare 30 kg di tritolo accanto all’obliteratrice non era cosa elegante, ce ne andiamo a un minimarket a fare il pieno di alimentari.

Sono le 16.45

Mancano 3 ore.

La tensione monta.

Il primo episodio degno di nota si vive sul bus navetta diretto alla partenza. Premesso che pare il metrò di Milano, linea 1, il lunedì mattina alle 8, sentiamo un tizio parlare in maniera strana. FFIRONMAN™ se ne esce con “il solito etiope che farà poco più di un’ora…” ci vogliono un paio di minuti per capire che il signore appartiene all’atletica Buttrio, e più che etiope è friulano. Diciamo che l’orecchio non è più quello di una volta.

Lo faccio notare a FFIRONMAN™ che, per la frustrazione, colpisce il tizio accanto a sé. Col gomito. Sul setto nasale. E già scaliamo una posizione in classifica.

Insomma, com’è come non è, con l’aria condizionata a palla che ci lavora sull’intestino, arriviamo a Punta Sabbioni dove ci incontriamo un adepto part time dell’atleticagastronomica®: lo chiameremo PM10

Ora, PM10 ha deciso di fare un week end maialoso con la moglie, piazzando il camper vista Lido di Venezia, rivolto al tramonto, in un luogo isolato. Ha sottovalutato che quel luogo è proprio quello della partenza. Il week end maialoso rischia di degenerare in un’orgia con 4700 partecipanti.

Aggiungo: il camper, per una mera coincidenza, è parcheggiato proprio nel posto in cui avrà inizio il mio prossimo romanzo. Correte a comprarlo! Non appena qualcuno deciderà di pubblicarmelo, ovviamente.

Insomma, PM10 ci offre delle sedie su cui ci accomodiamo per mangiare la nostra povera cena. E qui, signore e signori, comincia una delle cose più interessanti in anni di corsa.

Essendo che siamo in camper circondati dai partenti (livello passerina 7 su 10, per chi se lo stesse chiedendo), ogni 30 secondi si avvicina qualcuno con delle richieste. Selezioniamo, per l’occasione, solo i due da podio.

  1. il signor capezzolo: «gavè miga scotch carta? O anca normale? Che me go desmentegà i cerotti in albergo e rivo che go sangue da par tuto.» Momenti bellissimi mentre la sposa di PM10 cerca del nastro da pacchi con cui lo sventurato andrà a tappezzarsi le tette per evitare lo scorticamento.
  2. Il nostro idolo, il signor palle di fuoco. Succede questo, e lo dico per i meno esperti: per evitare l’attrito dei materiali sulla pelle, in questo caso della mutanda interna al pantaloncino contro l’inguine e l’interno coscia, ci si spalma un lubrificante: vaselina, creme siliconiche, gel, quello della Durex… no, quello no. Ecco, il signor palle di fuoco, distratto, si è passato la crema al peperoncino che serve a scaldare i muscoli d’inverno. Mentre si versa 5/6 litri di acqua sulle vergogne, e una colonna di fumo sale ad annuvolare il cielo, cerchiamo docciaschiuma e detersivo per i piatti. Ma anche lui se ne esce con le sue gambe. Non so se con le sue palle. Questo lo ignoro.

Bene, siamo alle 18,50 e ci sono tipo 26 gradi con il sole che ti ammazza. La gente comincia a fare riscaldamento. Più di un’ora prima. E poi dicono a me che sono strano.

FFIRONMAN™ non vuole essere da meno. Per scaldare le gambe comincia a mulinare calci circolari colpendo una ventina di presenti (e saliamo di altre 20 posizioni in classifica). Per le braccia fa dei piegamenti a terra. Ma, in realtà, lui è fermo. È l’asse terrestre che si sposta di trenta centimetri.

Insomma, arriva l’ora X. Per la prima volta in vita mia non sono nell’ultima gabbia, e questo senza aver mentito sui tempi. Si va tutti in gabbia 3, belli entusiasti. Non fa caldo. No. Per niente. Praticamente respirando sudiamo. Ma vige la solita regola: soldi e paura mai avuti. E allo sparo si parte!

FFIRONMAN™ detta di tempi. Anche ai peacer che si inchinano al suo passaggio. PM10 e io lo seguiamo. La cosa dura più o meno per i primi 600 metri, poi il Capitano scompare.

Io ho un mio bell’obiettivo, ci ho lavorato parecchio: arrivare vivo.

PM10 è più ferrato dove ci sono salite e discese. Così proseguiamo insieme solo un paio di km, poi iniziamo a distanziarci. Anche perché c’è davvero tanta gente, e correre appaiati non è facile.

Il caldo inizia a farsi sentire abbastanza presto, al ristoro dei 5 l’assalto all’acqua pare quello dei profughi che scendono dai barconi. Tiro dritto rischiando di essere colpito dalle bottiglie scagliate. Sto tenendo il ritmo che avevo valutato. Anzi, in realtà sono in vantaggio di almeno 5 secondi al km. E qui il richiamo alla canzone di De Gregori, perché si iniziano a sentire degli odori che la terza classe di Titanic pare una corsia di Tigotà.

Continuo a spingere e le gambe vanno, anche se non è semplicissimo tenere la velocità in mezzo alla confusione. Normalmente verso il settimo, ottavo, il gruppo si snellisce, ti muovi bene, puoi fare le traiettorie. Qui no, la strada è strettina e ci sono muri di persone.

Arrivo al decimo e decido di bere almeno un bicchiere di acqua, giusto per evitare che i crampi mi abbattano da lì a un km. E qui il primo incontro interessante: Denis Bonesso, in stato quasi catatonico, fissa il vuoto con un bicchiere in mano. Non so cosa ci sia dentro il bicchiere, ma l’espressione suggerisce che sia roba interessante. Lo saluto. Mi fissa. Gli sorrido. Mi fissa. Parto. Mi sta ancora fissando. Pare che lo abbiano portato via questa mattina.

Riprendo il ritmo, la laguna accanto è stupenda al tramonto. Credo. Perché fisso la mezzeria e spingo, non guardo nemmeno i culi attorno. Ok, dai. I culi li guardo. Ma la laguna no.

La strada non è pianeggiante, dislivelli minimi ma si fanno sentire, e il caldo inizia a farsi pesante. Una cosa che ho sottovalutato: il passaggio dalla luce al buio mi incasina, perché inizio a correre guardando dove metto i piedi, e rallento un po’. Le maglie arancioni fluo, omaggio per i runner, con quella luce sono stupende. La indosso anche io! Per la prima volta in vita mia corro con la maglia ufficale lasciando da parte il mio fantastico outfit! Basta fronzoli! Andiamo sulle cose concrete!

Ok. Ho dimenticato a casa la maglia www.compressport.com

Al quattordicesimo le cose si fanno complicate. Il percorso lascia la strada e infila una ciclabile affascinante ma piuttosto stretta. E parecchio buia. In pratica mi trovo incastrato in un treno di gente che va a 5.25 al km. Una velocità per la quale, un anno fa, avrei stappato una bottiglia di quello buono, ma che adesso mi rallenta di brutto. Perdo il ritmo e inizio a faticare. Le gambe diventano dure. Tanto che al ristoro dei 16, appena prima di tornare per strada, perdo quasi due minuti cercando di farmi una ragione della mia scelta di dedicarmi al running invece che agli scacchi.

Via dal ristoro c’è il punto più gradevole: il cavalcavia. Vedo e sento cose indicibili, gente che si lancia nel Sile per anticipare l’ineluttabile morte da sfinimento, persone che maledicono gli organizzatori e i loro parenti fino al terzo grado, gente che dice “jera mejo co Berlusconi”. Cose così. Lo supero, mi lancio in discesa ma ormai il ritmo è spezzato. Quando mi superano i peacer de 1h55m vorrei piangere. L’istinto mi passa quando capisco che, in realtà, loro non fanno il tempo effettivo ma quello dal via. Quindi potrei ancora andare a chiudere attorno a 1h52m. Ma via Bafile mi stronca.

Non bastano nemmeno le MILF tedesche a bordo strada. Le gambe vanno a 5.20 e da lì non mi schiodo. Tra il sudore e l’umido credo che i miei vestiti pesino attorno ai 15 kg. Accorcio i passi giusto per arrivare senza stampelle, vedo in fondo l’arco dell’arrivo… ma, cazzo, non finisce più.

Termino con un tempo decoroso (che ometto). Che, come dicevo, precisamente 15 mesi fa avrei sognato. Quindi va bene così.

Aspetto la figacciona con la medaglia, in realtà mi viene consegnata da un attempato signore che me la caccia in mano come mi stesse dando la monetina delle elemosine in chiesa. Lo ringrazio per non mandarlo in culo, alzo lo sguardo e vedo FFIRONMAN™ appoggiato placido a una transenna, sigaro e whisky e un paio di signorine adoranti attorno.

Per la seconda volta in vita mia lo vedo sorridere mentre dice «1h46m».

Gli batto il cinque e mi slogo spalla, ginocchio e costole.

Stanco come Lapo Elkann dopo una serata a New York mi avvio verso l’uscita quando incrocio una rappresentanza di Aiino Runners!

Il presidente Gian Sacilotto sorride come Marotta quando ha venduto Pogba al Manchester. Accanto a lui una cianotica Elena Sarzetto, già mezza infilata in un polmone artificiale, rantola un «un’… ora… e… coff coff… argh… gosh… qua qua quaranta» prima di lasciarsi morire.

Mentre ci chiniamo per commemorarla salta su di botto urlando «facciamo un selfieeeeeeeeeee!» e tutti a festeggiare.

Ecco. Festeggiare… la settimana precedente ho ricevuto una serie di proposte per stare a far festa, post gara, con il suddetto gruppo di runners. Se voi pensate che FFIRONMAN™ sia cattivo, non conoscete sua moglie. E nemmeno la mia. Detto questo dico «FFIRONMAN™, diciamo che siamo arrivati lunghi, ci siamo fermati a fare allungamenti e massaggi, e in realtà andiamo a fare festone con gli [(e soprattutto LE Aiino) Gian, sono sicuro capirai la precisazione] ndr: per scoprire come fare la parentesi quadra chiusa con il mac ci ho messo una decina di minuti

Diciamo che lasciare che le donne ci immaginassero a tentare la riabilitazione e poi si connettessero a www.facebook.com vedendo FFIRONMAN™ e il sottoscritto seminudi, fare il trenino e gridare A-E-I-O-U-YPSILOOOOOOOOOON, sarebbe stata una pessima mossa.

Insomma, ce ne torniamo alla macchina chiedendo notizie di PM10 (che, comunque, chiuderà con un tempo più che dignitoso) e via dritti di nuovo a Duna Verde.

 

Serata difficile, non c’è che dire. Una gara dura, vuoi per il clima, vuoi per dei punti in cui proprio non si riusciva ad andare. Probabilmente anche spettacolare, volendo pensare un po’ meno al ritmo e guardandosi intorno. Però, nel complesso siamo tutti contenti, ci siamo divertiti (il divertimento è soggettivo, sia chiaro).

Purtroppo chiudo con un episodio molto poco simpatico: sul sito http://www.tds-live.com/ns/index.jsp tra i tempi ufficiali non risulta, per un errore, quello di FFIRONMAN™.

I responsabili sono già stati trasferiti in una località sicura, protetti dai SAS inglesi.

Ma giusto 5 minuti, ho visto la FFMOBILE avviarsi. E, dietro il finestrino, c’era un volto con un sorriso sornione.

Evviva la moonlight half marathon!

Evviva FFIRONMAN™

 

FLR2017

 

AAA: Alpini Aiino A… RUN!

sottotitolo: I VOSTRI ETILOMETRI NON FERMERANNO LA NOSTRA SETE!

 

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Doveva andare così. Lo sapevo da tempo. Tradito da tutto il consiglio direttivo dell’atleticagastronomica® che ha deciso di abbandonare Treviso in occasione dell’adunata degli alpini, ho scelto di farmi accogliere dalle braccia (e che braccia!) del gruppo fu Fontane Runners, oggi Aiino Runners.

Nel mondo del podismo trevisano questo gruppo è molto noto per due cose: la seconda sono le tante iniziative!

Nel tempo in tre mi hanno corteggiato in maniera spesso spudorata: si, parlo di Voi! E stavolta farò i nomi, come Cecchi Paone!

Martina Ruzza in primis, Elena Sarzetto in sec… secun… come cazzo si scrive, e il Presidente Gianluca Sacilloto. Mi avete offerto di tutto, compresi favori sessuali (in questo caso solo Gianluca, a dire il vero) per trascinarmi in questa avventura (Martina, dopo 2 anni sei riuscita a entrare in un racconto! Brinderemo!) E tutto perché? Perché volevate un pezzo sulla corsa? Per vantare la presenza del più celebrato scrittore di noir di tutta Santa Maria del Rovere (quasi tutta, diciamo la parte a nord di via Ellero)? Per raccontare di aver corso con un uomo bellissimo?

No!

Solo per il mio fantastico, indiscutibile, inappellabile outfit!

E avevate ragione. Perché anche stasera mi presento all’appuntamento, solo e timido, vestito in maniera impeccabile. Però per non spiccare come una merda sulla tovaglia bianca, in mezzo a tutte le creature (di ambo i sessi, che col gender non si scherza) in tricolore, rubo a mio figlio la bandiera comperata in occasione dell’adunata, e me la lego al collo. Esperienza dimenticabile che mi porterà a una lunga serie di sensazioni di pre morte per soffocamento.

L’appuntamento è al Tato Bar, che nel mio cuore rimarrà sempre “El bar dea Bianca”, colei che per anni ha allevato un cane chiamato Marco Van Basten, devoto a tentare di mordermi ogni volta che passavo vicino alla rete di casa sua tornando da scuola.

Ok, chiuso l’amarcord la corsetta festosa in mezzo agli alpini è preceduta da uno scambio di sms tra il Presidente e il sottoscritto.

Tema: gli ubriachi molesti del centro.

Considerato che mentre tornavo dal lavoro qualcuno ha guardato il culo anche a me, manifesto al Presidente l’esigenza di circondare le creature con uno scudo maschile, meglio se puzzolente di sudore. Lui acconsente. Ovviamente non andrà così e lasceremo le poverette come pecorelle in mezzo a un branco di lupi.

Insomma, dopo una serie di foto scattate bloccando il traffico (notasi: il viale non è percorribile, ma vuoi mai fermare un trevisano in auto?????), la distribuzione del fashionissimo occhiale omaggio dello sponsor, lo stesso Gianluca dichiara: «oh! (proprio così… davvero… una roba mai sentita! una volgarità, proprio!) spargete la voce che tra dieci minuti si parte!»

Passano 30 secondi circa e scheggia come un pazzo verso il centro.

Tutti dietro come degli assatanati. Io mi ritaglio il ruolo di mezzo scopa piazzandomi accanto a un paio di ragazze. La scusa meschina è “sapete, non vorrei che vi insidiassero”. Siccome comincio a farlo io, verso il terzo km fingono malori vari e scompaiono decidendo di rientrare alla base. Di loro non abbiamo notizie.

Cmq via! Io esco di casa pronto a una scampagnata e mi trovo a correre il primo km alla velocità con cui generalmente scappo da un rotweiller. Cerco la solidarietà di Martina, ma lei simula indifferenza arrancando e fissando il vuoto.

Nel frattempo il Presidente risale e ridiscende il gruppo almeno un 1000/1198 volte per scattare foto al gruppo da sopra, sotto, di fianco, in corsa, da fermi, distesi, saltando, gridando. E, misteriosamente, ogni volta riparte come un mig e torna alla testa del gruppo dove, comebbattistrada, viene schierato un ENORME tricolore.

Infiliamo il PUT con entusiasmo. Il clima è fantastico (quello del pubblico, non i 23 gradi con umidità attorno al 160% che fa tanto acqua di cottura dei folpi), la gente applaude e ci incita. E, pensate, tra questi ci sono anche un paio di individui sobri. Forse sto esagerando. Un paio sono troppi.

Insomma, si gira attorno alle mura rischiando l’investimento da parte di un qualche bus, il gruppo procede spedito seguito dalle bici staffetta con campanelli entusiasti.

A Porta Calvi il primo atto coraggioso: via, dentro le mura! Ci lanciamo in mezzo a muraglie di gente col cappello che ci urla di tutto (in particolare sono interessanti i sobri corteggiamenti nei confronti delle ragazze…), via verso piazza Duomo con il ritmo che cala decisamente. Non per il fiatone (parlo per gli altri, io stavo morendo) ma perché sul nostro percorso troviamo su per giù 100.000 alpini che vagano.

Uscita in piazza Borsa, su per via Toniolo e trionfale ingresso nel Quartiere Latino dove c’è il primo ristoro. Al Med. A colpi di Prosecco. E grazie Umberto!

Il momento è importante, perché il vero runner si vede qui! Tutti capaci di correre da sobri! Solo i veri possono ripartire dopo le bollicine nello stomaco!

E qui vere e veri runners non mancano!

A parte il sottoscritto che parte facendo il fenomeno e perde la bandiera in un fluttuare di bestemmie. Ripresentarsi da mio figlio senza è escluso. Quindi taaaaaaaac la si lega alla meno peggio alla canottiera. Stasera mi metto con la fiamma ossidrica per liberarla.

Via, San Leonardo e giù verso Santa Caterina. Tra le retrovie si comincia a mormorare “vorranno mica fare Porta San Tomaso???”. “Eh, figurati, mica i xè fora de testa!”. “Se hanno le palle si fa la Porta!”.

Detto fatto, la comitiva si lancia dentro a piazza del grano (o Matteotti, per far vedere che ne so a pacchi) e punta con decisione alla porta. Dove tutti ci si ferma un attimo per condividere delle foto con un gruppetto di ragazzi con un tasso alcolico tale che avvicinando una fiamma li vedremmo bruciare per una decina di giorni.

Insomma, via di nuovo, fuori dalla porta tra applausi (nostri) e ovazioni (nostre). Un gruppetto di non più giovani reduci fa degli eleganti complimenti a Martina mentre passiamo accanto (Martina… giuro… non ho il coraggio di ripeterli…), tanto che la vedo piazzare un buon 100 metri a 3.25 degno del migliore fartlek, e ci si dirige festosi verso l’arrivo con il ritmo che piano inizia ad aumentare.

Perché si sa… chi apre il gruppo simula indifferenza ma morde il freno. Così su viale Brigata Treviso ci ritroviamo a correre come Tardelli dopo il goal alla Germania. In molti vorremmo urlare “rallentate!” ma c’è sto problema del fiato. E del Prosecco.

Simpatica la gag del Presidente che urla «dai che rifacciamo il giro!». Ecco, quello che sento uscire dalle bocche dei corridori fa sbiancare anche i reduci che corteggiavano Martina.

Comunqur com’è come non è arriviamo di nuovo al Tato Bar.

E una birretta per festeggiare l’impresa è dovuta!

Momento topico è la foto con due muli condotti da due ragazzi (non del tutto distinguibili, a dire il vero) partiti a piedi mercoledì sera da Aviano. Che poi, diciamocelo… è tutta discesa, dai!

Bene.

Ci si è divertiti, davvero. Un’esperienza che andava fatta, anche se ho sentito usare dei termini che se li sente la Boldrini la troviamo impiccata a un albero.

Una corsetta senza pensieri e senza affanni, ridendo un po’, incontrando gente nuova e cercando di bere a sbafo.

L’adunata degli alpini è una figata indescrivibile (avete notato come parlo da gggiovane?), correrci in mezzo condividendo la loro festa è tanta, tanta roba.

Unica nota dolente del tutto: gli alpini sono uomini. Il coefficiente passerina della corsa odierna (ovviamente escluse le spettacolari partecipanti) richiama vagamente la classifica dell’Inter: desolante.

Insomma: peccato per chi non c’era, e grazie a chi c’era per la bella esperienza.

Evviva la birra! Evviva gli Alpini! Evviva Aiino Runners!

Treviso Rulez!

FLR2017

 

Padova marathon: #iononhopaura

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Padova Marathon: #iononhopaura

Esatto! Non ho paura. In effetti, ultimamente, mi cago proprio addosso al pensiero di spararmi questa maledetta 42km

Però cosa devo fare? Permaloso come Travaglio, dopo il mio mesto ritiro al 21esimo della Piave Marathon (un bel blocco della digestione con 38,5 di febbre) decido di rigiocarmela. Zitto zitto mi iscrivo a Padova, non dico quasi niente a nessuno (in particolare al direttivo della #atleticagastronomica) quando, sul più bello accade l’imprevisto: il re del noir Giuliano Pasini, reduce da un lusinghiero 3h53m conquistato in Francia in occasione di una maratona collinare dal nome impronunciabile (ma molto, molto elegante) mi dice che vuole provare il colpo gobbo e correre un’altra maratona dopo 15 giorni. Padova, ovviamente.

Io simulo indifferenza ma vince la mia mezza origine ligure e, al fine di risparmiare sui soldi del gasolio, gli confesso che correrò anch’io.

Festa grande, profilo basso, riservatezza innanzitutto.

Tra l’altro la gara cade perfettamente due anni dopo la nostra prima corsa insieme.

Cosa chiedere di più?

Ecco… verso il 25esimo chilometro mi vengono in mente tutta una serie di cose.

Insomma, dopo il consueto brainstorming che nemmeno gli avvocati di Berlusconi per tentare di spostare un processo, fissiamo le coordinate e alle 6.30 partiamo entusiasti verso Padova.

Giunti al bellissimo stadio Euganeo, Giuliano mi svela un segreto custodito gelosamente fino a quel momento: correranno con noi anche una serie di loschi individui, suoi amici emiliani di vecchia data, con i quali condivide varie esperienze maratonis… maratonich… marastocazz… con cui corre spesso maratone.

Mentre parcheggiamo nel totale delirio, con temperature che fanno tremare il culo ai pinguini, si avvicina la nuova truppa di candidati a entrare nell’atletica gastronomica®.

Come al solito, sempre alla luce del fatto che la corsa con noi non è proprio motivo di vanto con gli amici, cercherò di camuffarne le identità, così come nella foto.

Ok, in effetti non ho capito un cazzo di chi si chiama come, di chi è moglie di chi o parente di chi. Quindi, per evitare di fare la figura pietosa, mescolo un po’ le carte.

Il primo individuo che mi si para davanti è un’entità di circa 6/7 metri di altezza. Lo chiameremo Mengo. In quel momento ringrazio Dio che oggi FFIRONMAN™ sia assente (pare sia in giro a piedi a cercare Igor il Russo… dopo che lo avrà trovato lui siamo sicuri del fatto che le forze dell’ordine potranno rinvenirne solo alcuni frammenti), perché una sola occhiata tra i due avrebbe potuto abbattere la curva sud dello stadio.

Segue un omino riccioluto, dallo sguardo ambiguo. Di lui si dice si chiami Zac. Dichiarerà qualcosa tipo “dai, a me basta arrivare” e mi darà 40 minuti al traguardo.

Pare che il suo nome di battesimo sia uguale a quello di Mengo, ed entrambi abbiano sposato due donne dallo stesso nome. Voi capite in che minchia di condizione psicologica parto?

Si? E se vi dicessi che il terzo amichetto è un giovine occhialuto conosciuto come Michi, che ha sposato la sorella di Zac?

Mentre cerco di capire chi sono e dove sono, anche Zac va con la sua sentenza: «è la mia prima maratona… chissà di chiuderla…» Lui, di minuti, me ne darà 39.

Quando ormai mi rendo conto che sarà una gara terribile, nella confusione e promiscuità che regnano sovrane, compare un amico di Michi. Chiamalo amico.

Premesso che mi si presenta dicendo «ciao, sono Emiliano» ma è palermitano (potevo correre lucidamente?), ha ‘sto fisichino che già non promette nulla di buono. Anche lui è alla prima maratona, in realtà alla prima gara. ma ho come la sensazione che estrarrà un coniglio dal cilindro (che noi provvederemo a reinfilargli alla prima occasione… non proprio nel cilindro). All’arrivo mi darà 1h20m.

Insomma, si prepara una bella giornata di merda.

Per fortuna il mio outfit per l’occasione è fantastico: maglia http://www.compressport.com on/off stilosissima, senza maniche per far vedere il tatuaggio nuovo. Shorts http://www.salomon.com composti da due pezzi: un pantaloncino a compressione interno (per evitare… diciamo… sbattimenti di palle, ecco) e uno esterno, molto frù frù, leggerissimo. Della compressport anche gli spyker, segue il BELLISSIMO occhiale http://www.saliceocchiali.it col tricolore in modalità “alpini a treviso 2017”. Tutto sul nero. Farò una gara del cazzo, ma nelle foto uscirò alla grande.

Insomma… via!

Si parte dentro allo stadio, e mi commuovo pensando a quanti oggetti ho scagliato da quelle tribune verso gli avversari. Giro di pista (alla partenza nello stadio vuoto… una cosa molto noir) e poi si esce.

Le prime attrazioni che affrontiamo sono proprio carine. Vediamo lo stadio Euganeo da: dentro, fuori, di fianco, sotto, altro lato, dietro le curve, dietro le tribune, vicino agli spogliatoi, all’ingresso atleti, al posto di Polizia, alla sede del CONI. Poi, per la gioia dello scrittore di noir che vive in me, sfrecciamo davanti al carcere Due Palazzi.

Nel frattempo sono rimasto solo come un cane.

Pasini [che oggi ha abbandonato il look serpenteuolauolastriscianerastrisciagialla a favore di una maglietta rossa sulla quale ha cucito due tasche (la mia anima metrosexual ha un sussulto)] parte a una velocità tale che i kenioti cominciano a inseguirlo bestemmiando.

Il resto della truppa si disperde in mezzo ai tanti podisti già demoliti.

Io… me ne vado placido a un ritmo da pensionato pensando solo a portare a casa la pellaccia.

Ma questa mia fase dura poco. Già verso il 15 comincio a meditare sul fatto che, a dire il vero, non avevo tanta voglia di correre. Mi guardo in giro un po’ spaesato, cerco la complicità di qualcuno che mi dica “dai, saliamo insieme sul bus scopa!”. Ma tra le nubi si materializza il volto di FFIRONMAN™ e continuo a correre. Correre… diciamo che continuo a razzolare lungo la strada. Il percorso si fa interessante ai piedi dei colli (savìo dove che se magna ben? Ai colli! https://www.youtube.com/watch?v=MxPz4gpDlNo ) anche se le mie gambine cominciano ad assumere delle sembianze vagamente legnose.

Lo stomaco che mi aveva tradito l’ultima volta, però, non crea problemi. Qualche fastidio dal sole che batte come un martello sul mio taglio di capelli minimal, ma poco altro.

Però sento che le gambe non girano.

Giunto al 24esimo circa, qualcosa si inceppa. Entro in una crisi nera che nemmeno Renzi la sera del referendum. Non compare nemmeno più il volto di FFIRONMAN™ tra le nubi. Forse perché nubi non ce ne sono, e il sole è a picco.

Decido di fermarmi al ristoro dei 25 per provare a idratarmi e ripartire con veemenza. Un po’ di acqua, un po’ di sali, delle zollette di zucchero. E sono utilissime! Tipo come i coriandoli per pulirsi il culo. Attraverso Abano che inizio a meditare il suicidio, ma pian piano arrivo al 30. Degli amici (ricordate sempre: dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io!) non c’è traccia. Provo a broccolare con un paio di passerine bordo strada, visto il mio stato per pietà mi rivolgono la parola (roba tipo “vattene brutto porco”) e sempre più solo, sempre più affranto proseguo. Quando vedo il cartello “Padova” vorrei baciarlo.

In me si riaccende un lumicino. Soprattutto decido che è ora di smetterla di piangersi addosso: se Di Maio è riuscito a diventare vice presidente della Camera, io posso chiudere questa cazzo di maratona!

Detto fatto ricomincio timidamente a correre facendomi superare da ogni tipo di peacer, ma ritrovo il mio entusiasmo, e il piacere di una bella corsa (piacere pari, più o meno, a quello di una birra calda). L’ingresso in centro, su ciotoli e sanpietrini è festoso, mi salgono le peggiori bestemmie, ma non mollo. Certo non posso camminare con la gente che guarda. E in effetti valuto di simulare uno svenimento. In un angolino vedo mia moglie armata di macchina fotografica, e per un momento sogno che invece della Nikkon imbracci un ak-47 con cui porre fine alle mie sofferenze, ma via dritto con incoscienza.

Il clima si fa entusiasta. Tra corridori ci si incita e ci si spinge. Un paio di novantenni mi superano e mi gridano “dai barba, che ghe semo!”, sfreccio davanti al Santo, rischio di ammazzarmi sul binario del tram ma ormai è fatta davvero!

A Prato della Valle non vengo avvicinato nemmeno da un tossico, così posso dare fondo a tutto quello che ho e, con un enorme magone in gola, infilare il rettilineo dell’arrivo.

Taglio il traguardo spingendo il pugno verso l’alto e, più o meno, rimango bloccato così per una ventina di secondi.

Scena imbarazzante quando una ragazzina mi avvicina per chiedermi il chip che è fissato alla scarpa. Sfodera uno sguardo pietoso e mi dice: «guardi, signore, faccio io». Sentite condoglianze ai suoi genitori. Vi dirò presto dove trovare il corpo.

Vado a prendere la mia sacca, mi incammino verso il prato pronto a mettere in mostra le mie vergogne e la mia lucidità è tale che i nuovi adepti dell’atleticagastronomica® siedono a due metri da me, mi salutano e io nemmeno li riconosco.

Sipario sul mio tentare di togliermi i pantaloncini senza scatenare l’applauso dell’affollata piazza.

Insomma, è andata, e sono 3 in 12 mesi. Invece di migliorare sto peggiorando, sempre più lento e impacciato. Ma i passi avanti nell’outfit sono indiscutibili. E al momento preferisco occuparmi di questo. Mi fa sentire così a disagio a correre vestito male…

E’ stata durissima, ma sono soddisfatto.

Il secondo risultato importante, tra l’altro, è che questa sera sfoggio un’invidiabile abbronzatura da muratore. Non capisco perché quando le pornostar mostrano il segno del costume sulle poppe sia sexy, e se io esibisco il torace pallido tipo Robert Smith dei Cure e le braccia rosse come i capelli di Trump l’effetto sia molto proletario. Boh. Vai a capirlo.

In mezzo a tutte queste elucubrazioni compare Giuliano. La doppietta non è andata come pensava (Giuliano, è risaputo che l’età delle doppiette, per noi, si è chiusa circa 20 anni fa) ma sono molto orgoglioso del mio amico perché in pochi hanno le palle di provarci di nuovo 15 giorni dopo. E solo per il fatto che sia partito, ai miei occhi è un eroe.

Ringrazio la truppa emiliano-palermitana che ha preso parte a questa gara, perché avere qualcuno con cui poter cazzeggiare prima della partenza aiuta. E aiuta tanto.

Ringrazio il clima del nord est: un bel 15 gradi di escursione termica con un umido odoroso di brodo, ti mette proprio di buon umore.

Dai, anche questa è fatta. Adesso un po’ di riposo. Ma a breve l’atletica gastronomica® tornerà a fare ciò che sa fare meglio: mangiare!

Evviva la http://www.padovamarathon.com/it/

Vi lascio, vado a lucidare la medaglia di finisher. Se la trovo, in mezzo alle altre MIGLIAIA!

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FLR2017

#atleticagastronomica e i castelli

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Avete presente i castelli delle fiabe? Fate, principesse, cavalieri, storie romamtiche e appassionate.

Ecco. Dimenticatele.

Perché le torri e i merli, oggi, hanno rappresentato le porte dell’inferno.

Le premesse sono inquietanti.

Romero e FFIRONMAN™, rispettivamente Presidente e Capitano dell’atleticagastronomica® si presentano all’appuntamento dopo una giornata di abusi alimentari in Alpago. Saltata a piè pari la cena, la condizione del Presidente nel post prandiale è facilmente identificabile dalla foto in apertura.

Pasini, CEO dell’atleticagastronomica®, giunge all’appuntamento dopo una passeggiata per Venezia con tre figli in fasce. Roba che “giochi senza frontiere” era da dilettanti.

Altro elemento di attenzione, che abbatte ogni spunto motivazionale del trio, è il fatto che l’80% della gnocca trevigiana è a Barcellona per la maratona. (http://www.zurichmaratobarcelona.es )

 

L’appuntamento, dopo una serie di sms che hanno mandato in tilt i server, è alle 7,15 davanti a casa mia, 7,20 a Porta San Tomaso.

Toccherebbe andare con la mia macchina, ma dopo che il mio bambino ieri ci ha vomitato dentro una serie di volte, si sceglie di muovere la FFMOBILE.

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A Porta San Tomaso il CEO si presenta con andamento entusiasta, in abiti da cerimonia (vedi foto). Sorrisi di circostanza, saliamo in macchina. Dove FFIRONMAN™ decide di deliziarci il viaggio con una canzone motivante: Luci a San Siro di Vecchioni.

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Quando ormai le lacrime scorrono a fiumi (non quelle di FFIRONMAN™, lui non conosce le lacrime), si giunge al parcheggio della manifestazione. Ci sono già un sacco di macchine, ci vediamo costretti a spostarci. Ci vedremmo, in realtà. Perché FFIRONMAN™ scende dalla FFMOBILE. Non parla, non fa gesti. Si limita a fissare il parcheggio. Dopo un paio di minuti pare di vedere un salviniano sgombero di un campo nomadi, con le auto in fila che raggiungono l’uscita, e i vari runner con le loro valigie di cartone e i fagotti che radunano tutte le loro povere cose, in una pietosa colonna verso la pianura.

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L’iscrizione va via liscia, e riesco anche a ottenere l’agognato braccialetto.

FFIRONMAN™ non parla. Probabilmente sta ancora tentando di digerire la ratatouille di ieri (intesa proprio come il film, si è mangiato le bobine), Pasini ride e scherza ma visualizza immagini di terrore. Io faccio del simpatico umorismo con battute da scaricatore di porto. Ma osservare le colline davanti a noi non ci fa stare molto sereni.

Un quarto d’ora prima del via ufficiale si va!

La gara è gradevole. Soprattutto il fatto che nel momento in cui partiamo ci troviamo davanti una serie di salite modello Messner, invase dai nordic walker (gli scooteristi del running).

FFIRONMAN™ apre una mano e ne colpisce violentemente un paio.

Un paio di teste volano via, qualche osso fa dei rumori sinistri, ma la strada si sgombera presto e l’allegro trio prende il via.

Ah… l’outfit!

Pasini ripropone l’amato “serpenteuolauolastriscianerastrisciagialla”, ma per la seconda volta in vita sua indossa le maniche corte (la prima era stata in un allenamento ad agosto, alle 13.30 con 51 gradi). FFIRONMAN™ sfoggia un pantaloncinoevidenziapacco con il logo IRONMAN, e la maglia cortesemente regalata dall’organizzazione della primiero marathon (http://www.primierodolomitimarathon.it/it/dolomiti-marathon-it/ ). Ho ancora in mente il setto nasale dell’addetto alla distribuzione che ha detto a FFIRONMAN™ «va bene una L?»

Io, dopo settimane di elucubrazioni, mi sparo il pinocchietto http://www.underarmour.it e la festosa maglia della proseccorun, con maglia termica a maniche lunghe sotto. Dello stesso azzurro. Perché essere fashion è una vocazione.

Cmq, i primi 3 km corrono lisci.

Col cazzo.

Salite che stroncherebbero una Panda 4×4, sterrati e passaggi generatori di bestemmie. Però dei paesaggi che riconciliano con la corsa.

A un certo punto, dopo l’ennesima salita da nausea, Pasini sparisce. Intraprende la sua personale gara contro il tempo. E contro FFIRONMAN™ che lo osserva scuotendo la testa.

Quando gli dico «FFIRONMAN™, Pasini ti sta prendendo per il culo…» il nostro eroe infila una mano nel pantaloncinoevidenziapacco e ne estrae un coltello dalla lama ricurva fabbricato da un artigiano di Maniago (che oggi non può raccontare la cosa… FFIRONMAN™ non lascia testimoni) e parte veloce. Mi aggrappo alle sue caviglie, gli parlo con calma. Lui grugnisce. Si ferma. Mi guarda. E conficca il coltello in un nordic walker.

Si riparte con calma (FFIRONMAN™ non conosce la calma), cioè portandomi a sputare la pleure sulle salite.

I posti sono stupendi, ben oltre le aspettative, i ristori funzionano bene, l’organizzazione è ottima.

Ma la presenza di ossigeno nel mio cervello è scarsa come il pubblico a un concerto de “il volo” e, in pratica, non mi godo nulla.

Intanto Pasini è scomparso all’orizzonte, mentre FFIRONMAN™ continua ad annusare l’aria con l’occhio cattivo, dietro l’occhiale a specchio.

Al quindicesimo lasciamo la strada dopo una… come si chiama… una… ah, si, dopo una discesa. Infiliamo un sentiero tra i vigneti all’ombra dei castelli.

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Un tenerissimo border collie viene lasciato libero dal padrone, lui e FFIRONMAN™ si salutano, si annusano, si riconoscono come leader delle masse. In pochi secondi radunano: due greggi di pecore, un barcone di profughi (nota: non sto paragonando i profughi alle pecore, grazie per capire il mio umorsimo. In caso non lo si capisse, ci sono MILIONI di blog da leggere), tre camion di ghiaia e tutti i partecipanti alla tredicseisma edizione de “Il pranzo è servito”. Fatto questo il border collie saluta FFIRONMAN™ e si lascia morire come un eroe.

FFIRONMAN™, colto da profonda tristezza, pianta il coltello in due nordic walker.

Via di nuovo, Pasini non si vede, ma ormai è fatta.

Io vedo la Madonna, parlo con Grande Puffo del grosso problema degli zampironi che non si dividono, agogno un bicchiere di qualcosa di potabile. Ma mancano solo un paio di km.

Vuoi mica che si vada dritti al traguardo?

Un abbraccio agli organizzatori che decidono di fare un inchino al Castello di San Salvatore (Schettino, spostati). Cosa che comporta, in meno di 300 metri, di salire di 150. A un km dall’arrivo.

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Verso sera ho appuntamento con un esorcista per la confessione.

FFIRONMAN™ non vive bene il momento. E conficca il coltello in un nordic walker.

Mentre stiamo soffrendo come delle bestie, e FFIRONMAN™ decide di mangiare un manzo che sta placidamente pascolando vicino a noi, sento un “permesso, permesso!”. Marco Ganassin ci supera in salita come una funivia contro un freeclimber. Sorride, il ragazzo. Sorride anche FFIRONMAN™ che infila una mano nel pantaloncinoevidenziapacco. Ma non è per il coltello, quanto per un raro momento di soddisfazione del proprio ego.

Ok, con l’occasione tira anche fuori il coltello. E lo conficca in un nordic walker.

Ultimo sforzo, ultime bestemmie, discesa tipo sasso dal cavalcavia e tagliamo il traguardo sotto lo sguardo vigile di Pasini che, riposato, immortala il momento.

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Che posso dire?

Allora, le note interessanti sono che abbiamo trovato i panini all’arrivo. E la cosa ha fatto sì che nessun addetto ai ristori sia stato barbaramente ucciso da FFIRONMAN™. Che si è limitato a conficcare il coltello in un nordic walker in coda con le racchettine.

E che in parcheggio le scene di nudo si sono limitate a una signorina lì vicina che si è allegramente cambiata sfoggiando un perizoma da competizione.

Paesaggi stupendi, case da sogno, salite demmerda. Ma 19 km assolutamente soddisfacenti.

In parcheggio abbandoniamo Pasini. Un po’ perché attende il ricongiungimento familiare. Un po’ per vendicarci della sua fuga.

Emozionante il momento in cui ci saluta, triste, come a benedire il nostro viaggio.

FFIRONMAN™ ferma l’auto, scende. E accoltella un nordic walker. Poi ripartiamo con calma.

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Ultima nota di colore: a casa trovo una splendida pasta aglio, olio e peperoncino.

Mia moglie ha leggermente cannato le dosi. Ma era buona lo stesso.

Detto questo vi lascio, devo iniziare a praticarmi da solo il massaggio cardiaco.

Lunga vita all’#atleticagastronomica.

FFIRONMAN™ RULEZ!

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FLR 2017

Del runner e del gel: lunga storia triste

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Tratto da una vicenda realmente accaduta

Lui si chiama… anzi, lo chiameremo Cicci, per tutelarne la privacy.

Cicci è un ragazzo giovane, uno come tanti. Un bicchiere lo beve volentieri, a tavola non si risparmia, con le donne le cose vanno abbastanza bene.

Cicci ha 38 anni, è alto 1,78 e pesa 92 kg.

La sua attività sportiva più rilevante consiste nel bere birra davanti al posticipo tv della domenica sera. Ma gli va bene così, non ha aspettative, la sua vita procede regolare e lui è contento di essere com’è.

Però qualcosa che non quadra in effetti esiste. In primo luogo la sua pancia è un filino troppo prominente e porta i classici disagi di una pancia prominente: cintura che cede di un buco al mese, camicie che lasciano il segno di sudore altezza ombelico, non ti vedi il pisello, gli amici ti chiedono in che mese sei.

Nulla di particolare, insomma.

Tutto cambia, però, un giorno.

Mentre si sta allegramente trastullando sul divano con un’amica lei lo guarda ammiccante e gli dice: «Cicci, però qualche chiletto lo dovresti buttare giù…»

Nella mente di Cicci si scatena una nevrosi.

Ok non vedersi il pisello, ma che una donna gli dia del grassottello lo manda in bestia.

Quel giorno per Cicci comincia una vera rivoluzione: vuole perdere 20 kg!

 

La mattina dopo si alza con un’idea fissa in testa (è sabato, non si lavora): andare a comperare il necessario per mettersi a correre.

Molti dei suoi amici fanno i runner, e lui li ha sempre presi per il culo per la loro mania… ehm… passione. Ma adesso si rende conto che per mantenere il suo standard alimentare e dimagrire un po’ l’unica è darci dentro con i km.

Alle serate con i ragazzi ha sempre sentito dire che la cosa fondamentale sono le scarpe, così si reca presso un negozio specializzato e compra un modello dai colori improbabili ma che il commesso gli suggerisce perché perfette per il suo appoggio.

Poi dei pantaloncini, delle maglie da intimo, delle magliette da corsa, un k-way, un paio di bandane e berrettini.

Cicci è pronto a spaccare il mondo!

E, in effetti, le cose vanno bene. Anzi, vanno alla grande!

Il primo mese è durissima, uscite da 5km da cui rientra in affanno. Poi comincia a leggere, a documentarsi e capisce dove sbaglia. Compera un gps da polso, se ne frega se fa caldo o freddo ed esce. Esce e macina km, ma non più a caso: lo fa secondo una tabella precisa, organizza gli allenamenti, le modalità.

E si accorge di saper andare bene e forte.

Per il primo anno della sua nuova vita di runner si muove così. Dopo i primi due mesi di nulla il corpo comincia a reagire, e i kg iniziano a scendere. Prima 3, poi 5, in un anno diventano 10.

Ma per Cicci non è abbastanza. E non perché ne manchino ancora 10 alla meta, ma perché la corsa sta diventando per lui una droga.

Esce alla mattina prestissimo prima dell’ufficio, ritaglia tempo alle pause pranzo, agli amici, anche alle donne che ora paiono molto interessate.

Recupera forma fisica e mentale, ma vuole di più.

Un po’ per scherzo, un po’ perché lo vuole, si iscrive alla prima maratona della sua vita. Una maratona che, per privacy, non nominerò. Ma che si corre in centro Italia. Nella capitale. Vicino al Colosseo.

Insomma, si iscrive e inizia l’allenamento preparatorio: 6 mesi intensi di lavoro, concentrato e teso all’obiettivo. Ma non gli pesa, anzi. Gli piace.

I 10 km diventano 15, poi 20, poi 30. Comincia a mangiare diversamente, il giorno prima di allenarsi si idrata molto, prova a usare attrezzature specifiche, assume i gel durante le prove più dure. Gli piacciono quelli al limone, anche se a dire il vero non sono proprio squisiti. Ma capisce che, quando corre più di 20 km, diventa essenziale nutrirsi con qualcosa che fornisca immediatamente energie.

Insomma, Cicci ce la mette tutta e arriva al grande appuntamento che ha perso ancora 5 kg: ora, in un anno e mezzo, pesa 77 kg. E si avvicina alla gara con un obiettivo ben chiaro in mente: 3h30m

Non una cosina, eh!?!? E’ un gran tempone, soprattutto per uno che non ha mai corso più di 32 km, che non ha mai provato la tensione pre partenza, o il ritmo dettato da quelli che ti corrono accanto, dal pubblico.

Cicci non ha paura. Si sente pronto.

Il venerdì, prima di partire, controlla di aver preso tutto. Mancano solo i gel.

Così passa dal negozio dove si serve spesso, per comperarli.

Mentre sta per prendere i soliti al limone, vede quelli di un’altra marca molto nota tra i runner, di cui anche qualche amico gli ha parlato. Tra l’altro sono al gusto cola, e lui adora il gusto cola! Fa un paio di conti, gliene servono 4. E cola sia!

 

Il giorno della gara Cicci è tranquillo. Certo, c’è il timore reverenziale di affrontare LA corsa per eccellenza, ma lui ormai ha le palle quadrate. E il timore lo declassa in rispetto.

Al via è in fondo al gruppo: è la prima gara, all’atto dell’iscrizione non ha potuto chiedere di avanzare in griglia non avendo un tempo pregresso.

Allo sparo cerca di farsi spazio tra gli altri marciatori.

E’ una festa, il pubblico che grida, la musica. A Cicci piace da impazzire!

E dopo un paio di km è entrato in ritmo gara: circa 4m55s al km, per recuperare il rallentamento iniziale e tenere un po’ di lasco da gestire ai ristori.

Al decimo km è in perfetta tabella, in anticipo di un minuto in realtà.

E’ il momento del nuovo gel alla cola: giù a go-go in corsa e via verso il ristoro dove berrà un bicchiere di acqua.

Solo che il gel, una volta nello stomaco, fa quello che deve fare: esplode in zuccheri, richiama a sé l’acqua, cerca di creare energia.

In contemporanea l’intestino si chiede: «ma? Ma? Cos’è ‘sta cosa che è entrata? Non sembra la solita sostanza che, da un anno, mi versano dentro mentre sono sotto sforzo…»

Cicci capisce prestamente che qualcosa non va: appena buttato giù il bicchiere di acqua percepisce che nell’intestino ci siano come degli ingranaggi. Cioè, il rumore è quello, qualcosa che si muove con fatica arrotolandosi su se stesso.

Ma immagina sia la tensione.

Passano circa 3 minuti.

Ed è l’inferno.

Cicci chiuderà la prima maratona della sua vita in 6 ore tonde, rischiando di finire sotto il bus scopa. Ma, soprattutto, cagherà 11 volte durante il percorso, scoprendo anfratti della periferia romana che nemmeno il più anziano abitante di quei quartieri conosce.

Scoprirà che il suo intestino, che oggi ha provato un nuovo gel, è talmente incendiario che non è nemmeno necessario buttare giù mezzo bicchiere di acqua per trasformarsi in un pozzo di petrolio. Anche la saliva funziona come la nitroglicerina in un caminetto.

Cicci porterà a casa la medaglia e sarà un premio sudato come mai nessun altro in vita sua.

Gliela appenderanno al collo e cadrà al suolo spremuto come un limone. Pallido come un cencio, spompato come un ventenne con una milf.

Però quella che sembra una vicenda triste, in realtà nasconde un lieto fine che non potrà che riempire di gioia l’animo di te che stai leggendo questa storia: Cicci la sua battaglia l’ha vinta!

La sera dopo la gara, trascinandosi semi morente in albergo, pregando ogni divinità sconosciuta di mettergli a riposo l’intestino, Cicci decide di pesarsi.

E, sorpresa sorpresa… 72 kg! Obiettivo raggiunto! In poco più di un anno e mezzo -20 kg. Soprattutto, – 5 kg in mezza giornata…

Cicci è felice! Un sorriso gli si dipinge sul volto come a dire “ho vinto io!”

Poi leva lo sguardo dallo specchio, fa un profondo respiro e… ricomincia a correre.

Perché il cesso è dalla parte opposta della stanza.

 

FLR 2017

FFIRONMAN™ e Romero in: 23 km di A27

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In realtà la gara non si corre lungo la trafficata autostrada della montagna (per capirci, quella a tre corsie che se fosse a una ancora ci sarebbe spazio libero). Si corre a Lovadina (http://calendariopodismoveneto.blogspot.it/2001/02/lovadina-tv-marcia-piave-lovadina-262.html ) ridente località affacciata… dove cazzo si affaccia Lovadina? Boh, per convenzione diciamo sulla A27, dai.

E non è nemmeno di 23 km, ma di 19. Però in vista della maratona (ormai manca un mese… tic tac tic tac tic tac tic tac… non fosse che alla sera crollo quasi svenuto nel letto, me la sognerei anche di notte) devo un po’ allungare. Così ho la prima pessima idea: dirlo a FFIRONMAN™

Lui, sornione, mi propone: ti lascio all’Odissea Fun City (http://www.odisseafuncity.it/new/lounge.asp), corri fino alla partenza, mi agganci e si va!

FFIRONMAN™ ha sempre delle grandi idee.

Più o meno, però, le cose vanno così.

 

L’Atletica Gastronomica® orfana di Giuliano Pasini decide di riunirsi davanti a casa mia alle 7,45 (siamo in due, insomma).

Mi presento carico come un coniglio e sorridente come un avvocato che sta per vincere una causa. Davanti al cancello la FFMOBILE è già pronta, Beatles a manetta (come da tradizione Paul McCartney sul sedile posteriore, perché quando FFIRONMAN™ si muove lo fa in grande).

Il mio compagno di avventura ha un ghigno che non mi piace un cazzo mentre innesca la D (lo fa semplicemente osservando il cambio che, per terrore, scatta). Partiamo, però, sereni. Cerco di affrontare qualche discorso, ma FFIRONMAN™ dietro gli occhiali da sole fissa dritto davanti a sé.

Arrivati all’Odissea Fun City vengo scaricato più o meno come un cane in autostrada. FFIRONMAN™ mi lega al guard-rail, sale in macchina e riparte sgommando. L’accordo è “ci vediamo sulla strada che porta alla partenza” (gli ho anche dato i due eurini per pagare l’iscrizione, e sto ancora aspettando il braccialetto… se qualcuno avesse le palle di chiederglielo…).

Vista la location faccio una macarena, un paio di coreografie ebeti, le Las Ketchup e via.

Parto bello tranquillo. Dimenticavo di dire che, per evitare le consuete bolle che mi massacrano i piedi, stamattina applico un nuovo modello di cerotto di altissima qualità. Roba da soldi.

Parto e si stacca iniziando a vagarmi per il calzino.

Va beh, si prosegue. Ci sono milioni di macchine che vanno verso la partenza, così non ho dubbi nel capire la strada.

Avete notato che non ho parlato dell’outifit? Sto facendo progressi???

Ok! L’outfit: no, non ho voglia di parlarvi dei miei pantaloni pinocchietto e gilet abbinato della Getfit (https://www.sportler.com/it/lp/getfit ). Non lo farò.

Insomma, quando, dopo circa 4 km, raggiungo FFIRONMAN™ lui sta amabilmente parlando con delle persone. Che lo guardano terrorizzate stringendo a sé i figli.

Io non ho mai visto FFIRONMAN™ sorridere (lui non conosce il sorriso), e il fatto che parta con quell’espressione sul viso mi incute un panico che non sto qui a descrivere (roba che il terrore da attacco intestinale verso il 15esimo è una passeggiata).

Partiamo entusiasti 20 minuti prima dello start e infiliamo il percorso.

Ora… il primo terzo del percorso è brutto. Ma non semplicemente brutto. Brutto come una canzone di Fedez, come la terza maglia dell’Inter, come la Nissan Materia. Una foto di Berlusconi nudo potrebbe essere più stimolante, per capirci.

Del resto bisogna scavalcare, attraversare, sottopassare, schivare, aggirare la A27. E per gli organizzatori la cosa deve essere stata un gran cazzo di problema.

FFIRONMAN™ meno cattivo del solito, tiene il passo costante. Sordo alle mie preghiere, ovviamente.

Due Nordic Walker ci chiudono la strada tagliando una curva. FFIRONMAN™ mugugna.

Io ho sentito solo un “CRAAAAAACK”, lo giuro. FFIRONMAN™ mi affianca di nuovo.

Sorridente. Con frammenti ossei sul gilet. E io mi cago addosso.

Teniamo un ritmo costante, entriamo a le Bandie (http://www.centronuotolebandie.it) e il percorso comincia a farsi interessante e gradevole. Teniamo il ritmo costante, FFIRONMAN™ continua a ghignare. Io sono nel panico.

Usciti dal parco e dal suo pittoresco lago (leggasi cava) infiliamo una campagna ariosa, cominciamo a superare persone e veniamo raggiunti dai primi veri partenti che viaggiano come dei Mig russi.

All’altezza del mio 17esimo km (13esimo per FFIRONMAN™) il mio amico (e chiamalo amico) mi guarda e sentenzia: “ho azzerato il cronometro. Adesso si fa sul serio.”

Lo dice con una voce e un’espressione che farebbero cagare addosso Clint Eastwood ne “il buono, il brutto, il cattivo”. E parte. Oh, ma parte! Ma roba selvaggia!

Nemmeno il tempo di dirgli “ma… veram…” non lo vedo più.

Capisco dove è passato perché ai bordi della strada c’è gente che fissa il vuoto interdetta.

Chi tenendosi un arto ferito dallo spostamento d’aria, chi piangendo per lo shock, chi urlando “es el Diablo, senior! El diablo!!!”.

Non ho molto altro da aggiungere. Se non che mi trascino drammaticamente al traguardo, e quando lo taglio trovo FFIRONMAN™ che, per ingannare l’attesa, sta picchiando violentemente un gruppo di nordic walker.

Nota lieta: alla fine della competizione vedo un gruppetto di gente pezzata e identifico i Mou Run tra cui il buon Nicola Padovan, amico di FB al quale dico “io e te ci conosciamo”. Lui in preda alle carenze di ossigeno mi fissa come la mucca (per l’appunto) che fissa il treno.

Il momento è drammatico. Ma ci riprendiamo presto quando due amiche di Nicola mi chiedono di fotografarle.

Ora… non so se leggerete mai queste parole… in caso… ecco… ehm… brave! Oh, ma proprio brave! Anche a fare le foto, tra l’altro (prima una delle due ha fotograto noi… con FFIRONMAN™ che sorride… io la pubblico, ma lui distruggerà l’etere per farla sparire)

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Insomma, le due creature si mettono in posa, il Riccardo Schicchi che è dentro di me le fissa e dice: ok, adesso baciatevi!

Se l’hanno fatto non lo saprete mai! Scrivo noir, non romanzi erotici! Ed è per questo che sono ancora povero in canna.

Bene… detto tutto questo… la gara è andata. Domenica prossima ho l’ultimo grosso scoglio (detto scoglione) prima della maratona. In questo momento, anche grazie alla generosa dose di whisky che sto bevendo, mi sento abbastanza in forma. Solo qualche dolorino sparso (molto sparso, a dire il vero) ma non mi posso lamentare (e non è da me).

Oggi ho tenuto un ritmo migliore delle aspettative, ma quando ci si mette davanti FFIRONMAN™ le aspettative prendono dei gran calci nel culo. Però sono ottimista. Come un tacchino a Natale.

Detto questo, una pagina buia chiude il mio racconto: alla fine della corsa, demoliti e presi dallo sconforto per non aver ricevuto attenzioni sufficienti dalle creature vestite da mucca, ci avviamo tristi verso il ristoro. L’odore di salumi nell’aria è stuzzicante.

Arriviamo al banco.

Ci sono solo fette biscottate con la marmellata.

“Signora, è rimasta un po’ di soppressa, per favore?”

“I la gà magnada tuta!”

Così ha risposto a FFIRONMAN™

Ed è stata la sua ultima frase.

 

FLR2017

 

 

Martellago Martellago: un anno dopo.

Che poi, a dirla tutta, la XIX Marcia dell’arcobaleno (http://www.craactv.it/podismo-atletica/19022017-xix-marcia-dellarcobaleno-trivignano-ve/) parte e arriva a Trivignano. E già qui cominciano i casini, che quando dici a un trevisano che corri a Trivignano succede immancabilmente questo:

-Ah, vicino a Montebelluna?

-No, quella è TrEvignano. Io corro a TrIvignano.

-Ah, vicino a Montebelluna.

E così via, senza capirsi, come a un congresso del PD.

 

Insomma, un anno dopo le matte risate della mia prima 30 km (https://fulviolunaromero.wordpress.com/2016/02/21/linferno-del-runner-pasini-e-romero-in-la-30km), Pasini e Romero ritornano sul luogo del delitto. E per i due più grandi scrittori di noir di casa nostra (Giuliano, perdona l’azzardo, ma mi sembra triste lasciarti sempre in secondo piano…) la scelta è perfetta: dove abbiamo sofferto di più, maratone escluse, nel 2016?

A Martellago!

E allora via, riproviamoci!

Ci presentiamo all’appuntamento spavaldi come Pellè dal dischetto, ma senza FFIRONMAN™, impegnato nell’attraversamento dello stretto di Messina (camminando sulle acque).

Le premesse, come al solito, sono indecenti: per una lunga serie di concause, né Giuliano tantomeno il sottoscritto hanno dormito più di 3 ore. E non per far festa alcolica. No. Per dolori articolari sparsi, figli rompipalle, pensieri assillanti.

Ma, come sempre, “soldi e paura mai avuti!”, così Giuliano si presenta a recuperarmi con 11 minuti di ritardo.

Ora, doverose due consoderazioni: 1- la mattina delle gare faccio colazione a pane e ansia. 2- nella mia scala di peccati capitali il ritardo è al terzo posto dopo l’omicidio e i dj che dichiarano di “suonare”. Nonostante Giuliano ci provi con parole dolci, canzoni sbregamudanda e teneri sussurri, gli pianto il muso fino a Mogliano.

Lo scorso anno parcheggiammo davanti al cimitero. Quest’anno decidiamo di cambiare con la convinzione che la nostra performance ne beneficerà. In una stradina. Davanti a una casa. Con un pitbull in giardino.

Ora si sa che il carattere di quei docili quadrupedi è affine a quello di Pasquale Barra detto ‘o animale. Ma questo deve avere anche dei parenti vegani e aver vissuto con Sgarbi.

Mentre tentiamo di cambiarci prova a sradicare il cancello dai binari. E per poco di riesce. Chiaro che la nostra partenza sia simile a quella di un F-35 (#renzidimettiti, che ci sta sempre bene).

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Dopo l’iscrizione che, secondo le Leggi di Murphy ci porta a scegliere la fila peggiore, siamo pronti. Con 14 minuti di ritardo.

Capitolo outfit: premesso che ormai sto trasformando Pasini in una fashion victim, tanto che ieri è andato dal barbiere per rendersi presentabile nel nostro look “imam chic”, ormai non lo si ferma più: abbandonato in via definitiva il dressing “serpenteuolauolastriscianerastrisciagialla”, mi si presenta in un vivace bouquet di colori esplosivi: giallo fluo, verde fluo, azzuro fluo targati Gore (http://www.goreapparel.eu ) e Diadora (http://www.diadora.com/it/it/ ) In sostituzione del total black con cui compare nella foto qui sopra, intento a irrigare i campi.

Io resto umile e sfoggio un pantalone CMP (http://www.cmp.campagnolo.it/ita/#/ )a vita bassa (con perizoma a vista), una maglia termica blu, gilet Compressport (http://www.compressport.com ) nero e bandana Garmin nera e blu (http://www.garmin.com/it-IT/

Oggi, tra l’altro, inauguro il mio nuovo Garmin Fenix 3. Che, alla luce del risultato, porta sfiga.


Insomma, si va! Visto il ritardo ci infiliamo dritti nel gruppo. Che è tanto numeroso. Ma tanto. Oh, ma proprio tanto. E siccome ogni runner sa che un nordic walker da solo può occupare la sede stradale di una tangenziale, immaginate cosa possano fare TANTI nordic walker.

Tra l’altro ormai vivo la cosa come quando in moto mi trovo in mezzo a un gruppo di scooteristi.

Va beh. Ne parlerò con il mio terapeuta.

La gara… che dire… primi dieci via abbastanza lisci, senza note di rilievo. Attraversiamo un po’ di piccole frazioni, dei campi, gran belle case.

I secondi dieci vedono dei brevi sterrati, un paio di argini, qualche sentiero stretto fino ad annusare la ricchezza nei dintorni di un golf club.

Al ventunesimo ricordo con grande precisione che lo scorso anno sono scoppiato. E quando scocca tiro un bel “diamine!” (la versione senza censure andrà pubblicata dopo mezzanotte). Che un anno di allenamenti stanno pagando!

La gioia dura fino al ventunesimo e duecento metri. Dove scoppio di nuovo.

Triste come uno spettacolo di tip tap mi avvio al ristoro dei 23 con la bestemmia facile.

Di Pasini ormai ho perso le tracce. E’ filato via come il vento primaverile, i suoi colori rigogliosi modello “pesce arlecchino in barriera corallina” non si vedono più. Un dolore sordo mi coglie. All’altezza del tendine di achille della gamba sinistra.

Tento di ripartire, cammino e corro, corro cammino, cammino smadonno e corro, corro smadonno e cammino, cammino e smadonno, smadonno.

Ho lo sguardo di un serial killer (quello che, secondo Studio Aperto, era una persona gentile, salutava sempre).

Ma, in qualche modo arrivo agli agognati 30. Con un tempo che mi rende incazzoso come un romano che ha votato la Raggi.

Mentre arranco verso il traguardo (come da tradizione stanno già smontando tutto) incrocio Michele Schiavon che se ne viene via in macchina bello riposato e sorridente.

Michele… nel caso in cui avessi forato tornando a casa, temo di avere delle responsabilità.

Morale della storia: la gara è gradevole. Ok, siamo partiti con 4 gradi e arrivati con 18. Il che significa che i pinguini che allo start si annidavano sotto la nostra maglia termica, si sono trasformati in vermi che ci correvano lungo la schiena.

Però il percorso è vario, probabilmente piuttosto tecnico visto che ho riscontrato gli stessi identici problemi negli stessi identici punti dello scorso anno. Ma, in vista delle nostre maratone da qui a poco più di un mese, Giuliano e io abbiamo messo fieno in cascina (con la speranza che un fulmine non la incendi).

In parcheggio non assistiamo alle canoniche scene di nudo, ma l’unico episodio degno di nota vede Pasini presentarsi con due panini con soppressa. Che, avendo finito l’acqua, buttiamo giù a secco.

Il mio è ancora fermo a metà esofago.

Nota di merito, invece, va a te: bionda creatura con le treccine e il piercing sul labbro, che eri in coda in biglietteria. Se ci leggi sappi che quanto scrivo qui è tutto falso: in realtà siamo due atleti professionisti, miliardari e con dei fisici stupefacenti.

Bene, prima che mia moglie mi osservi impietosita scuotendo la testa, chiudo questo racconto.

Il risultato, come detto, è stato imbarazzante. Ma una giornata NO ci più stare (tipo il referendum, per capirci).

L’ ATLETICA GASTRONOMICA® non si ferma, gli obiettivi personali sono alla portata e siamo certi di raggiungerli.

Bionda con treccine a parte.

Forza Giuliano.

Forza Fulvio.

Forza ATLETICA GASTRONOMICA®

 

FLR2017