La mezza (festa) di Palmanova

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Apro questo articolo con una premessa doverosa: ieri avrebbe potuto, e avrebbe DOVUTO essere una giornata di festa con Palmanova invasa da 2700 corridori e l’atleticagastronomica® sugli scudi. Purtroppo al 18esimo km Mjlan Slamic è caduto a terra e questa volta non è stato possibile ripetere il miracolo della Mezza di Treviso ( https://fulviolunaromero.wordpress.com/2017/10/08/la-mezza-di-treviso-tutticonmassimo )

Aveva 42 anni e, nonostante uno spiegamento di forze e l’abnegazione dei soccoritori, non ce l’ha fatta.

Siccome quando ho raccontato i fatti di Treviso mi sono preso dello sciacallo e qualcuno ha contestato il mio scrivere in maniera ironica (come uso fare), ecco il senso della premessa: io sono così, prendere o lasciare. La corsa è gioia, corriamo per sentirci vivi. Anche Mjlan sono sicuro lo facesse. Fino a qualche minuto fa ero indeciso se scrivere le mie solite cazzate, ma a Mjlan dobbiamo anche questo: continuare a vivere e correre per lui, e continuare a farlo con gioia, senza ipocrisie. Ciao Mjlan, questo articolo è per te. Con tutti i limiti e i difetti suoi e dell’autore.

 

Dopo la disastrosa esperienza della http://www.huaweivenicemarathon.it/it/venicemarathon/ e l’entusiasmante scapicollare del http://traildelgevero.com/ , l’atleticagastronomica® tenta di regalare la propria dignità tra le mura della città fortificata ai confini con la bassa friulana.

Le premesse, come sempre, sono imbarazzanti: no, non quelle degli altri. Perché FFIRONMAN™ ci arriva facendo la stessa fatica di una camminata per la navata centrale a ricevere la comunione, e Giulianik ha ancora nelle gambe l’adrenalina per il tempone scatenato a Venezia. Io, invece, che ormai porto a casa insuccessi a raffica, covo desideri di vendetta nei confronti della dea del running.

Dopo due settimane di allenamenti sputasangue, spaccata la mia comfort zone, decido di tentare di giocarmi il tutto per tutto e violare il mio imbarazzante personal best (1.47,41 portato a casa qui https://fulviolunaromero.wordpress.com/2016/10/09/la-mezza-di-treviso-nemo-propheta-in-patria/ ). La strategia è perfetta: il venerdì sera vado a cena con colleghi a Cormons (località nota per le acque di risorgiva e la cucina leggera), sabato a pranzo da Azz che tenta di abbattermi a colpi di grigliata, birra, vino rosso e whisky. Praticamente arrivo alla partenza che peso 3kg in più di due giorni prima e che non mangio da 20 ore, con il concreto rischio di vomitare al quinto km.

L’organizzazione dell’atleticagastronomica® è, come sempre, lineare e intuitiva: la FFMOBILE parte da Treviso con a bordo FFIRONMAN™ e il sottoscritto. Giulianik parte da Trieste. Mogli, figli e partenti vari ci raggiungeranno con altre auto più tardi.

Tra i vari si millanta anche la presenza di Gino Crocerossa che, ovviamente, tenteremo di tenerci alle spalle… sapete com’è…

Quando parcheggiamo fuori delle mura, alle 8.30, ci sono alcuni orsetti polari che giocano nel fango. Fa un freddo bastardoporco. L’idea è di indossare la felpa verde labirintite omaggio dell’organizzazione e poi scagliarla alla partenza, ma ripieghiamo su un sistema artigianale: FFIRONMAN™ sfodera dei sacchetti per la monnezza formato campeggio (quelli che usa per disfarsi dei cadaveri dei nordic walker) e, con una katana e dei calci circolari, li buca. Li indossiamo e immediatamente sembriamo i ballerini di Kylie Minogue. L’imbarazzo è tanto. Peggiora quando incrociamo una spavalda Monica Bortolotti tutta azzurra con treccine alla pornhub accompagnata da una ignota gemellima (stendo un velo sui pensieri di noi uomini) e, successivamente, Elena Sarzetto che sta per urlare “selfieeeeeeeeee” ma si ricorda di aver lasciato il telefonino nella sacca. Per rimediare ne abbiamo fatto uno postumo. Nessuno si accorgerà che è un fotomontaggio.

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Va beh, insomma, ci si prepara e si va.

L’outfit: i miei due amici si stanno facendo, devo ammetterlo. FFIRONMAN™ indossa la maglia del meno famoso gemello degli Avengers. Sotto maglia termica a maniche lunghe rossa, berretto Ironman e occhiale cattivo. Giulianik sfoggia un pantaloncino evidenziapacco e una maglietta regalatagli da un amico che l’ha comprata in Austria. Devo aggiungere altro? Di quel colore che è un misto tra il prugna, il ciclamino, il viola quaresimale e il ligure vin trà su (letteralmente “vino che si ripropone dopo che ha saturato lo stomaco), ornato da dei teschi benauguranti con una scritta sull’entusiasmo della corsa.

Io DEVO indossare la maglia di Superman regalo di mio figlio per il compleanno. Il fatto che abbia le maniche corte e fuori i pinguini si radunino attorno alle stufette è un dettaglio. Quindi maglia nera (anche per le doti atletiche, insomma), shorts neri della www.nike.com , spiker giallo fluo e neri omaggio della http://www.primierodolomitimarathon.it/it/dolomiti-marathon-it e visiera gialla fluo della www.compressport.com

Bellissimo. Ma ibernato.

Comunque, ormai sul piede di guerra, ci si organizza per partire. Con un’unica incognita: non so se conoscete Palmanova. Ma la piazza centrale, che arrivi da nordsudovestest (e forse quel che cerchi neanche c’è, tra l’altro) è uguale. Quindi capire da dove siamo arrivati, dove consegnare le sacche, dove occuparsi delle piccole esigenze corporee… comporta un giro a 360 gradi della piazza. Il che significa che per uno con la prostata entusiasta la mezza sarà di almeno 25km.

Insomma, tutti pronti, il freddo passa, la tensione cala.

Dai microfoni un entusiasta Gilberto Zorat carica gli atleti e grida “al colpo di cannone si parte”.

Ovviamente tutti pensiamo sia un modo di dire. Col cazzo. Gilberto non mente mai! E alle 10 puntuali tirano uno di quei botti che chi non parte per voglia lo fa per necessita vista la paura che prende. Pare che la palla del cannone stesso sia caduta dalle parti di Miramare… i vecchi campanilismi…

Via!

Terrorizzato dalla cannonata scateno a terra tutta la cavalleria in sorpassi assatanati. 4.40 al km e giù cattivo come il male. Giulanik mi si piazza dietro, accanto, davanti. Lui dice “ti tiro io”, in realtà ti si mette dietro e ti fiata sul collo. La sensazione è per lo meno curiosa. Intrigante ma curiosa.

FFIRONMAN™ si sistema sornione poco più indietro, si sentono solo le urla delle persone che gli tagliano le traiettorie, e i rumori degli zigomi che saltano.

5km alla grande. 10km alla grande anche se dai 4.40 stiamo già scendendo attorno ai 4.50 che, per me, sarebbe più o meno come portare una NSU Prinz a correre un gran premio (l’ultima volta che sono sceso sotto i 5 al km stavo precipitando ne vuoto).

Al 15esimo mi coglie un velo di allegria: tipo una canzone di Nick Cave, per capirci. Medito il ritiro/suicidio. Giulianik coglie questa mia frase introspettiva e con parole incoraggianti (rivolte, in particolare, alle mie tibie) mi incita a tenere.

Nel silenzio totale sento un “vroooooooooooooooommmmmmmm” e passa FFIRONMAN™ . Che anche oggi, quando ho dato giù come Peter North, mi darà la consueta bomba di secondi.

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E’ da dire che incrocio TUTTI i personaggi citati nel https://www.amazon.it/Piccolo-Manuale-Sfigato-Running-atleticagastronomica/dp/1549586149/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1511205452&sr=8-1&keywords=piccolo+manuale+sfigato+del+running , in particolare gran fila di Signori Rantolo. Mah, sarà stata la giornata.

Insomma via duri. Quando siamo al 18esimo il fattaccio, un po’ di lucidità viene meno ma si corre a perdifiato. Mi superano i pacer dell’1.45 ma io vi conosco, mascherine! Voi non fate 1.45! Voi vi tenete un po’ di vantaggio! Così me ne sto sereno nel gruppo. Finite le ridenti località attorno a Palmanova si infila il rettilineo, si entra non so da che lato delle mura e della piazza, non lo sbaglio solo perché segnato, via dritti!

Sulla destra parenti e/o amici festeggiano. Mio figlio, Coso, filma la scena. Rivista ieri sera, i miei piedi e l’asfalto sono usciti benissimo.

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Dritti fino in fondo e SBANG!

1.44,19!

Personal best migliorato di oltre 3 minuti. Entusiasmo alle stelle. Sulla destra una rantolante Elena Sarzetto che tento di sbaciucchiare a tradimento, ma nemmeno la carenza di ossigeno la rende vulnerabile. Batti qua, batti là, tutti entusiasti.

Mentre ce ne andiamo verso le sacche, o pensiamo di andarci perché ‘sta cazzo di piazza ci fa girare in tondo, una vocina emerge dal nulla. Gino Crocerossa. Che di colore azzurro come la maglia dichiara un 1.48 alla sua seconda mezza. Accolto da un ESTICAZZI.

Insomma, raggiungiamo le borse e ci cambiamo. Le famiglie sono già alle macchine.

Noi, asciutti e zozzi (le docce non le abbiamo trovate… strano!) infiliamo la strada per raggiungerle. Poi torniamo indietro perché era quella sbagliata. Così giusto un paio di volte e di giri della piazza.

Infilata la strada corretta vediamo una birreria. Ma i portafogli sono nelle borse delle mogli. Imbarazzante la scena in cui ci rovesciamo le tasche raccattando degli spiccioli per poi presentarci dalla birraia chiedendo cosa ci può spinare per quei soldini.

Una roba di una tristezza infinita.

Però ne escono tre birre da mezzo, quindi tutto in ordine.

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Raggiunte le macchine e le famiglie, si parte verso il ristorante prenotato da Giulianik, a Santa Maria la Longa. Capiremo solo più tardi che il nome deriva dai tempi del servizio al tavolo. Ma noi siamo tranquilli, i bimbi giocano, il cibo è ottimo e l’alcool scorre a fiumi. Quindi tutto procede regolare anche se la durata del pranzo è più o meno quella di un matrimonio. Ancora oggi se andassimo a donare il sangue non sarebbe all’AVIS ma alla cantina sociale.

Quando usciamo, nelle tenebre, saluti e baci e ci si rimette sulla via di casa. Con la festa a metà per le brutte notizie.

Insomma, che dire… niente di più, direi che mi fermo qui.

Sono felice perché ho fatto una gran corsa, tre anni fa chiudevo la mia prima mezza a 2h15m e dopo Venezia il mio morale era quello di un giornalista che viene mandato a fare un servizio a Ostia. Però ce l’ho messa tutta ed è andata. Un grazie a Giulianik che ha fatto in modo di farmi tenere il passo con tutti i mezzi leciti e non. E a FFIRONMAN™ che dopo avermi superato ha cominciato a calciare a destra e sinistra sgombrandomi la strada.

Per il resto, torno all’apertura. Sarebbe stato bello arrivare tutti al traguardo. Probabilmente ognuno di noi avrebbe perso volentieri una posizione in classifica.

Evviva il running.

Evviva l’atleticagastronomica®

E una preghiera per Mjlan.

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una rara immagine di FFIRONMAN™ che sorride. Guardatela prima che la faccia esplodere.

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Il trail del gevero (almeno credo)

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GEVERO=LEPRE= roditore leporide del genere Lepus; ha abitudini prevalentemente notturne, indole paurosa, udito finissimo con buona vista e olfatto; ottimo corridore, molto veloce, resistente e astuto.

Insomma, il tipico animale che alla domanda “faresti il percorso che stanno facendo quegli umani?” risponderebbe “neanche per il culo!”

E non è la premessa peggiore. Ce n’è una che scava nel profondo: il cappellino antipioggia nero, acquistato online, ha subìto un ritardo nella spedizione. Quindi, per la seconda volta in 15 giorni, mi presento con un outfit che comprende un berretto non in linea con tutto il resto. Capite che partiamo già male.

Ma andiamo con ordine: dopo la sfaticata di Venezia, e i segni più mentali che fisici con i quali mi ha travolto, decido di provare una cosa diversa, una gara più varia e rilassante: il http://traildelgevero.com/ . Una passeggiatina/inferno di 21km tra le bellissime colline della zona di Cison di Valmarino, ai confini tra Treviso e Belluno. Gradevole il dislivello positivo di 1700 metri. Di cui 900 in 3km.

L’atleticagastronomica® presenta numerose defezioni: in sintesi sono l’unico demente dei reduci dalla Venice Marathon a giocarsela qui.Mi incoraggiano le uscite estive con l’Imbianchino, Saluda Andonio e il Signor Piccolo Ottone. Il punto è che parliamo di luglio, non sono proprio allenamenti freschi freschi. Ma mi infilo a forza in un simpatico duo: il primo conoscente è già noto alle cronache, ed è PM10. Ma insieme a lui corre il degno compare: un uomo con il quale mi trovo alle 6.20 di mattina, con la pioggerellina, in un parcheggio lungo la Pontebbana (strada notoriamente frequentata da signore dedite al mestiere più antico del mondo). Lui scende dall’auto, mi si para davanti e un po’ di paura mi viene.

Per la sua dignità lo chiameremo Lo Svedese, sguardo assassino, altezza che mi opprime, capello biondo accesso. Mi aspetto che dica un “io ti spiezzo in due” in svedese, ma per fortuna arriva PM10 e via con due macchine. In 3 persone. Storia lunga da spiegare.

Comunque si va. Il cielo è plumbeo, la pioggia ora va, ora viene. A Cison parcheggiamo a un buon km dalla partenza, ci sistemiamo in modo imbarazzante e ci avviamo. La battaglia per l’outfit è pazzesca. Intanto bisogna capire come sarà il clima: secondo i vari siti verrà giù tanta di quell’acqua che potremmo trasformarci in mezzi anfibi. Ma farà calduccio, quei bei 14 gradi umidi da pianura padana. Metto ‘sta maglietta tecnica col pantaloncino da trail. Sopra un bel k-way di quelli che dentro fanno i vermi anche con temperature sotto lo zero. Tutto in nero. In testa un berrettino. Bianco. La depressione mi coglie. Ma mi affonda quando mi guardo le eleganti calze a compressione regalatemi da Azz e famiglia per il compleanno: un azzurro oltremare con inserti rossi, e i disegnini di una splendida luna e un meraviglioso sole sorridente accanto a una nuvoletta.

Voi pensate che possa correre bene?

In tutto questo, accanto a me, PM10 in cerata gialla modello marinaio americano a bordo del rimorchiatore, Lo Svedese in maglia e gilet dai colori che richiamano Praga 84.

Per fortuna comincia a piovere deciso. E 599 arditi si radunano bestemmianti sulla linea di partenza.

Se state pensando che siamo dei poveracci, pensate che un’ora prima si sono radunati quelli che correvano 46km. E la sera precedente un po’ di altri scapestrati si sono cimentati in un vertical di poco più di 5km con gente che millanta di essersi persa per il bosco al buio, quando in realtà non ce la racconta giusta (Francesca Damiani, con l’atleticagastronomica® non sarebbe successo, FFIRONMAN™ vede nelle tenebre…)!

Cominciamo con i selfie che, probabilmente, sono la cosa più imbrazzante del momento: in mezzo a quei due sembro un nano. Ok, un bellissimo nano. Ma un nano. E si sappia che sono alto 181cm. Ma questi di centimentri me ne danno una decina a testa. Di altezza. Che sul resto ci sarà di che parlare in chiusura.

Insomma, pronti alla partenza, cielo coperto, pioggia che scende, decido di compiere l’atto coraggioso: via il k-way vermifugo, su il gilet in softshell e i guanti. Maniche corte e si va!

Che sia un’idea del cazzo non lo capisco subito, anzi! Mi vanto quando PM10 cerca di sfilarsi la cerata in corsa emanando un fumo pari a quello di barbecue e rischiando di schiantarsi.

Il primo km fila via in entusiasmo. Dopo altri 200 metri siamo già in coda: c’è la prima salitina e tutti si inchiodano in direzione dello spettacolare castello.

Il passaggio per il borgo di Cison è bellissimo, del resto lo scenario è dei migliori. Su, attraverso ai boschi con la pioggia che si schianta sulle foglie, cieli azzurri e colline e praterie (ok, nulla di tutto ciò, anche se vi correvano dolcissime le mie malinconie) giungiamo al primo ristoro leggermente affaticati. Io. Perché un passo dei due perticoni equivale a 6 dei miei e la cosa mi sta un attimino logorando.

Lo Svedese fila via con ardore, PM10 si mette in scia. Io rimango indietro e vengo affiancato da un tristissimo Andrea De Pieri, così da poter rimettere in scena la fase introspettiva/drammatica della http://www.huaweivenicemarathon.it/it/venicemarathon/. Ancora una volta, tra l’altro, l’unicA Aiino runners che incontro è un uomo. Direi che le cose vanno alla grande.

La prossima volta chiederò al Presidente Sacilotto di fornirmi la lista dei partecipanti così da fare le mie considerazioni.

Ma torniamo a noi: Andrea è triste. Si indica la pancia e, con la faccia del bimbo che ti ha appena frantumato un Venini dice “ho dei crampi allo stomaco”.

Io fingo indifferenza. Al momento il mio intestino è dormiente, non vedo perché preoccuparmi: mors tua, vita mea! Parto via spedito!

Al primo ristoro si mangiucchia e si bevucchia bene. Siamo al nono km, le cose vanno alla grandissima, le gambe filano via lisce. Giro l’angolo, alzo lo sguardo verso il cielo sperando che si apra e, cosa vedo sopra di me???? Gli altri runners.

Sopra. Si.

Perché da lì parte un pezzo che praticamente è in arrampicata. In alcuni passaggi mi sento un incrocio tra spiderman e una scimmia. Ma è tutto troppo figo! Un’ora abbondante per fare tre km, tutti in coda, un passaggio con una corda in vetta e via di nuovo fino al punto più alto della gara: il crodon del gevero! A 1400 metri! (https://www.vienormali.it/montagna/cima_scheda.asp?cod=3001 )

Condizioni meteo: visibilità di circa 40/50 centimetri. Pioggia gelida. Vento laterale. Io in maglietta e gilet di softshell. Considerato che sto correndo su una cresta di erba e fango, in discesa, che a destra e sinistra ho degli strapiombi da 800 metri…il fatto di non vederci un cazzo è una manna dal cielo.

La giornata prende una piega diversa quando mi affianca ancora Andrea de Pieri, lì in vetta. Non so come mi abbia visto, ma ce l’ha fatta. E mi urla: “Fulvio, tutto risolto! 4 rutti piazzati bene e vado alla grandissima!!!!” dimenticandosi di essere su una cresta tra due valli. Ancora stamattina l’eco rimbalza tra le pareti della bassa bellunese. Sono momenti bellissimi!

Secondo ristoro, al riparo: the caldo, acqua e via.

Soprattutto, trattandosi di una gara che punta alla tutela dell’ambiente, i bicchieri sono pochi quindi meglio essere attrezzati. Ho la borraccia nello spallaccio del mio meraviglioso zaino della http://www.marsupio.it/ , la faccio riempire metà di the caldo e metà di acqua. Poi la ripongo. Ricordiamo questo dettaglio.

In qualche modo, praticamente pattinando in discesa, ormai persi di vista i miei lungiformi amichetti (anche li avessi avuti a un metro li avrei persi di vista), si comincia a scendere. Ed è tanta, tanta roba! Faccio dei tratti dove sono praticamente da solo (no, non mi sono mai chiesto “Fulvio, mica avrai sbagliato strada?”, no… mai chiesto…), corro e salto come un capriolo, ho acqua e fango anche a metà del colon, ma mi sto divertendo un sacco. Mi cade l’occhio sulla borraccia e l’amara verità: il gentilissimo signore che mi ha messo l’acqua me l’ha messa frizzante. Praticamente nella mia borraccia ci sono 70 atmosfere ed esce una schiuma scura da ogni dove. Entusiasmo alle stelle!

Bevo un po’ di quella porcheria fotonica e via di nuovo, tra sali e scendi, boschi e rocce, alberi e foglie secche. La parte masochista dentro di me gode.

Ma la parte agonistica non ha fatto i conti con alcune nuove figure che, se mai ci fosse un seguito al mio https://www.amazon.it/Piccolo-Manuale-Sfigato-Running-atleticagastronomica/dp/1549586149/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1509999060&sr=8-1&keywords=piccolo+manuale+sfigato+del+running , non mancherò di citare.

Una su tutte: il rompicoglioni lento. Che fa l’upgrading quando ha anche le racchette e rischia di conficcartele in ogni dove.

Ora: io sono lento, ma in discesa mi piace lasciare andare le gambe. Il sentiero è stretto, ci sono i sassi, è pericoloso e ci sta che qualcuno abbia paura. Quindi vada piano. Ma, soprattutto, vada fuori dai coglioni! Faccia passare invece di inchiodarsi entusiasta in mezzo. Che il rispetto tra runner è anche questo, il cedere il passo se ci accorgiamo che stiamo frenando qualcuno. E vi assicuro che l’ultimo se n’è accorto: l’ho preso in mezzo alla nebbia e gli alberi al 17esimo km (preso… in senso metafisico, ecco). Ho cominciato ad attaccarmi al culo, roba da 30/40 cm (giusta la visibilità) e ha cominciato a correre un po’ più rapido. Man mano che provava a saltare, accelerare, mi attaccavo. E così via per quello che credo sia stato il km più veloce e più brutto della sua carriera di runner. Fino al mio “o ti togli o ti butto giù”. Momenti di alto sport! Ma riesco a passare e via lungo una discesa cementata (il mio 19esimo lo faccio sotto i 5 al km). Mi sto divertendo come un folle, probabilmente il traguardo è attorno ai 21.5km. ovviamente a 21.2 mi becca un crampo devastante all’interno della coscia sinistra (probabilmente le maledizioni del rompicoglioni di poco prima). Mi fermo, dico un paio di cose carine. Un dolore, un bruciore devastanti. Ma, cazzo, non si molla. Mi rimetto a correre, il muscolo capisce che sono leggermente adirato, capisce che è finita la discesa e non prenderà più i colpi di prima. Passo il ponte di pietra che porta al traguardo, c’è il pubblico, il male improvvisamente passa, le luci, l’arco dell’arrivo… FATTA!

Coperto di pioggia, fango e sudore, ma contento come non ricordavo alla fine di una gara.

E, per la prima volta, riesco ad arrivare praticamente da solo, tra gli applausi. Cosa che sta portando il mio ego a esplodere.

PM10 e Lo Svedese (occhio cattivo), che da oggi in coppia chiameremo 892 892 mi aspettano dopo la linea. Prendiamo un po’ di acqua (quella dal cielo non è sufficiente) e partiamo di nuovo di corsa verso le macchine. Non chiedeteci come. Ci riusciamo in qualche modo.

Bello quando passiamo accanto a una station wagon, vetri appannati e il culo del padrone contro il finestrino dietro mentre si cambia. Carino anche l’arrivo alle nostre auto e i 39 tentativi di selfie fatti da PM10.

Battute, risate, ah ah ah, mi infilo nella mia macchina per cambiarmi e asciugarmi.

Mentre lo faccio dichiaro “oh, mi metto di qua perché PM10 lo conosco, e pur di vedermi il culo se le inventa tutte!”

Grasse risate e si va avanti.

Dopo un paio di minuti, mentre sono più o meno come mamma mi ha fatto (a parte i BELLISSIMI calzettoni che non riesco a togliere) vedo un’ombra che, quatta quatta, gira attorno all’auto. Una figura allungata che parla della gara, in una cerata gialla tipo conducente di rimorchiatore. E, come per magia, trascinato dal suo flusso di coscienza PM10 mi si presenta davanti.

Per fortuna interviene Lo Svedese spiegandomi che vorrebbe solo capire se sta storia dei centimetri di differenza sia vera.

Non so. Non mi è chiaro.

Detto questo, un altro quarto d’ora a tentare di togliermi i calzini con crampi fino ai gomiti, saluti e baci, misurazioni varie e si va!

Che dire… tanta roba! Dopo la sofferenza della maratona mi serviva provare dei dolori diversi. E il trail in questo è straordinario. La compagnia è stata buona, per la seconda volta in vita mia mi sono sentito come Schillaci in mezzo alla difesa della Finlandia, e direi che ce la siamo passata. A oggi ho dolori anche ad accendermi il sigaro. 

I paesaggi… credo siano fantastici. Mi piacerebbe tanto averli visti. Va beh, sarà per la prossima volta. Buona l’organizzazione, eccellenti i ristori. Basta spingere giù per i dirupi qualche rompicoglioni ed è fatta! Scherzi a parte… amiche, amici… un trail così non è proprio per tutti. Se si è in forma ci si diverte, altrimenti è solo fatica e pericolo. Per se stessi e, soprattutto, per gli altri. Quindi… meglio uno spritz guardando l’arrivo.

Intanto scaldiamo i motori che l’atleticagastronomica® ha последња два годишња именовања (gli ultimi due appuntamenti annui in serbo… che dite? Devo smetterla di bere?).

Ci sarà di che divertirsi!

Intanto evviva il trail!

Evviva il gevero!

Evviva l’atleticagastronomica®!

 

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L’atleticagastronomica™ alla lazzarettovenicemarathon

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Il destino ci manda dei segnali. Alle volte intuibili, alle volte terribilmente evidenti. Sta a noi coglierli.

Ecco, noi siamo l’#atleticagastronomica, a meno che i segnali non arrivino in bottiglia (piena) non li percepiamo.

Questo per chiarire le dovute premesse che ci accompagneranno nel corso di questo STRAORDINARIO post che racconterà la #huaweyvenicemarathon2017

 

Perché l’atletica gastronomica, che oggi si presenta con un picco di esponenti (5 persone con evidenti disagi) lo fa in una condizione a dir poco deplorevole: il sottoscritto con allenamento approssimativo e con un intervento del fisioterapista il martedì per la schiena bloccata da tre giorni. Oltre ad acciacchi vari ed eventuali, senza considerare quelli mentali che risalgono ai fatti happyending de #lamezzaditreviso (la-mezza-di-treviso-tutticonmassimo ) che però non paiono scivolati come acqua fresca.

Gli altri… ma chi sono gli altri? Beh, andiamo con ordine: Il CEO Giuliano Pasini, il Capitano FFIRONMAN®, Giuliano C. (che da ieri cambia nome e diventa Giulianik) e Azz.

E come arrivano gli altri? Chi allenato meno di me, chi con una maratona corsa 20 giorni fa, chi schiantato al suolo durante il lungo in costiera.

L’unico che ci dà qualche speranza è Azz che si presenta all’appuntamento mattutino, casello di Preganziol, carico come un verro fuori dalla stanza della monta (da quando scrivo poesie non smetto più).

Il ritrovo sarebbe un altro segno da leggere. Ma non lo facciamo.

-Quanti siamo?

-5

-Allora in macchina ci stiamo tutti!

-Si, perfetto.

Il fatto che la macchina abbia bisogno di essere guidata e che questo comporti il mettere a bordo Babbo Giulianik è un dettaglio. Romero finisce dritto nel bagagliaio. Raffinato l’umorismo triestino  riferito al “can in baul”, la mia già demolita dignità trascina a fondo anche la prospettiva di un risultato decoroso.

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Arrivati alla partenza solite cose: gente che si infratta in ogni luogo per scaricare la tensione (diciamo così) e noi, timorosi della pioggia, che indossiamo delle mantelline mio omaggio al gruppo, comperate su www.Amazon.it Un bel made in china della peggior specie, roba che un’eruzione cutanea è il meno. E che ci fanno sembrare i teletubbies (con i quali condividiamo una sessualità equivoca).

Le cose peggiorano quando vediamo i peacer: quelli delle 3h30m hanno i palloncini color merda (immaginiamo da sgonfi sembrassero color oro), e si sa che certe immagini prima della partenza non fanno bene ai nostri intestini già provati dalla tensione.

Poi ci sono i misteriosi peacer delle 6h, quelli del tempo limite che girano con delle pistole a colpo singolo per abbattere i sofferenti. E sfoggiano dei perfetti palloncini a tema: neri! Io comincio a guardarli con simpatia pensando che saranno la mia ultima ancora per arrivare alla medaglia.

Vedo già Giulianik e Azz, invece, che puntano festosi i palloncini color merda. Il fatto è che non li vogliono seguire, vogliono fargli la festa.

Notevole la peacer delle 4h30m, un metro e ottanta di bionda. Penso che potrei mettermi a seguirla. Ci rinuncio già prima di entrare in gabbia.

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L’outfit… un bel casino. Diamo atto a questi ragazzi che da quando corrono con me ci provano, dai. Sembriamo anche bellini. Il colpo gobbo lo fa FFIRONMAN che sfoggia la maglietta del vero Ironman. Cosa che durante il percorso scatenerà i bambini tra il pubblico.

Io… come posso dirvelo… la minaccia di pioggia mi fotte (oggi scriverò a www.Ilmeteo.it lamentando la pessima riuscita nelle foto). Da 3 mesi penso a come vestirmi. E alla fine mi ritrovo con roba inadeguata. Belli i pantaloncini neri www.salomon.comcon il compressore interno sui maroni. Bello il gilet nero e gli spyker www.compressport.com neri, bello che spuntino le maniche azzurre di una maglia tecnica www.diadora.com . Ma l’unico berretto antipioggia che ho è un www.nike.com rosso.

Correre vestito male è un ulteriore schiaffo alle mie pretese agonistiche.

Comunque ormai siamo in ballo. Ognuno nella propria gabbia: i due top runner del gruppo davanti, FFIRONMAN® e Pasini in buona posizione, io mi infilo per non trovarmi da solo dietro agli anziani. Unica nota di colore: si materializza Francesca Damiani mentre sto simulando un riscaldamento. Chiamo a raduno gli altri ragazzi “ouh, venite qua che c’è della figa”, ovviamente a voce alta. E ritrovo la mia gabbia affollata di 3000 persone affamate.

Va beh, pronti via!

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Da segnalare che il mio stato emotivo è più o meno quello di Dybala dal dischetto. La cosa è stata peggiorata dalla quantità di mail dell’organizzazione che mi scrive “dai! Mancano solo 3, 2, 1 giorni!” e gli sms di pari tenore di PM10. A tutto questo aggiungiamo che in settimana Gian Sacilotto minaccia dicendo che aspetterà FFIRONMAN e il sottoscritto per correrla insieme. In pratica valuto di scagliarmi nel naviglio del Brenta a stretto giro. Roba da poter riscrivere una versione thriller del piccolo manuale sfigato del running

Comunque c’è un botto di gente e ho la scusa buona per andare lento. Pasini scappa. FFIRONMAN® fa in tempo a occuparsi di una pausa liquida tipo 200 metri dopo la partenza e riprendermi. Al primo km una signora non giovanissima grida “dai che a xè quasi finìa”. Oggi conto di leggere sue notizie sul giornale.

Fino a Malcontenta si va benino.

E si va benino anche accanto al ridente porto di Marghera,  però dei miei amici ho perso le tracce. Amici… diciamo così. La mezza la taglio secondo le previsioni. Discreto il centro di Marghera, quando sbuco in via Dante a Mestre ne ho ancora un po’, infatti bene anche il 25esimo. Poi, che dire… so di avere nelle gambe 26/27 circa. E, precisa come una cazzata di Di Maio, la Dea della maratona mi presenta il conto: al 26 e 100 metri non ne ho più.

Da qui inizierà una gara nella gara. Perché se finiscono le gambe si può solo caricare la testa.

Con un’andatura da far invidia a un cane tripode riesco ad arrivare a Parco San Giuliano (è il terzo Giuliano della giornata, il mio stato di confusione peggiora). Ho un momento, allucinante, in cui mi dico anche “dai che faccio il mio personal best!” e tento di allungare il passo. Dura 4/5 secondi prima che una fitta al quadricipite mi ricordi che magari ci provo la prossima volta. Il simpatico ponte in legno che porta al parco balla come durante un terremoto. Ricordo che lo scorso anno lì su ero finito. Fatalità…

Il ponte della Libertà è un piacere unico. Cielo cupo, casino, dritto come un fuso per 4 km con i treni che sfrecciano.

Intanto il diluvio previsto non dà segni. Solo qualche sporadica goccia.

A un certo punto la folla si apre e inizio a vedere una cosa strana: due divise tricolore di Aiino Runners! “FINALMENTE DELLA GNOCCA!”  e parto come un mig. Mentre mi avvicino vedo che tanto gnocche non sono. Cioè, non è che Emanuele Ferrabò e Andrea de Pieri siano brutti uomini, ma considerato che la loro squadra credo conti il 5% di uomini sugli iscritti, colgo l’ennesimo segnale del destino.

Va beh, in tempi di guerra ogni buco è trincea, dicevano. Non arrivo a questo ma mi incammino con questi due ragazzi come se fossimo in Calmaggiore la domenica pomeriggio. E tra due chiacchiere, un tentativo di accelerazione prima di uno poi dell’altro, quel cazzo di ponte finisce.

Passiamo le zone più brutte del mondo, in mezzo a garage e depositi, si sente parlare in giro di tale Beata Elena Sarzetto da Treviso che avrebbe chiuso la gara già ore prima. Imperterrita la mia nuova e desolata squadra provvede a trascinarsi. Fino a quando Emanuele, in un rigurgito di agonismo, parte. E Andrea sentenzia: “non posso farmi prendere per il culo da mia moglie, vado!” e va.

Rimango solo, afflitto.

Ripenso a Charles Aznavour e alla sua “Com’è triste Venezia”. Ripenso a FFIRONMAN® dei tempi buoni, lo vedo già oltre il traguardo a picchiare qualche nordic walker. A Pasini, quel suo sorriso così ingenuo. A Azz e Giulianik che, lo scoprirò più tardi, hanno praticamente morsicato il culo ai keniani di testa.

Ecco, loro lì che mangiano e bevono e io, ramingo e sconsolato che trascino i piedi compatendomi con frasi tipo “me tapino”. Mentre con grazia imbarazzante sfrecciano Marco Deva e l’elegantissimo Denis Bonesso vestito da mucca pezzata.

Verso il 40esimo, dopo un paio di accenni di corsa dimenticabili, mi tracanno ‘ste due bottiglie di acqua, sperando che l’intestino porconi e mi dia una scusa buona.

Un addetto mi osserva, ha gli occhi di quello che ne ha viste tante e mi fa: “la devi chiudere!”.

Mi guardo dentro. Non so dove trovo un minimo di dignità. Gambe non ci sono più, testa nemmeno. E’ il momento delle palle!

Parto incazzato, giro l’angolo e… mi trovo davanti il primo ponte.

Qui faccio un omissis. Anche se sono un animale, certe cose meglio non raccontarvele, certi pensieri li tengo per me. Sguardo verso il gps, ormai anche questa maratona è andata a puttane, ma voglio quella medaglia. E allora via!

Mi trascino corricchiando alla velocità di una sonata di Chopin, ma continuo a muovermi. Come diceva Lincoln Rhyme, il detective creato da Jeffrey Deaver (tetraplegico, per l’appunto): se ti muovi non ti possono prendere.

Attraverso piazza San Marco facendo il fenomeno. Mi atteggio davanti ai fotografi.

Dal pubblico sento una bambina dichiarare: “Mamma, guarda! I palloncini!”

Mi giro.

Dietro di me i palloncini delle 4h45m

Nella mia gola prende forma uno ‘stocazzo e metto il turbo (si, va beh…).

Spingo come uno stitico, salgo sui ponti incazzato, scendo più incazzato ma il pallone dello sponsor all’arrivo è ancora lontanto.

Via, daje, spacca tutto!

Giuro, non so dove la trovo, ma un minimo di forza arriva e booooom! Taglio il traguardo!

Allora… 4h40m fa cagare. Due minuti peggio di Padova in primavera. Ma 5 minuti meno di Venezia un anno fa. 4 maratone in 18 mesi le ho portate a casa, me l’avessero detto 2 anni fa avrei riso.

Tra l’altro, una maratona con 8000 iscritti che ne porta all’arrivo 5900 non è poco selettiva.

Ora, però, con la Regina delle corse ho parlato: ci prendiamo un attimo di pausa, abbiamo bisogno di tempo per pensare. Credo me la farò con la sua sorella minore e mi ridarò ai vari trail che mi sono perso per preparare (male) questa. Fino a quando ci si diverte, incarnando il vero spirito dell’atleticagastronomica™ va tutto bene. Ma quando la fatica supera il gusto (tipo il sesso dopo 20 anni di matrimonio, per capirci) meglio cambiare obiettivi.

Ma andiamo con le scene noir alla fine.

Arrivo e becco parte della truppa: uno scatenato Azz (3h23m), un gagliardo Giulianik (3h29m) un sereno Pasini (4h10m), un ilare Babbo Giulianik che se la ride alla faccia nostra.

Manca qualcuno.

FFIRONMAN® non si vede. I miei amici mi confessano una cosa: stanno cercando di capire se è arrivato. Il problema è che io sono l’unico a cnoscerne il vero cognome, oltre alla C.I.A ovviamente, quindi la ricerca funziona malaccio. Nessun FFIRONMAN® in classifica. Mentre sono praticamente nudo e sudato in mezzo a 4000 persone eccolo sbucare con sguardo soddisfatto delle sue 4h22m (attenzione, gli ultimi 12 li ha corsi senza calzini, replicando scene ormai dimenticate). Nel salutarci stende due maratoneti che, si dice, nel tempo libero facciano i nordic walker.

Vaporetto, garage.

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Qui si consuma una delle scene più interessanti della giornata: Azz ha dell’entusiasmo intestinale, si fionda verso i cessi del garage che sono a pagamento. Si ravana in tasca ma ha lasciato i soldi in macchina. Il suo sguardo, misto di terrore e stupore, è uno spettacolo. Io i soldi li avrei, ma amo vendicarmi così sulle prestazioni altrui.

Mentre i suoi occhi azzurri assumono il colore dei palloncini delle 3h30m torniamo alla macchina e partiamo come delle schegge verso il casello di Preganziol. Cioè, faccio in modo di ripetere ogni limite di velocità possibile, anche i 30 km/h e becco tutte le buche possibili. Da notare che la porta posteriore della celebre Musa Bianca (che ci richiama anche le attenzioni di qualche camionista) non si apre dall’interno…

Una volta arrivati, e qui il fondo lo tocchiamo, un Azz ormai prossimo all’effetto gavettone apre il pacco gara, pesca la birra omaggio (calda) e la butta giù a collo.

L’intestino è salvo. Ancora oggi dei medici si stanno chiedendo come sia possibile.

Per la dignità, invece, è troppo tardi!

Insomma, la merda come leitmotiv di questa gara, ma con un gruppo di cazzoni così tutto passa in secondo piano.

Evviva la maratona (degli altri)!

Evviva l’atleticagastronomica™

Evviva l’intestino di Azz!

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La mezza di Treviso: #tutticonmassimo

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Questo non sarà uno dei miei consueti articoli su una gara. tenterò, in qualche modo, di tenere a bada il mio umorismo perché voglio raccontare che oggi il running mi ha insegnato qualcosa di grande.

Prima di farlo due aspetti fondamentali:

  • avete comprato il mio https://www.amazon.it/Piccolo-Manuale-Sfigato-Running-atleticagastronomica-ebook/dp/B0753PKHRR/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1507485384&sr=8-1&keywords=piccolo+manuale+sfigato+del+running ??? Dai, spendete ‘sti 2 euro e 99 centesimi, che voglio comperarmi la Renegade Trail Hawk arancione e ho tanto bisogno!
  • La mezza di Treviso… se una gara alla quarta edizione, partendo da zero, porta in pista 2600 atleti, si commenta da sola: una figata mostruosa. Sarà il correre lungo il Sile, sarà il passare per il Calmaggiore, sarà l’organizzazione perfetta, il clima fantastico… non lo so, ma è una gara di bellezza rara. E’ la mia quarta partecipazione, la quinta ci sarà di sicuro. Anche se, devo ammetterlo, sbucato da via Fra Giocondo, vedere l’arrivo lì in fondo mi ha portato alla gola una serie di maledizioni. Che, ovviamente, sono scomparse una volta tagliato il traguardo.

Fatte le dovute premesse andiamo al sodo.

Come al solito ci arrivo con un tasso alcolico doverosamente sistemato nei giorni precedenti (mi dicono che la birra aiuti, io mi fido degli esperti), e come lo scorso anno la gara la uso per preparare la http://www.huaweivenicemarathon.it/it/venicemarathon/ . Lo scorso anno qui ho fatto il mio personal best e Venezia l’ho chiusa in 4h45m sperimentando 13 km con i crampi. Chiaro che quest’anno, per questioni scaramantiche, spero di fare un tempo di merda.

L’#atleticagastronomica è a ranghi ridotti: chi alla Barcolana, chi a Massarosa per dei premi letterari, chi mescolato per non farsi riconoscere. Alla partenza si radunano i reduci: Azz, Matteo Odio Puro Agostinetto, si intravvede PM10 e si aggiunge Gino Crocerossa, chitarrista dei famigerati Royal Acoustic Live di cui mi vanto essere componente ma, soprattutto, medico anestesita-rianimatore presso l’ospedale di Treviso.

Come direbbe Lucarelli, teniamolo a mente, Gino. Che, in realtà, si chiama Dottor Paride Trevisiol e che oggi prova la sua prima mezza. Io sfrutto la cosa: facendo finta di doverlo solo accompagnare nasconderò eventuali tempi indecorosi.

Alla partenza solita fantastica tensione. Come sempre fanno bella mostra di sé le Aiino Runners (si, LE! Gli uomini non li guardo!) belle e bravissime nelle loro divise tricolore. Ok, anche il presidente Gianluca Sacilotto, uno degli autori di questo mezzo miracolo (da una pagina www.facebook.com a oltre 300 iscritti) l’ho visto, dai. E anche l’attento Luca Gionco. Ma anche le belle Elena e Francesca. Che, puntualmente, all’arrivo mi daranno questi 50 minuti.

Detto questo… via! Ci si mette in gabbia, inno nazionale e via per le strade della nostra stupenda città. Davanti a tutti il Sindaco Giovanni Manildo di cui non abbiamo più notizie. Ma pare sia stato visto vagare urlando “i vigili in fondo ai passeggi non li ho mandati io!!!!”. In compagnia di una delle più belle assesso… assessri… insomma: di Alessandra Gazzola, assessore al bilancio.

Va beh, tutto fila lascio. Io mi tiro dietro Paride dandogli qualche dritta. Simulo indifferenza. In realtà spinge più di me, ma faccio finta di nulla.

I primi 5 nemmeno li sentiamo, Paride ha modo di verificare che nel mio libro non invento nulla: i personaggi che cito ci sono tutti.

Via diretti fino al 10 in mezzo alle belle campagne, una bottiglietta di acqua al volo, rischio di soffocamento e via! Cinecity, o come si chiama adesso. Strada dei Tappi che è il punto più duro. Ristoro dei 15 dove la prendiamo con più calma… e si corre!

Paride fila come un jet russo nello spazio aereo siriano. La tabella parla chiaro: chiudiamo a 1h54m e per un esordiente, amiche e amici… la mia prima l’ho chiusa a 2h15m tutti di bestemmie.

Si fila lisci, tutti contenti e sorridenti. E’ fatta.

Al km 18, però, succede qualcosa. Quello che nemmeno lo scrittore di noir che vive in me potrebbe immaginare.

Lungo la splendida e luminosa Restera, tra runners e famigie a passeggio, sulla destra c’è un atleta a terra. Qualcuno gli tiene su le gambe.

-Gino, se ha i crampi, tu ufficialmente sei un ragioniere, non un medico. Via dritti!

Gino annuisce. Ormai annusa il traguardo.

Quando passiamo accanto vediamo che il ragazzo a terra non ha proprio i crampi: un altro runner gli sta praticando il massaggio cardiaco.

Tra un “per dindirindina” e un “porca paletta” Paride ripensa alla sua etica professionale e, seppur in debito di ossigeno, si ferma sul posto.

Da qui, amiche e amici… boh, non so di preciso cosa raccontare.

Massimo, così si chiama, è in arresto cardiaco. Un paio di runner, uomini VERI si sono fermati e uno di loro sta praticando il massaggio con veemenza. Probabilmente gli ha slavato la vita.

Paride si ferma, si inginocchia. Oh, qui parliamo di uno che le vite le salva una decina di volte al giorno. Più o meno switcha un tasto: on/off. Scompare il runner, compare il medico.

Il cuore non c’è. Massimo è fuori gioco. L’ambulanza arriva.

Io, tempo fa, su quattroruote, ho letto che in caso di roba seria ci vuole fermezza, vanno assegnati dei ruoli. Insieme a un altro ragazzo, un tizio vestito da angelo, comincio a tenere lontana la gente. Io, cazzo, sono un ragioniere. Lì non servo a niente. Mi sento inutile come una canzone degli Zero Assoluto.

Corriamo verso l’ambulanza che si ferma a 500 metri perché lì su gomma non si arriva. Gli infermieri sono professionisti seri, il S.U.E.M. di Treviso è la serie A del pronto soccorso.

Vedono Paride all’opera, gli lasciano campo libero. Massimo non c’è, gli occhi rovesciati. Viene da piangere. A noi comuni mortali. Perché ‘sti cazzo di tizi, uomini e donne, in tuta rossa, vanno dritti come dei fusi. Sensori addosso come nei film. “via tutti” e zooooooot! Una scarica elettrica a bestia. Massimo salta su. Cristo, Massimo fagli vedere chi è un runner! E poi hai Paride sopra di te. Uno che ti becca “Comfotably numb” dei Pink Floyd e spara 6 minuti di assolo! Ma di cosa hai paura, Massimo!

Avanti col massaggio, Paride lo intuba. Lì, in Restera, sull’asfalto. Arrivano altri infermieri, altri medici. Insieme a un ragazzo che non so chi sia tento di estrarre la barella dall’ambulanza… ehm… se l’avete trovata incastrata nel portellone è colpa mia.. potete mica farle più facili da usare????

Massimo dà dei segnali, la pancia si alza.

In due o tre gridiamo “Massimo, fottiti! Ci stai fregando la gara!” Paride dice “ok, c’è il polso, è buono!”

Massimo muove una gamba, Massimo respira. Gli occhi iniziano a trovare una stabilit-

Gli altri runner filano via, li mandiamo via. Non vogliono guardare, ma il loro cuore sta spingendo quello di Massimo. #tutticonmassimo anche se non lo sanno.

Su, di forza, sulla barella (un’altra, la prima era… come dire… inutilizzabile…) verso l’ambulanza.

“Massimo, spritz pagato per tutti!”. Muove la testa. Forse sorride. Non lo saprò mai se mi ha sentito, ma Massimo c’è, cazzo! MASSIMO C’E’!

Uno dei ragazzi che si è fermato con noi, in un gesto che mi spacca come una mela, strappa il chip a Massimo e dice “te la chiudo io ‘sta gara! la chiudo per te!” e parte via!.

Non so chi sei. Ma non riesco a trovare le parole per definirti. E notoriamente sono un logorroico.

Paride vorrebbe salire in ambulanza, ma c’è un altro medico.

Mi limito a gridargli, educatamente “hai salvato una vita e adesso chiudi questa cazzo di mezza maratona!”

Ripartiamo. Gli ultimi 2 km li corriamo a 4m30s, mai fatto in vita mia. Adrenalina a mille, e cose dette e non dette tra di noi.

Infiliamo il rettilineo di arrivo che non ne abbiamo più, superiamo il superabile.

Chi ci aspetta non sa cosa sia successo, 2h09m un disastro.

Ma Massimo è lì, che ha tirato fuori le palle e ce la farà! 15 minuti di ritardo sul programma non saranno un problema. Noi siamo con te, ragazzo! Lottiamo insieme!

Tagliamo il traguardo con un magone di quelli devastanti.

Paride ha fatto un tempo di merda. Non manco di ricordarglielo. Io ho infamato il mio già squallido palmares. Ma oggi il running ha vinto su tutto.

E’ curioso. Te li aspetti con le ali, la luce alle spalle.

Invece gli angeli, tante volte, hanno i pantaloncini corti, la canotta, e puzzano.

Il running è un mondo strano. E Massimo, questa volta, si sta portando a casa una medaglia di quelle che ti consegnano solo se hai vinto di brutto.

Evviva la Mezza di Treviso!

#tutticonmassimo

 

FLR2017

Run 4 you… or RUN FOR CHILDREN!

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Ci sono tantissimi motivi che spingono le persone a correre. La linea, la compagnia, la salute, la gnocca, tutte queste cose insieme. E poi ce n’è uno che è un motore incredibile: la solidarietà.

Generalmente racconto gare a cui ho preso (indecorosamente) parte, questa volta vi parlerò di una che ho dovuto saltare, ma che è stata una magistrale iniziativa gestita da ragazze e ragazzi di cui mi vanto di essere amico, che si riuniscono sotto il nome di Aiino Runners.

Perché trascinare più di mille persone a correre per le vie del centro di Treviso un mercoledì sera di settembre, raccogliere 11.328,22 euro (chi ha messo i 22 centesimi?) per aiutare dei bambini, scatenare una festa per le vie della città che non ricordavamo dal passaggio dell’ultima http://www.lamezzaditreviso.com/ è impresa che merita una pagina nel mio blog. Cosa che, ovviamente, ne sminuirà totalmente il successo!

Ok, chiusa la parte sentimentale, andiamo a quella più seria. Perché non ho corso? Perché mi smazzo in gare infernali e la sera che su 1000 partenti ci sono 800 donne di cui almeno 700 di eccellenti fattezze (le altre 100 erano minorenni) io non ho corso?

Colpa di FFIRONMAN™! Sappiatelo!

Ok, ma non diteglielo, per favore… non credo sia il caso… dai…

Insomma, tutto inizia così: una mattina di un paio di settimane fa sono in ufficio. Mi arriva un sms di Elena Sarzetto che, tra un selfie e l’altro mi dice “Alessio, sono sotto il tuo ufficio, scendi un attimo?” e lo fa con quel tono ammiccante che mi scatena pensieri irripetibili.

Mi sistemo la pochette nel taschino, do una pettinata alla barba, un bidet veloce (nel bagno dell’ufficio non c’è il bidet, e credetemi che il lavandino è molto alto), scendo di corsa e… Elena mi trascina da http://www.cappellettogroup.com/ invitandomi a iscrivere me e Coso a questa gara: offerta libera (11 centesimi a testa…) e due orsetti pelosoni e cicciolosi in omaggio. Uno dei due lo battezzo Conato e diventa di mio figlio. L’altro, Corsetto, finisce alla figlia di FFIRONMAN™

Insomma, iscrizione fatta, tutto pronto, mi preparo alla serata della gara quando… la sera prima FFIRONMAN™ mi invia un messaggio minaccioso invitandomi a un allenamento un attimo cazzuto. E non lo fa con un sms. Al pomeriggio mi si presenta davanti a casa il capo ultras del Liverpool, pieno di lividi e, rantolando, mi dice di essere pronto alle 20 in parcheggio. Poi scoppia in un pianto disperato e fugge via.

La faccio breve: finito l’allenamento del martedì sera, in vista della http://www.huaweivenicemarathon.it/it/venicemarathon/ paleso ottimismo, ma inizio a temere che la sera successiva non saranno scintille.

In effetti il mercoledì pomeriggio le mie gambe rassomigliano a dei tronchi di alberi morti sui quali ha piovuto per 15 giorni consecutivi.

Per non fare proprio la figura del chiodo mi presento lo stesso, pimpante (in giacca e cravatta), in piazza Indipendenza un’ora prima della gara, con il mal celato intento di rifilare a CHIUNQUE il mio Piccolo Manuale Sfigato del Running ( https://www.amazon.it/Piccolo-Manuale-Sfigato-Running-atleticagastronomica/dp/1549586149/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1505589869&sr=8-1&keywords=piccolo+manuale+sfigato+del+running ) . Vedo un trionfo di divise tricolore delle e degli Aiino, vedo sorrisi radiosi, vedo anche ragazzi e ragazze di http://www.giocareincorsia.com/ In pratica vedo tutto il bello che una città come la nostra può dare, e lo vedo in quei pochi metri quadri della piazza con la statua in mezzo.

Convinto di essere riconosciuto come il più grande scrittore trevisano di noir (vivente) spalanco le braccia per accogliere le orde di fans.

Non mi caga nessuno. Fino a quando compare Luca Gionco. Che è un bell’omino, ma insomma… va beh, mi consolo abbracciandolo e piangendogli su una spalla. Butto le canoniche due sarde a Martina Ruzza e Francesca Damiani, saluto Francesco Mossenta che fissa il vuoto con sguardo allucinato (si, Checco, lo so, è un duro lavoro stare lì, ma a qualcuno tocca…) e poi, triste come una canzone di Leonard Cohen, dimenticato come il film “Alex l’ariete” con Alberto Tomba, con l’andatura desolante come le partecipazioni di Francesco Salvi al Festival, me ne vado verso via Roggia dove i poveri Emanuele Ferrabò e Rodolfo Chiaruttini hanno la sfiga di subire le mie lamentele sugli adduttori che fanno crock e si devono anche beccare un selfie in mia compagnia. Che sono bellissimo, ma con tutto quello che c’era in giro mercoledì sera il selfie con un uomo equivale a perdere 3-0 in casa.

Morale, io non ho corso. Ma ho seguito la gara con il cuore, momento per momento. E devo dire che queste ragazzacce e questi ragazzacci in tricolore ce l’hanno fatta davvero! Una festa vera, e un successo eccezionale.

Io non conosco tutti i partner che hanno collaborato, magari Gianluca Sacilotto li vorrà ricordare qui di seguito, e mi farebbe piacere. Perché il Presidente, dopo aver tentato di affogare al mezzo ironman di Zell am See ha fatto il secondo colpo in due settimane: scucire oltre 11.000 euro ai trevisani! Che, credetemi, è taaaaaaaaanto più difficile!

Dai, basta così, questo doveva essere un post serio e commosso, e sono finito a scrivere le solite minchiate. Va beh, mi farò perdonare con le migliaia di risate che farete leggendo il mio libro. Giusto per la cronaca: FFIRONMAN™ ha in mano una lista di potenziali acquirenti e si sta sincerando che portino a termine la transazione… vedete voi…

Evviva Il running!

Evviva Aiino Runners

Soprattutto evviva i bambini. Che, tra un mare di stronzate, sono l’unico vero patrimonio che lasceremo su questa terra!

 

FLR2017

 

Piccolo Manuale Sfigato del #running

Ognuno si assuma le proprie responsabilità. Perché se ho deciso di dare alle stampe questo libricino è colpa di tutti. Nessuno è innocente!Non si sentano esclusi i miei amici dell’Atleticagastronomica che non sto qui a nominare (l’ho fatto nel libro, se volete vedervi citati compratelo!). 

Non si senta escluso Bruno Bettamin che, quando gli ho proposto la cosa, poteva fermarmi e invece mi ha dato il via. 

Non lo facciano le e gli Aiino Runners. Che da quando hanno iniziato a leggere il mio blog e i miei racconti sul running mi hanno spinto a fare qualcosa di concreto. 

E non si senta escluso nessun lettore di questi articoli. Che se non aveste detto “oh, fai ridere!” (E devo ancora interpretare questa affermazione) non mi avrebbero spinto a questo folle gesto. 

Il Piccolo Manuale Sfigato del Running è questo: una sorta di manuale/diario in cui ho scelto di condividere ciò che di bello (e soprattutto di brutto) ho imparato su questo sport. Perculando me stesso e tutti gli altri runner. 

Per uno scrittore di noir è stato strano cimentarsi in questo nuovo tipo di scrittura, ma non difficile. La cosa mi fa dedurre che come giallista non valgo una cippa, insomma. 

La scelta fatta insieme a Bruno, uomo metà editor, metà grafico e metà manager (vale 1,5) di scegliere il canale dell’online ha due motivi:

1- rendere il libro fruibile in giro per il globo

2- gestire i prezzi e tenerli bassi. 

Ok, in realtà credo che nessun editore sano di mente avrebbe scelto di pubblicare ‘sta cosa…

Comunque il libro fa ridere, lo garantisco. Fa ridere i runner, fa ridere i pigroni che avranno motivi in più per coglionarci. 

Come si può acquistare?

Su Amazon. A ben 0,99 centesimi in formato digitale e 5,99 su carta. 

Poco, vero? In effetti quando lo leggerete capirete che valeva molto di più. 

Va beh, posso tirarmela un attimo?

Bando alle ciance!

Compratelo, leggetelo, recensitelo bene e parlatene ai vostri amici. E, soprattutto, ai vostri nemici. 

Che ho tanto bisogno…

FLR2017

Piccolo Manuale Sfigato del Running: #atleticagastronomica https://www.amazon.it/dp/B0753PKHRR/ref=cm_sw_r_cp_api_NQPRzbA915Q62

El primiero amor: un anno dopo.

 

Ma perché parlarvi di questa fantastica gara tra le montagne trentine, quando so benissimo che la vostra attenzione la riserverete solo per i sordidi particolari????

Ma non ci pensate mai alla mia dignità di atleta? E a quella di scrittore?

Nemmeno io, a dire il vero. E credo si tratti di due tipologie di dignità che non trovano posizione nella mia sfera dei valori. Nemmeno queste, #perdire

Insomma, la http://www.primierodolomitimarathon.it/it/dolomiti-marathon-it/ l’avevo già corsa perfettamente un anno fa. Era stato il mio primo trail, ed era stata la prima corsa cazzuta in compagnia di FFIRONMAN™ che ormai mi sta rubando la scena con prestazioni sempre più maestose, non soltanto durante la gara. Ma anche prima e dopo.

Andiamo con ordine: l’appuntamento con FFIRONMAN™ è a qualche ora fuori da casa mia. Tornato a casa dal lavoro lo contatto per chiedergli conferma dell’agenda e mi risponde, tra un grugnito e l’atro: «Sarei anche già partito dall’ufficio, ma devo passare le consegne a un collega che è in cesso». E’ più o meno la frase più lunga che gli ho sentito dire da quando ci conosciamo. Ma non mi aiuta a capire a che ora farmi trovare pronto.

Il segnale me lo danno le sirene di un’ambulanza e un’automedica dirette verso il centro. Capisco subito che il collega deve essere uscito dal cesso. O ci deve essere finito materialmente dentro con tutto il corpo.

E allora, puntuali come un agente del fisco, FFIRONMAN™ e la FFMOBILE si presentano davanti a casa e si va.

La Feltrina è pervasa da un traffico intenso, il mio amico simula indifferenza sulle note dei Gemelli Diversi (oh, qualche difetto ce l’ha anche lui), fino a quando preme un tasto sul cruscotto, accanto a quello delle doppie frecce. Un missile Cruise parte come… cazzo, come un missile, e va a colpire un paio di betoniere che ci precedono. FFIRONMAN™ sorride sornione. Lo fermo mentre il sistema missilistico dell’auto sta agganciando il bersaglio successivo che è un pullman di tedeschi.

Procediamo mediamente sereni verso Fiera di Primiero, dove ci fermiamo per il ritiro del pettorale e pacco gara. Torniamo festosi alla macchina e partiamo per una frugale cena a San Martino di Castrozza.

La cosa più figa è che ci accoglie la pioggia con 10 gradi.

Anzi, la più figa ancora è che mangiamo nel medesimo posto dello scorso anno, e ordiniamo le stesse identiche cose. Sono momenti di inaspettata tenerezza.

Certo, quando la titolare del ristorante (vestita in abiti locali, e a causa di questo non ci ricordiamo di che colore avesse gli occhi, perché il nostro sguardo puntava altrove…) chiede a FFIRONMAN™: «Come lo vuole il cervo? Al sangue o ben cotto?»

Lui la guarda e dice solo: «Vivo. Mi arrangio io.»

Per darvi un’idea di cosa mangiamo, sappiate che salto il dolce perché, materialmente, non ci sta. Se tentassi di infilarlo in bocca cadrebbe sul pavimento.

Dopo la cena via diretti verso la casa. E qui, amiche e amici, cominciano una serie di episodi che da soli potrebbero bastare a completare questo articolo.

Si inizia dal fatto che i gradi sono tra gli 8 e i 9. Fuori e dentro casa. Mentre prepariamo i nostri poveri lettini con i sacchi a pelo, siamo costretti a sgomberare una colonia di pinguini dalla camera.

Siamo già praticamente ubricachi quando FFIRONMAN™ stana una bottiglia di nocino lasciata lì probabilmente dal Barbarossa (non Luca, quell’altro) qualche secolo fa. Ma ci diamo giù. E mentre sono fuori a fumare, nel gelo e con la pioggia, FFIRONMAN™ si spegne e frana a letto.

Lo raggiungo e inizia una fase molto particolare. Perché attorno alla casa ci sono tipo 200 vacche (animali, purtroppo… è stata una serata così) con i campanacci. Più che a San Martino pare di essere a Notre Dame.

«FFIRONMAN™, per evitare la cosa dello scorso anno con la sveglia che suona alle 5, ti ricordi ti toglierla? (vedasi racconto https://fulviolunaromero.wordpress.com/2016/07/03/el-primiero-amor-26km-di-dolori-diffusi/ )». Fa dei versi dai quali deduco che lo farà. Poi crolla e lo faccio anche io, cullato dalla pioggia e dai campanacci. Che smetteranno non prima di un paio di ore. Ma, tanto, siamo imbriaghi.

Quando alle 2.33 devo andare in bagno, cerco di fare in modo silenzioso. Nell’ordine: la cerniera del sacco pare un caterpillar in avviamento, il sacco a pelo è sintetico e fa più rumore di uno schiacciasassi, il pavimento scricchiola in ogni modo. Temo di trovare, al mio ritorno FFIRONMAN™ con un machete. Ma non avviene. Però appena accendo la luce in bagno, un raggio esce dalla finestra e, probabilmente, va a centrare dritta in un occhio una mucca. Alle 2.33 Notre Dame riprende servizio.

La sveglia di FFIRONMAN non suona. Certo, avesse anche spento l’ipad non vivremmo un’illumazione a giorno nel cuore della notte ogni mezz’ora. Ma, giuro, non ho le palle per dirglielo.

La mia, di sveglia, dovrebbe suonare alle 6.45 ma alle 6.11 FFIRONMAN™ comincia a girare irrequieto per la stanza. Via, tutti in piedi a goderci un cielo limpido, un’alba spaziale e un bel 5 gradi.

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Purtroppo la cena mi ha lasciato qualche piccolissimo disagio. Lo stomaco è sottosopra, e sfioro la resa già alle 7. FFIRONMAN™, ascoltando le mie parole, non risponde. Si limita a fissarmi. Ovviamente parto.

Via con la FFMOBILE fino a Fiera, prendi la navetta e torna a San Martino. Un’ora al bar che ancora mi chiedo se correre o no, perché sono davvero messo malaccio.

Ma la decisione arriva da sola mentre portiamo le sacche. Da in mezzo al nulla spunta un trionfo di divise tricolore, le e gli Aiino Runners, sempre presenti, capitanati da Gianluca Sacilotto in grande spolvero. Facciamo sto paio di canonici selfie “in memory of Elena Sarzetto” e poi via.

Sorvolo sull’attesa per arrivare a quando propongo a Gianluca la mia strategia di gara: via a 3.15 al km. Per i primi 50 metri. Poi si cammina.

La cosa pare piacere.

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Mentre siamo tutti pronti, alto come un pennone svetta PM10 con il suo sguardo cattivo. E si aggiunge alla festa.

La gara… facciamola breve, tanto chi se ne frega. 26 km spietati. Si sale per 10, lungo il fantastico lago di Calaita si fa lo slalom tra i cropani e le merde delle mucche. Poi si scende lungo un pendio dolce, con l’erba morbida, che ti riconcilia con il mondo.

Da lì 15 km infernali di discese da ammazzarsi con radici e sassi, e brevi salitine che ti chiamano la bestemmia.

FFIRONAMN™ scappa via, Gianluca anche. PM10 a ruota. In pratica mi trovo solo in mezzo a sconosciuti, con un coefficiente passerina 2 su 5, il fiato corto e lo stomaco in subbuglio.

Ciò nonostante la chiudo a 6 minuti meno dello scorso anno. E, tagliato il traguardo, non valuto nemmeno di darmi fuoco.

Cala il sipario su dei tentativi di PM10 di andare a farsi la doccia, mentre FFIRONMAN™ e il sottoscritto regalano afli utenti di un parcheggio delle roboanti scene di nudo.

Divertente tentare di levarsi i calzini. Più o meno da distesi a terra.

Lo stomaco è chiuso, la fatica è tanta. Quindi non mangiamo. Ma, praticamente, assaltiamo lo stand della Forst e poi, con calma, torniamo verso casa.

Mentre raggiungiamo la macchina incrociamo dei nordic walker che arrivano festosi. FFIRONMAN™, fingendo indifferenza, inizia a menare schiaffi a destra e manca. Così. Perché è stata una due giorni divertente. Dei poveretti, ancora mentre scrivo, non ci sono notizie sullo scioglimento della prognosi.

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Dai, tiriamo le somme, che adesso per un po’ non ci saranno avvenimenti degni di nota.

Gara molto, molto, molto bella. E molto, molto, molto dura.

2h44m che vivi con totale intensità mentre senti i muscoli che urlano. Ma che ti soddisfano ogni volta che alzi lo sguardo.

Rispetto allo scorso anno si parla di quasi 700 iscritti in più, e purtroppo va detto che si sono visti tutti. In alcuni tratti stretti era davvero difficile procedere al proprio ritmo. Ma è l’unico appunto che si può fare a un’organizzazione perfetta.

Lo scorso anno ho ricominciato a camminare il giovedì. Quest’anno come andrà?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Nel frattempo si narra che, tornati a casa, FFIRONMAN™ si sia messo a tagliare l’erba in giardino. A colpi di kung fu.

IMG_5494Evviva il trail!

Evviva le Dolomiti!

Evviva FFIRONMAN™ e il kung fu!

FLR2017

 

Iscriversi a una maratona: Italia VS Resto del mondo.

 

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Siccome questo week end non prevede eventi degni di nota, ma lo scrittore noir che vive in me cova storie, eccoci qui!

Magari non vi sarà ancora capitato, o forse si. Ma se siete dei runners dilettanti privi di ogni criterio e di forma di conservazione, prima o poi vi succederà di iscrivervi a una maratona. E, peggio ancora, deciderete di provarne una all’estero per il brivido dell’esordio dove non possono capire le bestemmie che tirate.

Sarà un momento bellissimo. Perché attorno al trentesimo vorrete morire. Ma una volta tagliato il traguardo starete già pensando a quando correrete la prossima. E quella sarà nel belpaese, vicino a casa, così da far accorrere gli amici.

Ma non avete fatto i conti con quello che vi aspetta, e che andrò a riassumere qui di seguito.

 

ISCRIZIONE ALLA MARATONA DI VLADIVOSTOK

 

Sei mesi prima della gara.

-Vediamo un po’ il sito… seleziona lingua… inglese, tedesco, francese, russo, sloveno… polacco… ecco qui, italiano! Va, è tradotto non perfettamente ma che bravi! Allora… ciao! Vorrei correre la vostra maratona!

-Ciao Fulvio! Benvenuto e grazie. Il costo è di 35 euri oggi. Inserisci il tuo carta di credito qui. Addebito 36 euri, uno euri per servizio.

-Ecco qua…

Plin! SMS di addebito

-Grazie Fulvio! Tuo pettorale è 2652. Ti aspetta giorno prima di gara a Expo! In mail che ha arrivata c’è insdruzione per tutto. Buona corsa!

 

 

ISCRIZIONE ALLA CLAUT INTERNATIONAL MARATHON

 

Sei mesi prima della gara.

-Ok… italiano… dai, provo in inglese… CRISTO! No, no, meglio italiano. Allora… Ciao, vorrei correre la vostra maratona!

-Ciao Fulvio, benvenuto! Il costo è di 35 eur solo fino a dopodomani pomeriggio. Però per iscriverti, per favore, clicca sul link posizionato in alto a destra della terza pagina, così verrai reindirizzato al sito della società che si occupa delle iscrizioni!

-Ok, vado subito! Allora… vediamo… eccolo qua! Click!

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-Ma che cazz… ok… copio/incollo il link… ecco qui! Ciao! Vorrei iscrivermi alla Claut International Marathon!

-Ciao! Vuoi loggarti con username e password o devi registrarti?

-Ah… non posso farlo come ospite?

-Purtroppo no. Dai! Metti la tua mail, poi scegli una password facile da memorizzare. Con queste caratteristiche: da 7 a 8 caratteri che contengano almeno 3 lettere e almeno 4 numeri dispari, maiuscole e minuscole, senza spazi.

-Va beh… ecco qua! Ci sono! Il mio profilo è attivo!

-Benissimo! Ora attendi la mail dove cliccherai per confermare!

 

35 minuti più tardi.

-Porca p… è nella casella dello spam. Ok, ecco qui… clicco… benissimo! Mi loggo! Ciao! Sono pronto!

-Ciao Fulvio! Compila il form in tutte le sue parti.

-Fatto!

-Sei tesserato fidal? O hai la runcard?

-Fidal. Che mi costa 30 euro all’anno più 45 di visita medica specialistica con certificato per atletica leggera.

-Benissmo! Inserisci: nome società, codice società, numero di tessera.

-Ecco qui…

-Non lo riconosco.

-… gli zeri prima… ok.

-Benissimo. Hai più di 22 anni?

-Ti ho messo la data di nascita… ne ho 39.

-Grazie! Confermi di essere in buona salute? Sorridente? Con l’intestino che funziona con regolarità?

-Ma… zio cane… ma se sono tesserato significa che mi hanno fatto la visita medica specialistica!

-Ok, ma magari il medico era a tuo cuggino e ti ha fatto un certificato senza nemmeno guardarti, mi muori al secondo km e io cosa faccio?

-Ma??? Ma???? Dai, cazzo! Andiamo avanti, per favore. Che qui finisce che il mouse si trasforma in un dito per la visita prostatica.

-Acconsenti al trattamento dei dati personali secondo la legge sulla privacy? Vuoi scaricarti e leggere le 700 righe di allegato qui di seguito, salvarle e stamparle, oppure clicchi ‘ok’ e la finiamo qui?

-Clicco.

-Bene! Riceverai una mail di conferma!

-Grazie.

E tu confermi che tutti i dati che hai inserito sono veritieri?

-Io entro nel pc e ti faccio a pezzi.

 

26 minuti dopo.

-Ecco ‘sta cazzo di mail. Sono pronto.

-Grazie Fulvio! E’ il momento del pagamento! Cosa preferisci? Carta di credito, paypal, bonifico o contanti?

-Contanti???? Ma con i contanti non ci compro più nemmeno il fumo da Ahmed dietro la stazione delle corriere!

-Dai… contanti… metti in una bustina e ce li mandi, oppure passi al chioschetto 72 ore prima della gara…

-Ma col cazzo! Carta di credito.

-Vabbeh…

-Ma vabbeh cosa? Ma devi fare nero?

-Dai, vai sul sito di pagamenti cliccando il link qui in alto a destra, così puoi pagare, tornare su questo e noi ti manderemo con la ricevuta al sito della maratona.

-Ma perché non sono andato a correre a Bagdad? Va bene… ecco qui… numero di carta di credito… ccv… mobile token… codice di autenticazione…

Plin! SMS. Transazione non eseguita. Caduta linea del server.

Zio porco. Avanti… rimettiamo tutto.

Plin! SMS di addebito. 39 euro.

-Scusa???? Ma non erano 35 euro?

-Ok, ma il costo del servizio, la gestione pratica, la commissione di addebito… poi tengo uno zio che non se la passa bene, e 50 centesimi vanno a un ente benefico collegato a un ospedale della Repubblica di San Marino dove infuria la guerra civile.

-Guarda, dalli anche a tua sorella, basta che sia finita.

-Complimenti Fulvio! Sei iscritto alla CLAUT INTERNATIONAL MARATHON!

 

Due settimane prima della gara

-Ciao Fulvio! Ti aspettiamo a Claut la sera prima dell’evento! Verifica sul sito della società che gestisce l’iscrizione se è tutto regolare. Può esserci un semaforo verde, uno arancione, uno rosso.

-Vediamo… cognome e nome… SEMAFORO ARANCIONE????? Ma come diavolo? Certificato medico non pervenuto???? Ma se sono tesserato FIDAL! Cazzo, mi tocca mandare una mail…

 

La sera prima della gara.

-Ciao Fulvio! Benvenuto alla CLAUT INTERNATIONAL MARATHON! La tua iscrizione è regolare. Il tuo pettorale è il numero 61! Forse. Perché stiamo un attimo casinando con le buste. Corri a ritirare il pacco gara che l’Expo sta chiudendo! E buona corsa!

 

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1,2,trail!

 

E’ strettamente necessario partire da un detto che già in passato mi sono trovato a citare: dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io.

Perché questa fantastica avventura, un dramma in vari atti che si è consumato in una domenica mattina di metà giugno, trova le sue basi proprio in un rapporto di amicizia vecchio come me.

Facciamo un passo indietro: come da prassi, per preservare la dignità degli “atleti” che si allenano o corrono con me, utilizzerò degli pseudonimi. Che, ben sapete, presentarsi da una e dire «io corro con Fulvio Luna Romero» può garantire la serata in bianco.

In settimana sto cazzeggiando sotto i portici a Treviso quando emerge dal nulla il mio vecchio amico: lo chiameremo L’Imbianchino. Che fa molto serial killer.

Ci conosciamo dalla nascita, abbiamo condiviso con le famiglie lunghissime vacanze in montagna, e da qualche tempo abbiamo anche scoperto di condividere la passione per il running, soprattutto per il trail (nel quale millanto essere un professionista).

Mi dice: «Sai, domenica a Maser c’è una bella 10 km, veloce. Che ne dici? Andiamo a farla?» E io che sono un ragazzo ingenuo di campagna, ovviamente acconsento.

Salto temporale: andiamo a sabato sera. Mi chiama l’Imbianchino: «Ho parlato con i miei amici… invece di fare quella, perché non facciamo un giretto che ha scoperto il mio amico, sopra Possagno, più o meno la stessa distanza?».

E io, mona: «Certo!»

Mi presento spavaldo alle 6.20 sotto casa de L’Imbianchino. Ho un sonno tale che nemmeno ascolto mentre mi dice «andiamo a prendere il mio amico, che è uno che viaggia bene».

Raccogliamo Saluda Andonio dopo pochi minuti. Già il fatto che mi esca di casa con l’occhio impallato di odio, uno zaino che i bergen dei SAS gli fanno le seghe, e le racchette, dovrebbe indurmi a pensare che tornare a letto non sarebbe la peggiore idea. Ma, come al solito, vado.

Durante il percorso tento di sondare qualcosa in merito al giro da fare. E le risposte sono sempre molto evasive. Non so perché ma a ogni “su per giù” che mi viene risposto, sento aumentare la pressione esterna sul mio sfintere.

Arriviamo al meraviglioso tempio canoviano di Possagno che sono da poco passate le sette. Il cielo è di un blu commovente, l’aria profuma. E’ quasi tutto struggente fino a quando non si ferma l’auto del quarto elemento di questa simpatica uscita. Dalla vettura scende il Signor Piccolo Ottone. Un omino tenero tenero, con un sorriso timido. Che, per hobby, corre delle ultratrail da 120 km (https://www.ultratrail.it/it/ )

E lo fa insieme a Saluda Antonio.

Il mio umore inizia a precipitare.

Ma affonda all’apertura dei bagagliai. Io, a causa di un’incomprensione relativa al lavaggio del mio abbigliamento, sfoggio una tenuta ideale per una maratona urbana: shorts con lo spacco, una canottiera e la borraccia legata in vita. Gli altri hanno attrezzattura idonea a tentare l’Everest senza bombole.

La pressione esterna sul mio sfintere sale a dismisura.

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Paleso indifferenza mentre tutti si preparano, sorrido scattando qualche selfie. Ma dentro sono terrorizzato.

Perché mi presento a questa specie di allenamento con tre variabili impazzite. Infatti ieri sono stato al mare e:

-ho le gambe ustionate causa addormentamento a pancia in su dalle 11.30 alle 13.30

-parcheggiando la moto in garage mi sono incartato un polso (il sinistro, tranquilli amici!) e ho dei dolori devastanti

-ho comperato una visiera della Salomon (www.salomon.com) che è bellina ma con cui faccio cagare.

Difficile partire sereni.

Comunque al segnale convenuto si parte. Via! Con passo di marcia spedito dentro il bosco e SBAAAAAAAAM! Centro un ramo di traverso con la testa. La ferita lacero-contusa è un’altra indicazione del fatto che il letto non era malissimo.

Saluda Antonio si mette davanti e marcia. Io, in canottierina e shortini, all’ombra del bosco alle 7 di mattina, cammino accanto a L’Imbianchino che mi fa da chioccia. Piccolo Ottone chiude, silenzioso, il gruppo.

La prima ora va via bene, usciamo sulla strada e poco dopo raggiungiamo le trincee sul Monte Pallone (http://www.montegrappa.org/lavori_recupero/palon.php ). Luoghi dal fascino macabro. Quei posti dove ti chiedi se l’amore per la montagna riuscirà mai a unire quello che l’uomo ha diviso.

Qualche foto al fantastico panorama sotto il cielo sempre più blu (a parte delle sciekimike, maledetti potenti!), un’occhiata ai colli asolani, al Col Visentin e la solita scena in cui si fa finta di sapere da che parte è Venezia, e si riparte a passo più spedito, con qualche accenno di corsa. Dai 300 metri di quota alla partenza siamo arrivati attorno ai 1.400 e si sentono tutti.

Avanti decisi tra racconti di cazzate e risate fino a dove il fiato (mio, gli altri sembrano sereni come Letta al telefono con Renzi) lo permette e ci portiamo ancora più in cima fino a raggiungere delle malghe e una pittoresca chiesetta.

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L’aria è frizzante, il sole si fa sentire timidamente, gli occhi si perdono in quell’immenso.

Insomma, pare tutto bello. Fino a quando Saluda Antonio decide che è ora di corrichiare un po’ per inifilare l’anello naturalistico del Grappa. E avanti! Rischio di morire un paio di volte ma tutto va per il meglio. Ovviamente nei pressi del Monte Grappa il cielo si è annuvolato (devo ancora vederlo una volta con il sole in anni, e anni, e anni) e noi ci fermiamo a prendere fiato nei pressi delle trincee. Dove, tra l’altro, ci dedichiamo a foto e video in slow-motion che è meglio rimangano sepolti nei nostri telefoni (esemplare il video di “salta la trincea” in cui L’Imbianchino rischia di ammazzarsi al rallenty).

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Quando si riparte per scendere guardo il gps: segna 10 km. Beh, mi hanno detto che è qualcosa più di Maser, saranno 11 o 12, no?

Poi verifico che siamo oltre i 1.500 metri e dobbiamo tornare a 300. A meno che non ci scagliamo a valle da un dirupo, mi sa che sarà un filino più rognosa.

Ma ancora, in quel momento, non immagino quanto.

Perché mentre ridiamo e scherziamo, con l’inerzia che ci trascina a valle lungo la strada principale. Saluda Andonio ha un’ideona! «Dai, provemo sto sentiero qui.»

Nel frattempo siamo arrivati attorno ai 15k. Il tracciato gps, di cui allego la foto, credo sia abbastanza chiaro: ci siamo persi.

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La situazione è brutta come una canzone dei Baustelle cantata dagli Zero Assoluto.

Cominciamo a vagare come delle mosche su una merda. E proprio una merda viene centrata dal Signor Piccolo Ottone, appena dopo un salto. Con un tallone pieno dentro e swiiiiiiiiishhhhhh a dividerla in due. Vincitore del trofeo “Pesta la Boassa 2017” (o farda, per essere meno provinciali), il Signor Piccolo Ottone si ricongiunge con alcune divinità che invoca.

Guidati dal senso dell’orientamento di Saluda Antonio, in questo coadiuvato dal L’Imbianchino, vaghiamo in mezzo ai boschi per un buona mezz’ora. Roba che due meduse messe insieme un’idea di direzione l’avrebbero avuta.

Quando sto già visualizzando l’elicottero del 118 che ci recupera, e sto scegliendo chi sarà dei 4 a doversi procurare la frattura esposta di modo da non pagare l’intervento, i due capicordata ritrovano la strada. Saluda Antonio esalta l’app del suo cellulare. Cellulare che, trenta secondi prima, noi altri tre stavamo valutando di scagliare verso i colli asolani.

Passiamo in mezzo a sterminate di ortiche che, sulle mie gambe belle scottate dal sole, fanno un ottimo lavoro.

Si scende a valle con veemenza (gli altri 3, io ho finito la benzina circa 10 km prima).

La temperatura sale di brutto, l’umido peggio. L’Imbianchino, alla luce dei 40 anni di amicizia, simula affaticamento per potermi stare accanto, davanti Saluda Antonio e il Signor Piccolo Ottone cominciano a mettere tutti i cavalli sull’asfalto e pian piano (pian piano un cazzo) scompaiono alla vista.

La sintesi: dopo sole 5 ore o soli 23 km, siamo seduti a un bar a tracannare dei litri di birra per riprenderci.

Da lì alla macchina è un soffio. E, finalmente, posso scagliarmi sull’asfalto rovente.

Insomma… bilancio finale: va beh, mi sono divertito come un ebete. E, come dico sempre, il concetto di divertimento è molto relativo.

Ho scoperto dei posti, a poca distanza da casa mia, che sono fantastici. E se l’ossigeno mi fosse arrivato al cervello avrei anche potuto vederli meglio.

Ho reincontrato un pazzo e ne ho conosciuti due peggiori. Ma almeno mi rendo conto di non essere l’unico disagiato di questo mondo.

Dico sempre che la corsa è bella, ma il trail è fantastico. Ecco, oggi lo è un po’ di più.

Mi sa che la proposta di generare un atleticagastronomicatrail® nascerà presto. Ok, prima devo chiedere a FFIRONMAN™ e Giuliano Pasini se posso. E, nel frattempo, convincerli a unirsi al gruppo. Il tutto mentre mi cospargo di ogni tipo di crema le scottature alimentate dalle ortiche e mi preparo ai dolori sparsi che da domattina mi coglieranno. Adesso ancora sono vittima dell’incoscienza da carenza di fiato.

Evviva il Trail.

Evviva i Pazzi!

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Cortina Dobbiaco Run: 30km di “tranquilli che adesso arriva la discesa”

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Potrei partire direttamente dalla fine, ispirandomi alla foto di copertina: il camper che ci ha preceduti nel rientro, da Dobbiaco a Cortina e che ha fatto sì che percorressimo il tratto nello stesso identico tempo in cui il vincitore ha tagliato il traguardo: 1h36m. Probabilmente noi abbiamo bestemmiato di più.

Detto questo, l’appuntamento è uno di quelli golosi. Iscrizione fatta insieme a Giuliano C. Pochi giorni dopo si aggiunge un entusiasta PM10 (entusiasmo che scemerà già prima della partenza…). Poi una settimana fa Giuliano C si infortuna nel corso di un leggerissimo allenamento (tipo 150 km sul Carso con temperature variabili tra 30 gradi e neve) e soli soletti PM10 e io ci avviamo.

 

I due piccioncini Romero decidono di regalarsi una due giorni senza il tenero Coso e la sua clavicola spezzata, così partono il sabato mattina alla volta della perla delle Dolomiti. In realtà si punta su Dobbiaco per ritirare il pacco gara. Ed è sempre affascinante raggiungere la ridente località alto atesina verso le 13. Pare di essere a Barcellona. Il giorno dopo l’esplosione di un ordigno nucleare.

Ritirato il pacco cerchiamo un (dicasi 1) ristorante aperto. Dopo mezz’ora di vagabondaggio (e vi assicuro che vagabondare mezz’ora per Dobbiaco non è facile come sembra) troviamo una simil pizzeria, con delle cameriere gnocche (oh… ma gnocche! Ma tanto gnocche!) in abiti quasi tradizionali, e ci scofaniamo ogni ben di Dio tirolese. Considerato che è l’unico posto aperto e che ci sono circa 3600 runners più le famiglie, il pranzo termina che sono quasi le 16.

Via verso Cortina con il rutto innescato e la digestione in trip, raggiungiamo la rinomata località dolomitica, facciamo il classico selfie con oggetto “ciao poveri”, una passeggiata in Corso Italia e via di corsa a vedere Juve – Real. Che è il secondo evento del week end, come segnalato da un post su www.facebook.com dell’attento Luca Gionco.

Come finirà la partita ormai lo sappiamo tutti, e non è il caso qui di prendere in giro gli sconfitti. Non sarebbe sportivo. Non lo farò.

Insomma, notte di sonno pesante con il piumone, mi alzo riposato come Higuahin al novantesimo, colazione da 14.000 calorie con dolci fatti in casa e si va verso la partenza.

Ok, fino a qui tutto bene. Strano, vero?

Perché è tutto troppo liscio. Sembra quasi di affrontare la Juve del secondo tempo, come segnalato da un post su www.facebook.com dell’attento Luca Gionco.

Perché la partenza è affare appena appena macchinoso. Le borse vanno consegnate presso gli appositi camion dove dei simpatici addetti le prendono una per una, verificano il numero e cercano con cura il gancio a cui appenderle. Il tutto in mezzo a 3600 runners che, come il sottoscritto, hanno fatto colazione a pane e ansia, e covano istinti omicidi.

Superato questo primo ostacolo, inizia la fase “giochi senza frontiere”: a seconda del colore del pettorale ci si allinea dietro una jeep. Tipo ultras scortati dal Reparto Mobile verso lo stadio. Nel cassone della jeep una signorina urla con un megafono, fa molto manifestazioni di piazza anni ’70. Per un momento vorrei alzare il pugno al cielo e dare voce a degli slogan contro Cossutta.

Poi si parte e, tipo pecore in transumanza, si attraversa il centro di Cortina verso la partenza. Nulla di chè, direte voi (come segnalato da un post su www.facebook.com dell’attento Luca Gionco) non fosse che camminare 2 km in mezzo a dei runners procura due sensazioni simili: la prima è una sindrome da inferiorità devastante, la seconda è l’orchite. Perché attorno a me ho sentito raccontare imprese davanti alle quali sembrano credibili anche le cazzate di Assange. Ma avanti sempre, si finisce in griglia.

Qui i primi incontri di spessore: una Elena Sarzetto che grida “facciamo un selfieeeeeeeeee!” mentre il povero Alessio Rizzato cerca di trattenerla per la coda.

Mentre mi volto, in piedi sopra una fioriera, nel suo metro e novanta mi svetta un carico PM10. La faccia di chi ne ha giocate 9, l’espressione di chi ne ha perse 7. Insomma, un pallore non dei migliori. «sei rilassato?» fa un “sì” con la testa e in contemporanea stende un inerme runner accanto a noi (come segnalato da un post su www.facebook.com dell’attento Luca Gionco).

Insomma, com’è come non è, alle 9.30 partono i mostri e 5 minuti dopo tocca a noi, in cheba 2.

Via con entusiasmo, wow! Figata! In centro a Cortina! I ricchi ci osservano incuriositi, qualcuno ci indica sorridendo ai figli «Guarda, Gianpiertommaso, i poveri che scappano dalla fame ah ah ah » ma è una risata contenuta. Da ricco.

E noi siamo felici. I primi 2 km.

Perché al terzo, quando lasciamo la strada che fino a quel momento palesava una leggera salita, affrontiamo quei 5 simpatici metri di muro accanto all’ospedale per accedere alla ciclabile, e ci salgono le peggiori cattiverie.

E da lì sarà un crescendo.

Della frenetica Sarzetto e del buon Alessio perdiamo subito le tracce, a parte che vediamo a distanza qualche flash, PM10 e io tentiamo di parlare ma il fiato si spegne già al quarto km.

Il percorso è in costante salita. Non una roba cattiva, sia chiaro. Ma, cazzo, non molla mai. E il paesaggio è fantastico: a destra alberi, a sinistra alberi, davanti alberi, dietro alberi. Sopra di noi nuvoloni (e in mona anche Pupo e il suo “su di noi nemmeno una nuvola” tutte qui ce le hai mandate).

Divertente il fatto che al terzo km ci sia già gente che si ritira. E tanta, tanta gente che si infila in mezzo agli alberi a scaricare la tensione (fa freschetto, due magliette non guastano…)

Premesso che il coefficiente passerina è molto, molto basso, al quinto km un’illuminazione ravviva la giornata cupa mia e di PM10: davanti a noi non solo alberi, ma questa soave creatura con il nome sulla maglietta: ciao Dalila! Ci mettiamo in scia scegliendola come nostra peacer, e così fanno almeno un’altra cinquantina di runner, tutti uomini e tutti con l’aria del quarantenne affamato. Tutti ugualmente attratti dal suo fantastico… ehm… incedere.

Gente che non farebbe le scale di casa inizia a tirare a 5.40 in salita solo per starle in scia.

Dalila… sii gentile, facci sapere dove correrai prossimamente, che abbiamo tanto bisogno di una come te davanti, che ci dà il ritmo.

Ma la visione dura poco, Dalila scompare dopo la prima galleria (non ci sono notizie sulla sua sorte).

Si continua a salire e al secondo ristoro decido di fermarmi: ci sono acqua, the e sali. Chiedo della cocaina ma l’addetto non ne dispone. Dico che mi lamenterò con l’organizzazione. O, forse, penso di dirlo, perché non riesco nemmeno a parlare.

All’undicesimo tra i runner si sparge la voce che la salita sia eterna, tipo quella di Stairway to heaven. E che l’altimetria diffusa dagli organizzatori fosse fasulla, solo per invitare più gente a iscriversi.

Al dodicesimo si vedono scene isteriche, gente che maledice il giorno dell’iscrizione, qualcuno che grida “campioni d’Europa”, uomini che si autoumiliano implorando dell’acqua.

Al tredicesimo c’è silenzio. Ormai rimane solo il fiato per una muta preghiera.

Ma al 14, amiche e amici … al 14… succede una cosa strana.

E’ un’esperienza quasi mistica, una sorta di orgasmo podistico.

Senza un accenno, senza un segnale… la pendenza cambia e inizia la discesa!

Più attraente del culo di Dalila, più ambita di una birra per un bavarese nel deserto, più liberatoria di un rutto in galleria.

Sotto il cielo plumbeo, con una ventina di gradi in meno della gara di sabato scorso a Jesolo, le gambe cominciano a darci dentro.

Raggiungo delle velocità mai nemmeno sperimentate. Alle mie spalle PM10 divora lo sterrato con la cattiveria di una Sierra Cossworth alle sagre negli anni ‘90

Giù come dei mig, i km scorrono veloci.

Ok, fino al lago di Landro. Perché lì si va in pianura. E, dopo due km a bomba, ci si inchioda miseramente.

Torna lo scoramento, il fiato ridiventa corto. Il sudore si appiccica, le Madonne salgono al cielo.

Ma è solo un momento, poi giù di nuovo!

E avanti così con un ritmo frenetico a cercare di spingere la media per chiudere sotto le tre ore.

A parte delle brevi pause ai ristori per scofanarmi tutto il disponibile, ci do dentro (come segnalato da un post su www.facebook.com dell’attento Luca Gionco). E avanti con vigore ed entusiasmo.

Attorno al 23 vedo Alessio Rizzato sulla sinistra mentre fissa inerte uno steccato, l’occhio impallato di odio. Butto uno sguardo al di là a vedere se la selfistica Elena sta ruzzolando in un burrone verso il lago, ma non c’è traccia di flash, così via dritto.

Ho solo un piccolo problema: il mio gps mi dice che sono in ritardo sulla distanza effettiva di mezzo km. Ciò significa che, come al solito, ho fatto delle traiettorie talmente di merda che chiuderò a 30km e 500 metri. Cioè mi fotterò quasi 3 minuti sul tempo finale.

Cerco di accelerare un po’ per chiudere entro le 3 ore. Mi bastano 2h59m59s, ma cazzodevostaresottoletre.

Mi volto, dietro di me non c’è più PM10 che pare stesse broccolando un paio di austriache a bordo strada.

E qui accade l’irreparabile: sulla mia destra madre e figlia. Bella donna e bella ragazza.

Il problema è che, e lo capirò solo dopo, credo abbiano seguito la corsa per salutare e incoraggiare il marito/padre. Ma le vedo, accanto al lago di Dobbiaco, per la quarta volta. E, in carenza di ossigeno, inizio a pensare di avere le visioni, di essere su Matrix o di essere tornato indietro.

Lo scoramento passa veloce quando vedo il cartello dei 29, spingo duro #finoallafine e scopro una cosa fighissima: non erano le mie traiettorie di merda, ma il kilometraggio un po’ sballato. Perché all’improvviso mi ritrovo davanti al traguardo con l’ultimo km che dura circa 700 metri. Sputo anche l’anima per fare il bastardo negli ultimi metri superando una decina di persone, mi metto in posa per i fotografi, perché possano godere del mio outfit ancora una volta impeccabile (pantaloncino www.salomon.com nero, maglietta rossa H. Robert, gilet www.compressport.com nero con profili rossi, cappellino antipioggia www.nike.com rosso e spiker x-bionic tricolore) e taglio il traguardo con veemenza.

2h56m21s

Un godimento assoluto (come segnalato da un post su www.facebook.com dell’attento Luca Gionco).

Insomma… andata anche questa. Una gara strana, difficile ma più nella testa che nelle gambe. Perché la discesa davvero ti mette in contatto con la luce. Dopo aver quasi vomitato l’anima provi una sorta di ressurezione e capisci che puoi farcela.

Gran bella iniziativa, tra l’altro, degli organizzatori: a fine gara mostri il tuo pettorale e ti servono una Forst. E varrebbe la pena di correrla anche solo per questo.

Brave e bravi le e gli Aiino Runners che hanno portato a casa tante medaglie e tanti bei risultati, mgari anche con delle condzioni fisiche non perfette. Bravo PM10 che alla soglia dell’ipotesi suicida ha recuperato l’orgoglio e ha buttato il cuore oltre l’ostacolo. E anche pezzi di rene, si dice.

30 km a busso. Certo, se ci si aspetta una gara paesaggisticamente spettacolare, consiglio di comperare un dvd con un documentario sulle Dolomiti, perché qui si vedono solo boschi, alberi, alberi, boschi, boschi, qualche albero e dei boschi. Ah, ci sarebbero anche le Tre Cime, che erano completamente avvolte dalla nebbia.

Ma questa ciclabile ha un suo fascino. E considerato che scrivo romanzi in cui faccio morire la gente in modo tremendo, capite che i miei gusti non sono dei migliori.

Dopo l’arrivo il diluvio, ma nel pomeriggio tornerà il sole regalando un cielo squisitamente azzurro (come segnalato da un post su www.facebook.com dell’attento Luca Gionco).

Sipario sulle 4h30m per il rientro a casa, allegramente spese in coda sull’Alemagna.

La prossima volta la tento a piedi.

Tanto, da lì, è tutta discesa!

 

Evviva la #cdr2017

 

FLR2017