Corsa delle Tre Cime: il polo è qui.

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Dovuta premessa: 12.7 km in 1h54m non li ho fatti nemmeno a Rimini, lungo la A14, il venerdì prima del week end di ferragosto.

Ma le attenuanti ci sono tutte!

Andiamo con ordine: qualche mese fa l’amico (…) Giuliano C. mi propone quest’ennesimo atto folle. Ci iscriviamo alla corsadelletrecime http://www.corsatrecime.com/  (il cui nome, ovviamente, è in tedesco, ma essendo che le Tre Cime di Lavaredo sono in Italia, tenterei di raccontare tutto in Italiano…) per provare la strada di un trail estremo. Io, pirla, ovviamente gli dico di si. Facciamo le nostre garette, i nostri allenamenti mettendoci dentro delle salite, fino a mercoledì corriamo con 31 gradi alle 8 di sera… e venerdì? Venerdì si scatena l’inferno meteo.

Premesso che la ricerca dell’hotel mi ha portato a contattare una quantità abnorme di strutture con altrettante mail, alle quali ben in due hanno risposto “ziamo tuti pienni”, alla fine abbiamo ripiegato sulla mia amata Padola di Comelico http://www.valcomelicodolomiti.it/ Il ritrovo è qui venerdì sera. Pioggerellina timida, 11 gradi. Molte bestemmie.

All’arrivo di Giuliano, che da Tolmezzo a Sappada ha avuto davanti un camion, capisco che l’unico modo che avrò per sopire la cattivera che suda da ogni poro sarà il prendere la mia macchina, affrontare  Passo Monte Croce Comelico e andare a Sesto a ritirare il pacco gara.

Via, si parte, si arriva a Sesto con 8 gradi. Molte bestemmie.

Ritiriamo i bei pacchi gara (nota: la gara costa più o meno come un gioiellino di Bulgari personalizzato, ma il servizio e tutto quello che la circonda valgono ampiamente il prezzo) e poi ci lanciamo nella pizzeria/ristornate Martina, a due passi, per una frugale cena pre gara.

Quando usciamo due ore dopo, con canederli, speck, birre e tutto il resto adeguatamente incastrato nel nostro stomaco, la temperatura è di 7 gradi. Molte bestemmie.

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La mattina, al risveglio, veniamo accolti da 2 sms della splendida organizzazione, che riassumo brevemente: 1- causa maltempo partiamo alle 11 invece che alle 10 2- copritevi perché saranno cazzi.

Ora, come è ben noto, ho preparato l’outfit nei dettagli da un mese. Quando apro la finestra voglio piangere.

Nella mia borsa avevo due tipi di abbigliamento: da caldo e da freddo. Li indosso uno sopra l’altro e ancora batto i denti. Colazione e via. Gli occhi di Giuliano C. sono tutto un programma. Prima di partire decidiamo di lasciare in una delle auto, a Padola, una parte di bagaglio. Dettaglio che sembra irrilevante, ma come direbbe Lucarelli “lasciamolo lì…”

Arriviamo a Sesto, consegniamo la sacca e ci rendiamo conto, con malcelato stupore, che dovremmo stare seduti in macchina due ore, mentre la Croda Rossa, a due passi da noi, non si vede nemmeno.

Intanto che siamo seduti nella mia auto ascoltando musica e scrutando il termometro immobile sui 7 gradi, i vetri cominciano ad appannarsi. Pensiamo che, seppure in epoca in cui certe cose siano state sdoganate, essere scambiati per due che si stanno infrattando non sarebbe carino.

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Quindi giù dall’auto e, nel gelo, si va alla partenza. Qui la ferale notizia: su passo della Cengia ci sono 10 cm di neve, quindi il percorso cambierà: non più 17.5km come da programma, ma 12km! Io esulto come un bambino. Giuliano C. mi fa notare che Sesto è a circa 1400 metri, il rifugio Locatelli a 2500 metri s.l.m. http://dreizinnenhuette.com/  Ergo, il dislivello è sempre quello, ma lo faremo in 5km in meno. Smetto di esultare e fisso il vuoto come Grillo quando gli hanno riportato le dichiarazioni di D Maio.

Comunque soldi e paura mai avuti. Freddo tanto. Ma si parte! La convinzione che ho in me è la stessa che Fedez ha di essere un cantante: immensa! Dopo 10 secondi ho già perso il pettorale, mi blocco per raccoglierlo e rischio di essere investito da 1000 persone. Giuliano dà il ritmo, io gli sto dietro. Questo funziona fino alla prima salita. Quando vedo la sua giacca gialla allontanarsi impietosa sulla sterrato.

Io, con la mia giacchina blu http://www.skinfit.eu/it/it/ e il mio pantalone pinocchietto http://www.underarmour.it/it cerco di concentrami sul mantenere un’espressione da essere umano per non uscire di merda nelle foto.

Le salite non sono male… sono brutali! Sentieri veri e propri fatti a scalini dove la gente implora il colpo di grazia. Lo scenario accanto a noi si fa affascinante, anche se le nuvole nascondono le cime. I profumi del bosco misti al tanfo dell’umano sudore sono straordinari, i muscoli porconano, il fiato va e viene, ma si va avanti! Giuliano C. scompare in via definitiva mentre mi abbandono alla mia solitudine di arrampicatore.

Ogni km è una fatica immensa; appena c’è un minimo di falso piano tento una corsetta, poi si ricomincia a camminare arrancando. Il freddo si fa sentire, ma lo sforzo è tale che si va avanti lo stesso.

Usciamo dal bosco e cominciamo a camminare su un altipiano scoperto, con l’aria gelida. Mai paura, le gambe continuano a spingere anche se ogni 30 secondi sento il principio di un crampo. Attraverso ruscelli con un’acqua che ti fa venire voglia di tuffarti dentro, sento che il mio culo, in quanto a consistenza, potrebbe fare a gara con quello di Belen.

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Sul più bello, mentre credo di avere uno sguardo simile a quello di Gasparri, a distanza vedo il tetto del rifugio! E’ FATTA!!!!!!

Mezz’ora dopo devo ancora arrivare… ma una volta tagliato il traguardo… TORTE!

Una tavolata imbandita di strudel, torte ai frutti di bosco, torta alle mele, sacher.. e frutta, the, coca cola. Una roba grande.

Giuliano è già lì, tra il suo e il mio arrivo ha fatto in tempo a fare un altro paio di giri a valle.

Ci voltiamo verso le Tre Cime di Lavaredo: sono a pochi metri da noi, incombenti nella loro bellezza. Che immaginiamo, perché sono nascoste dalle nuvole.

Nel frattempo ci accorgiamo che fa un freddo merdo. Saremo attorno ai 3 gradi, con una simpatica arietta frizzante. Andiamo a raccogliere la sacca con gli indumenti: le sacche sono depositate su una spianata, sembra ci sia stata una strage… poi via, dentro una tenda ad asciugarci e cambiarci. Io indosso il mio accappatoio come un lord, coglionato dal resto dei presenti. Giuliano fa il pudico per cambiarsi, fino a quando un’atleta di nome Tanja (se ci stai leggendo, sappi che la tua immagine ci accompagnerà nelle prossime 200 gare) gli si piazza davanti e si denuda integralmente. Sono scene di un certo livello.

Insomma… si parlava dei bagagli lasciati a Padola… ecco, tra quelli ho lasciato le mutande.

Detto questo, tengo addosso la roba da gara (a parte le magliette termiche asciutte, che altrimenti non sarei qui a scrivere) e via, si esce!


Mentre sono lì tranquillo ad attendere il taxi che mi verrà a prendere, Giuliano mi rivela la sconvolgente verità fino ad allora taciuta: si scende a piedi.

Non oso immaginare la mia espressione. Credo che Schillaci nel 1990 non abbia fatto facce molto diverse. Ma forse anche l’agente di Kondogbia quando gli hanno offerto 30 mln di euro… http://www.transfermarkt.it/geoffrey-kondogbia/profil/spieler/127189

Soprattutto perché noi siamo i più furbi della covata: la gente, nelle sacche degli indumenti (che sono state portate a monte con l’elicottero) ha messo uno zaino. Noi no. Sembriamo babbo Natale con il sacchetto della monnezza sulle spalle.

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1h40m di discesa, 7 km a saltare tra le rocce. Partenza con un freddo artico e man mano temperatura che sale (anche per lo sforzo). Arriviamo a valle come due larve, saliamo sul bus navetta e si va al pasta party!

Una volta alla macchina, mentre Giuliano va a sgranchirsi, io mi piazzo sul sedile dietro a vedere di porre rimedio alla mia situazione abbigliamento, almeno per asciugarmi un po’. E ci riesco. Poi tento di scendere. Dimenticando che le porte posteriori hanno la sicurezza bambini. Rimango chiuso in macchina ‘sti dieci minuti fino a quando torna Giuliano che mi libera.

Si va al pasta party: pastasciutta e torte come non ci fosse un domani. Ma Romero si sa… dagli errori non impara mai, così come fu a Vienna https://fulviolunaromero.wordpress.com/2016/04/12/la-mia-prima-maratona-vienna-nel-cuore-e-anche-un-po-nel-fegato/ canno brutalmente la birra e mi faccio rifilare un’analcolica. Giuliano mi prende per il culo dieci minuti. Quando poi tento di rimediare dichiarando “eh… sai… devo guidare due ore” incrementa la quantità di insulti.

Il pranzo è allietato da una band di giovani che suonano rock sud tirolese. Quelle canzoncine che non capisci se sono tutte diverse, è un medley, o è sempre la stessa solo che fanno pausa per prendere fiato. Il punto però è che la cantante/chitarrista è tanta roba… anche tu, se mi leggi, sappi che la mia band avrebbe proprio bisogno di una ragazza con le tue caratteristiche artistiche.

Per rimediare alla birra, finito il pranzo mi reco al chiosco fuori e, sempre nei 7 gradi permanenti, ordino con entusiasmo due birre alla spina. Gelide. Ancora al momento sto prendendo i fermenti lattici.

Insomma, il bilancio: molto bene! Sempre più intenzionato ad avvicinarmi al trail (e in questo Giuliano C. è pronto a spalleggiarmi), credo che una corsa come questa, col bel tempo, sarebbe stata una cosa grande. Il cambio di percorso sicuramente l’ha reso meno spettacolare, ma è stato un vertical vero e proprio, 6 km da sputare l’anima. Con soddisfazioni indicibili.

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Gran buona l’organizzazione. Del resto si sa, da quelle parti le cose le fanno molto bene.

Insomma, il percorso di avvicinamento a Venezia continua in modo un po’ anomalo, non solo lunghi e lunghissimi ma anche corse che mi permettano di testarmi su altro. Ieri, tra una cosa e l’alra, quasi 4 ore sulle gambe, e anche questo allena! Soprattutto sento crescere l’entusiasmo e la convinzione, a differenza della mia prima maratona in cui in me sentivo crescere una sorta di condanna al patibolo.

Soldi e paura mai avuti!            

Grazie a Giuliano C. per essersi prestato a quest’ennesima follia, e per aver smesso di prendermi per il culo per la birra e per lo Chopin che ascoltavo in macchina.

Lunga vita al Running! E alle Tre Cime!

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