Padova marathon: #iononhopaura

FullSizeRender

Padova Marathon: #iononhopaura

Esatto! Non ho paura. In effetti, ultimamente, mi cago proprio addosso al pensiero di spararmi questa maledetta 42km

Però cosa devo fare? Permaloso come Travaglio, dopo il mio mesto ritiro al 21esimo della Piave Marathon (un bel blocco della digestione con 38,5 di febbre) decido di rigiocarmela. Zitto zitto mi iscrivo a Padova, non dico quasi niente a nessuno (in particolare al direttivo della #atleticagastronomica) quando, sul più bello accade l’imprevisto: il re del noir Giuliano Pasini, reduce da un lusinghiero 3h53m conquistato in Francia in occasione di una maratona collinare dal nome impronunciabile (ma molto, molto elegante) mi dice che vuole provare il colpo gobbo e correre un’altra maratona dopo 15 giorni. Padova, ovviamente.

Io simulo indifferenza ma vince la mia mezza origine ligure e, al fine di risparmiare sui soldi del gasolio, gli confesso che correrò anch’io.

Festa grande, profilo basso, riservatezza innanzitutto.

Tra l’altro la gara cade perfettamente due anni dopo la nostra prima corsa insieme.

Cosa chiedere di più?

Ecco… verso il 25esimo chilometro mi vengono in mente tutta una serie di cose.

Insomma, dopo il consueto brainstorming che nemmeno gli avvocati di Berlusconi per tentare di spostare un processo, fissiamo le coordinate e alle 6.30 partiamo entusiasti verso Padova.

Giunti al bellissimo stadio Euganeo, Giuliano mi svela un segreto custodito gelosamente fino a quel momento: correranno con noi anche una serie di loschi individui, suoi amici emiliani di vecchia data, con i quali condivide varie esperienze maratonis… maratonich… marastocazz… con cui corre spesso maratone.

Mentre parcheggiamo nel totale delirio, con temperature che fanno tremare il culo ai pinguini, si avvicina la nuova truppa di candidati a entrare nell’atletica gastronomica®.

Come al solito, sempre alla luce del fatto che la corsa con noi non è proprio motivo di vanto con gli amici, cercherò di camuffarne le identità, così come nella foto.

Ok, in effetti non ho capito un cazzo di chi si chiama come, di chi è moglie di chi o parente di chi. Quindi, per evitare di fare la figura pietosa, mescolo un po’ le carte.

Il primo individuo che mi si para davanti è un’entità di circa 6/7 metri di altezza. Lo chiameremo Mengo. In quel momento ringrazio Dio che oggi FFIRONMAN™ sia assente (pare sia in giro a piedi a cercare Igor il Russo… dopo che lo avrà trovato lui siamo sicuri del fatto che le forze dell’ordine potranno rinvenirne solo alcuni frammenti), perché una sola occhiata tra i due avrebbe potuto abbattere la curva sud dello stadio.

Segue un omino riccioluto, dallo sguardo ambiguo. Di lui si dice si chiami Zac. Dichiarerà qualcosa tipo “dai, a me basta arrivare” e mi darà 40 minuti al traguardo.

Pare che il suo nome di battesimo sia uguale a quello di Mengo, ed entrambi abbiano sposato due donne dallo stesso nome. Voi capite in che minchia di condizione psicologica parto?

Si? E se vi dicessi che il terzo amichetto è un giovine occhialuto conosciuto come Michi, che ha sposato la sorella di Zac?

Mentre cerco di capire chi sono e dove sono, anche Zac va con la sua sentenza: «è la mia prima maratona… chissà di chiuderla…» Lui, di minuti, me ne darà 39.

Quando ormai mi rendo conto che sarà una gara terribile, nella confusione e promiscuità che regnano sovrane, compare un amico di Michi. Chiamalo amico.

Premesso che mi si presenta dicendo «ciao, sono Emiliano» ma è palermitano (potevo correre lucidamente?), ha ‘sto fisichino che già non promette nulla di buono. Anche lui è alla prima maratona, in realtà alla prima gara. ma ho come la sensazione che estrarrà un coniglio dal cilindro (che noi provvederemo a reinfilargli alla prima occasione… non proprio nel cilindro). All’arrivo mi darà 1h20m.

Insomma, si prepara una bella giornata di merda.

Per fortuna il mio outfit per l’occasione è fantastico: maglia http://www.compressport.com on/off stilosissima, senza maniche per far vedere il tatuaggio nuovo. Shorts http://www.salomon.com composti da due pezzi: un pantaloncino a compressione interno (per evitare… diciamo… sbattimenti di palle, ecco) e uno esterno, molto frù frù, leggerissimo. Della compressport anche gli spyker, segue il BELLISSIMO occhiale http://www.saliceocchiali.it col tricolore in modalità “alpini a treviso 2017”. Tutto sul nero. Farò una gara del cazzo, ma nelle foto uscirò alla grande.

Insomma… via!

Si parte dentro allo stadio, e mi commuovo pensando a quanti oggetti ho scagliato da quelle tribune verso gli avversari. Giro di pista (alla partenza nello stadio vuoto… una cosa molto noir) e poi si esce.

Le prime attrazioni che affrontiamo sono proprio carine. Vediamo lo stadio Euganeo da: dentro, fuori, di fianco, sotto, altro lato, dietro le curve, dietro le tribune, vicino agli spogliatoi, all’ingresso atleti, al posto di Polizia, alla sede del CONI. Poi, per la gioia dello scrittore di noir che vive in me, sfrecciamo davanti al carcere Due Palazzi.

Nel frattempo sono rimasto solo come un cane.

Pasini [che oggi ha abbandonato il look serpenteuolauolastriscianerastrisciagialla a favore di una maglietta rossa sulla quale ha cucito due tasche (la mia anima metrosexual ha un sussulto)] parte a una velocità tale che i kenioti cominciano a inseguirlo bestemmiando.

Il resto della truppa si disperde in mezzo ai tanti podisti già demoliti.

Io… me ne vado placido a un ritmo da pensionato pensando solo a portare a casa la pellaccia.

Ma questa mia fase dura poco. Già verso il 15 comincio a meditare sul fatto che, a dire il vero, non avevo tanta voglia di correre. Mi guardo in giro un po’ spaesato, cerco la complicità di qualcuno che mi dica “dai, saliamo insieme sul bus scopa!”. Ma tra le nubi si materializza il volto di FFIRONMAN™ e continuo a correre. Correre… diciamo che continuo a razzolare lungo la strada. Il percorso si fa interessante ai piedi dei colli (savìo dove che se magna ben? Ai colli! https://www.youtube.com/watch?v=MxPz4gpDlNo ) anche se le mie gambine cominciano ad assumere delle sembianze vagamente legnose.

Lo stomaco che mi aveva tradito l’ultima volta, però, non crea problemi. Qualche fastidio dal sole che batte come un martello sul mio taglio di capelli minimal, ma poco altro.

Però sento che le gambe non girano.

Giunto al 24esimo circa, qualcosa si inceppa. Entro in una crisi nera che nemmeno Renzi la sera del referendum. Non compare nemmeno più il volto di FFIRONMAN™ tra le nubi. Forse perché nubi non ce ne sono, e il sole è a picco.

Decido di fermarmi al ristoro dei 25 per provare a idratarmi e ripartire con veemenza. Un po’ di acqua, un po’ di sali, delle zollette di zucchero. E sono utilissime! Tipo come i coriandoli per pulirsi il culo. Attraverso Abano che inizio a meditare il suicidio, ma pian piano arrivo al 30. Degli amici (ricordate sempre: dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io!) non c’è traccia. Provo a broccolare con un paio di passerine bordo strada, visto il mio stato per pietà mi rivolgono la parola (roba tipo “vattene brutto porco”) e sempre più solo, sempre più affranto proseguo. Quando vedo il cartello “Padova” vorrei baciarlo.

In me si riaccende un lumicino. Soprattutto decido che è ora di smetterla di piangersi addosso: se Di Maio è riuscito a diventare vice presidente della Camera, io posso chiudere questa cazzo di maratona!

Detto fatto ricomincio timidamente a correre facendomi superare da ogni tipo di peacer, ma ritrovo il mio entusiasmo, e il piacere di una bella corsa (piacere pari, più o meno, a quello di una birra calda). L’ingresso in centro, su ciotoli e sanpietrini è festoso, mi salgono le peggiori bestemmie, ma non mollo. Certo non posso camminare con la gente che guarda. E in effetti valuto di simulare uno svenimento. In un angolino vedo mia moglie armata di macchina fotografica, e per un momento sogno che invece della Nikkon imbracci un ak-47 con cui porre fine alle mie sofferenze, ma via dritto con incoscienza.

Il clima si fa entusiasta. Tra corridori ci si incita e ci si spinge. Un paio di novantenni mi superano e mi gridano “dai barba, che ghe semo!”, sfreccio davanti al Santo, rischio di ammazzarmi sul binario del tram ma ormai è fatta davvero!

A Prato della Valle non vengo avvicinato nemmeno da un tossico, così posso dare fondo a tutto quello che ho e, con un enorme magone in gola, infilare il rettilineo dell’arrivo.

Taglio il traguardo spingendo il pugno verso l’alto e, più o meno, rimango bloccato così per una ventina di secondi.

Scena imbarazzante quando una ragazzina mi avvicina per chiedermi il chip che è fissato alla scarpa. Sfodera uno sguardo pietoso e mi dice: «guardi, signore, faccio io». Sentite condoglianze ai suoi genitori. Vi dirò presto dove trovare il corpo.

Vado a prendere la mia sacca, mi incammino verso il prato pronto a mettere in mostra le mie vergogne e la mia lucidità è tale che i nuovi adepti dell’atleticagastronomica® siedono a due metri da me, mi salutano e io nemmeno li riconosco.

Sipario sul mio tentare di togliermi i pantaloncini senza scatenare l’applauso dell’affollata piazza.

Insomma, è andata, e sono 3 in 12 mesi. Invece di migliorare sto peggiorando, sempre più lento e impacciato. Ma i passi avanti nell’outfit sono indiscutibili. E al momento preferisco occuparmi di questo. Mi fa sentire così a disagio a correre vestito male…

E’ stata durissima, ma sono soddisfatto.

Il secondo risultato importante, tra l’altro, è che questa sera sfoggio un’invidiabile abbronzatura da muratore. Non capisco perché quando le pornostar mostrano il segno del costume sulle poppe sia sexy, e se io esibisco il torace pallido tipo Robert Smith dei Cure e le braccia rosse come i capelli di Trump l’effetto sia molto proletario. Boh. Vai a capirlo.

In mezzo a tutte queste elucubrazioni compare Giuliano. La doppietta non è andata come pensava (Giuliano, è risaputo che l’età delle doppiette, per noi, si è chiusa circa 20 anni fa) ma sono molto orgoglioso del mio amico perché in pochi hanno le palle di provarci di nuovo 15 giorni dopo. E solo per il fatto che sia partito, ai miei occhi è un eroe.

Ringrazio la truppa emiliano-palermitana che ha preso parte a questa gara, perché avere qualcuno con cui poter cazzeggiare prima della partenza aiuta. E aiuta tanto.

Ringrazio il clima del nord est: un bel 15 gradi di escursione termica con un umido odoroso di brodo, ti mette proprio di buon umore.

Dai, anche questa è fatta. Adesso un po’ di riposo. Ma a breve l’atletica gastronomica® tornerà a fare ciò che sa fare meglio: mangiare!

Evviva la http://www.padovamarathon.com/it/

Vi lascio, vado a lucidare la medaglia di finisher. Se la trovo, in mezzo alle altre MIGLIAIA!

16230623_1788755091390599_7869721370198802432_n

FLR2017

Annunci

Un pensiero su “Padova marathon: #iononhopaura

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...