L’atleticagastronomica™ alla lazzarettovenicemarathon

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Il destino ci manda dei segnali. Alle volte intuibili, alle volte terribilmente evidenti. Sta a noi coglierli.

Ecco, noi siamo l’#atleticagastronomica, a meno che i segnali non arrivino in bottiglia (piena) non li percepiamo.

Questo per chiarire le dovute premesse che ci accompagneranno nel corso di questo STRAORDINARIO post che racconterà la #huaweyvenicemarathon2017

 

Perché l’atletica gastronomica, che oggi si presenta con un picco di esponenti (5 persone con evidenti disagi) lo fa in una condizione a dir poco deplorevole: il sottoscritto con allenamento approssimativo e con un intervento del fisioterapista il martedì per la schiena bloccata da tre giorni. Oltre ad acciacchi vari ed eventuali, senza considerare quelli mentali che risalgono ai fatti happyending de #lamezzaditreviso (la-mezza-di-treviso-tutticonmassimo ) che però non paiono scivolati come acqua fresca.

Gli altri… ma chi sono gli altri? Beh, andiamo con ordine: Il CEO Giuliano Pasini, il Capitano FFIRONMAN®, Giuliano C. (che da ieri cambia nome e diventa Giulianik) e Azz.

E come arrivano gli altri? Chi allenato meno di me, chi con una maratona corsa 20 giorni fa, chi schiantato al suolo durante il lungo in costiera.

L’unico che ci dà qualche speranza è Azz che si presenta all’appuntamento mattutino, casello di Preganziol, carico come un verro fuori dalla stanza della monta (da quando scrivo poesie non smetto più).

Il ritrovo sarebbe un altro segno da leggere. Ma non lo facciamo.

-Quanti siamo?

-5

-Allora in macchina ci stiamo tutti!

-Si, perfetto.

Il fatto che la macchina abbia bisogno di essere guidata e che questo comporti il mettere a bordo Babbo Giulianik è un dettaglio. Romero finisce dritto nel bagagliaio. Raffinato l’umorismo triestino  riferito al “can in baul”, la mia già demolita dignità trascina a fondo anche la prospettiva di un risultato decoroso.

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Arrivati alla partenza solite cose: gente che si infratta in ogni luogo per scaricare la tensione (diciamo così) e noi, timorosi della pioggia, che indossiamo delle mantelline mio omaggio al gruppo, comperate su www.Amazon.it Un bel made in china della peggior specie, roba che un’eruzione cutanea è il meno. E che ci fanno sembrare i teletubbies (con i quali condividiamo una sessualità equivoca).

Le cose peggiorano quando vediamo i peacer: quelli delle 3h30m hanno i palloncini color merda (immaginiamo da sgonfi sembrassero color oro), e si sa che certe immagini prima della partenza non fanno bene ai nostri intestini già provati dalla tensione.

Poi ci sono i misteriosi peacer delle 6h, quelli del tempo limite che girano con delle pistole a colpo singolo per abbattere i sofferenti. E sfoggiano dei perfetti palloncini a tema: neri! Io comincio a guardarli con simpatia pensando che saranno la mia ultima ancora per arrivare alla medaglia.

Vedo già Giulianik e Azz, invece, che puntano festosi i palloncini color merda. Il fatto è che non li vogliono seguire, vogliono fargli la festa.

Notevole la peacer delle 4h30m, un metro e ottanta di bionda. Penso che potrei mettermi a seguirla. Ci rinuncio già prima di entrare in gabbia.

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L’outfit… un bel casino. Diamo atto a questi ragazzi che da quando corrono con me ci provano, dai. Sembriamo anche bellini. Il colpo gobbo lo fa FFIRONMAN che sfoggia la maglietta del vero Ironman. Cosa che durante il percorso scatenerà i bambini tra il pubblico.

Io… come posso dirvelo… la minaccia di pioggia mi fotte (oggi scriverò a www.Ilmeteo.it lamentando la pessima riuscita nelle foto). Da 3 mesi penso a come vestirmi. E alla fine mi ritrovo con roba inadeguata. Belli i pantaloncini neri www.salomon.comcon il compressore interno sui maroni. Bello il gilet nero e gli spyker www.compressport.com neri, bello che spuntino le maniche azzurre di una maglia tecnica www.diadora.com . Ma l’unico berretto antipioggia che ho è un www.nike.com rosso.

Correre vestito male è un ulteriore schiaffo alle mie pretese agonistiche.

Comunque ormai siamo in ballo. Ognuno nella propria gabbia: i due top runner del gruppo davanti, FFIRONMAN® e Pasini in buona posizione, io mi infilo per non trovarmi da solo dietro agli anziani. Unica nota di colore: si materializza Francesca Damiani mentre sto simulando un riscaldamento. Chiamo a raduno gli altri ragazzi “ouh, venite qua che c’è della figa”, ovviamente a voce alta. E ritrovo la mia gabbia affollata di 3000 persone affamate.

Va beh, pronti via!

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Da segnalare che il mio stato emotivo è più o meno quello di Dybala dal dischetto. La cosa è stata peggiorata dalla quantità di mail dell’organizzazione che mi scrive “dai! Mancano solo 3, 2, 1 giorni!” e gli sms di pari tenore di PM10. A tutto questo aggiungiamo che in settimana Gian Sacilotto minaccia dicendo che aspetterà FFIRONMAN e il sottoscritto per correrla insieme. In pratica valuto di scagliarmi nel naviglio del Brenta a stretto giro. Roba da poter riscrivere una versione thriller del piccolo manuale sfigato del running

Comunque c’è un botto di gente e ho la scusa buona per andare lento. Pasini scappa. FFIRONMAN® fa in tempo a occuparsi di una pausa liquida tipo 200 metri dopo la partenza e riprendermi. Al primo km una signora non giovanissima grida “dai che a xè quasi finìa”. Oggi conto di leggere sue notizie sul giornale.

Fino a Malcontenta si va benino.

E si va benino anche accanto al ridente porto di Marghera,  però dei miei amici ho perso le tracce. Amici… diciamo così. La mezza la taglio secondo le previsioni. Discreto il centro di Marghera, quando sbuco in via Dante a Mestre ne ho ancora un po’, infatti bene anche il 25esimo. Poi, che dire… so di avere nelle gambe 26/27 circa. E, precisa come una cazzata di Di Maio, la Dea della maratona mi presenta il conto: al 26 e 100 metri non ne ho più.

Da qui inizierà una gara nella gara. Perché se finiscono le gambe si può solo caricare la testa.

Con un’andatura da far invidia a un cane tripode riesco ad arrivare a Parco San Giuliano (è il terzo Giuliano della giornata, il mio stato di confusione peggiora). Ho un momento, allucinante, in cui mi dico anche “dai che faccio il mio personal best!” e tento di allungare il passo. Dura 4/5 secondi prima che una fitta al quadricipite mi ricordi che magari ci provo la prossima volta. Il simpatico ponte in legno che porta al parco balla come durante un terremoto. Ricordo che lo scorso anno lì su ero finito. Fatalità…

Il ponte della Libertà è un piacere unico. Cielo cupo, casino, dritto come un fuso per 4 km con i treni che sfrecciano.

Intanto il diluvio previsto non dà segni. Solo qualche sporadica goccia.

A un certo punto la folla si apre e inizio a vedere una cosa strana: due divise tricolore di Aiino Runners! “FINALMENTE DELLA GNOCCA!”  e parto come un mig. Mentre mi avvicino vedo che tanto gnocche non sono. Cioè, non è che Emanuele Ferrabò e Andrea de Pieri siano brutti uomini, ma considerato che la loro squadra credo conti il 5% di uomini sugli iscritti, colgo l’ennesimo segnale del destino.

Va beh, in tempi di guerra ogni buco è trincea, dicevano. Non arrivo a questo ma mi incammino con questi due ragazzi come se fossimo in Calmaggiore la domenica pomeriggio. E tra due chiacchiere, un tentativo di accelerazione prima di uno poi dell’altro, quel cazzo di ponte finisce.

Passiamo le zone più brutte del mondo, in mezzo a garage e depositi, si sente parlare in giro di tale Beata Elena Sarzetto da Treviso che avrebbe chiuso la gara già ore prima. Imperterrita la mia nuova e desolata squadra provvede a trascinarsi. Fino a quando Emanuele, in un rigurgito di agonismo, parte. E Andrea sentenzia: “non posso farmi prendere per il culo da mia moglie, vado!” e va.

Rimango solo, afflitto.

Ripenso a Charles Aznavour e alla sua “Com’è triste Venezia”. Ripenso a FFIRONMAN® dei tempi buoni, lo vedo già oltre il traguardo a picchiare qualche nordic walker. A Pasini, quel suo sorriso così ingenuo. A Azz e Giulianik che, lo scoprirò più tardi, hanno praticamente morsicato il culo ai keniani di testa.

Ecco, loro lì che mangiano e bevono e io, ramingo e sconsolato che trascino i piedi compatendomi con frasi tipo “me tapino”. Mentre con grazia imbarazzante sfrecciano Marco Deva e l’elegantissimo Denis Bonesso vestito da mucca pezzata.

Verso il 40esimo, dopo un paio di accenni di corsa dimenticabili, mi tracanno ‘ste due bottiglie di acqua, sperando che l’intestino porconi e mi dia una scusa buona.

Un addetto mi osserva, ha gli occhi di quello che ne ha viste tante e mi fa: “la devi chiudere!”.

Mi guardo dentro. Non so dove trovo un minimo di dignità. Gambe non ci sono più, testa nemmeno. E’ il momento delle palle!

Parto incazzato, giro l’angolo e… mi trovo davanti il primo ponte.

Qui faccio un omissis. Anche se sono un animale, certe cose meglio non raccontarvele, certi pensieri li tengo per me. Sguardo verso il gps, ormai anche questa maratona è andata a puttane, ma voglio quella medaglia. E allora via!

Mi trascino corricchiando alla velocità di una sonata di Chopin, ma continuo a muovermi. Come diceva Lincoln Rhyme, il detective creato da Jeffrey Deaver (tetraplegico, per l’appunto): se ti muovi non ti possono prendere.

Attraverso piazza San Marco facendo il fenomeno. Mi atteggio davanti ai fotografi.

Dal pubblico sento una bambina dichiarare: “Mamma, guarda! I palloncini!”

Mi giro.

Dietro di me i palloncini delle 4h45m

Nella mia gola prende forma uno ‘stocazzo e metto il turbo (si, va beh…).

Spingo come uno stitico, salgo sui ponti incazzato, scendo più incazzato ma il pallone dello sponsor all’arrivo è ancora lontanto.

Via, daje, spacca tutto!

Giuro, non so dove la trovo, ma un minimo di forza arriva e booooom! Taglio il traguardo!

Allora… 4h40m fa cagare. Due minuti peggio di Padova in primavera. Ma 5 minuti meno di Venezia un anno fa. 4 maratone in 18 mesi le ho portate a casa, me l’avessero detto 2 anni fa avrei riso.

Tra l’altro, una maratona con 8000 iscritti che ne porta all’arrivo 5900 non è poco selettiva.

Ora, però, con la Regina delle corse ho parlato: ci prendiamo un attimo di pausa, abbiamo bisogno di tempo per pensare. Credo me la farò con la sua sorella minore e mi ridarò ai vari trail che mi sono perso per preparare (male) questa. Fino a quando ci si diverte, incarnando il vero spirito dell’atleticagastronomica™ va tutto bene. Ma quando la fatica supera il gusto (tipo il sesso dopo 20 anni di matrimonio, per capirci) meglio cambiare obiettivi.

Ma andiamo con le scene noir alla fine.

Arrivo e becco parte della truppa: uno scatenato Azz (3h23m), un gagliardo Giulianik (3h29m) un sereno Pasini (4h10m), un ilare Babbo Giulianik che se la ride alla faccia nostra.

Manca qualcuno.

FFIRONMAN® non si vede. I miei amici mi confessano una cosa: stanno cercando di capire se è arrivato. Il problema è che io sono l’unico a cnoscerne il vero cognome, oltre alla C.I.A ovviamente, quindi la ricerca funziona malaccio. Nessun FFIRONMAN® in classifica. Mentre sono praticamente nudo e sudato in mezzo a 4000 persone eccolo sbucare con sguardo soddisfatto delle sue 4h22m (attenzione, gli ultimi 12 li ha corsi senza calzini, replicando scene ormai dimenticate). Nel salutarci stende due maratoneti che, si dice, nel tempo libero facciano i nordic walker.

Vaporetto, garage.

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Qui si consuma una delle scene più interessanti della giornata: Azz ha dell’entusiasmo intestinale, si fionda verso i cessi del garage che sono a pagamento. Si ravana in tasca ma ha lasciato i soldi in macchina. Il suo sguardo, misto di terrore e stupore, è uno spettacolo. Io i soldi li avrei, ma amo vendicarmi così sulle prestazioni altrui.

Mentre i suoi occhi azzurri assumono il colore dei palloncini delle 3h30m torniamo alla macchina e partiamo come delle schegge verso il casello di Preganziol. Cioè, faccio in modo di ripetere ogni limite di velocità possibile, anche i 30 km/h e becco tutte le buche possibili. Da notare che la porta posteriore della celebre Musa Bianca (che ci richiama anche le attenzioni di qualche camionista) non si apre dall’interno…

Una volta arrivati, e qui il fondo lo tocchiamo, un Azz ormai prossimo all’effetto gavettone apre il pacco gara, pesca la birra omaggio (calda) e la butta giù a collo.

L’intestino è salvo. Ancora oggi dei medici si stanno chiedendo come sia possibile.

Per la dignità, invece, è troppo tardi!

Insomma, la merda come leitmotiv di questa gara, ma con un gruppo di cazzoni così tutto passa in secondo piano.

Evviva la maratona (degli altri)!

Evviva l’atleticagastronomica™

Evviva l’intestino di Azz!

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La mezza di Treviso: #tutticonmassimo

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Questo non sarà uno dei miei consueti articoli su una gara. tenterò, in qualche modo, di tenere a bada il mio umorismo perché voglio raccontare che oggi il running mi ha insegnato qualcosa di grande.

Prima di farlo due aspetti fondamentali:

  • avete comprato il mio https://www.amazon.it/Piccolo-Manuale-Sfigato-Running-atleticagastronomica-ebook/dp/B0753PKHRR/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1507485384&sr=8-1&keywords=piccolo+manuale+sfigato+del+running ??? Dai, spendete ‘sti 2 euro e 99 centesimi, che voglio comperarmi la Renegade Trail Hawk arancione e ho tanto bisogno!
  • La mezza di Treviso… se una gara alla quarta edizione, partendo da zero, porta in pista 2600 atleti, si commenta da sola: una figata mostruosa. Sarà il correre lungo il Sile, sarà il passare per il Calmaggiore, sarà l’organizzazione perfetta, il clima fantastico… non lo so, ma è una gara di bellezza rara. E’ la mia quarta partecipazione, la quinta ci sarà di sicuro. Anche se, devo ammetterlo, sbucato da via Fra Giocondo, vedere l’arrivo lì in fondo mi ha portato alla gola una serie di maledizioni. Che, ovviamente, sono scomparse una volta tagliato il traguardo.

Fatte le dovute premesse andiamo al sodo.

Come al solito ci arrivo con un tasso alcolico doverosamente sistemato nei giorni precedenti (mi dicono che la birra aiuti, io mi fido degli esperti), e come lo scorso anno la gara la uso per preparare la http://www.huaweivenicemarathon.it/it/venicemarathon/ . Lo scorso anno qui ho fatto il mio personal best e Venezia l’ho chiusa in 4h45m sperimentando 13 km con i crampi. Chiaro che quest’anno, per questioni scaramantiche, spero di fare un tempo di merda.

L’#atleticagastronomica è a ranghi ridotti: chi alla Barcolana, chi a Massarosa per dei premi letterari, chi mescolato per non farsi riconoscere. Alla partenza si radunano i reduci: Azz, Matteo Odio Puro Agostinetto, si intravvede PM10 e si aggiunge Gino Crocerossa, chitarrista dei famigerati Royal Acoustic Live di cui mi vanto essere componente ma, soprattutto, medico anestesita-rianimatore presso l’ospedale di Treviso.

Come direbbe Lucarelli, teniamolo a mente, Gino. Che, in realtà, si chiama Dottor Paride Trevisiol e che oggi prova la sua prima mezza. Io sfrutto la cosa: facendo finta di doverlo solo accompagnare nasconderò eventuali tempi indecorosi.

Alla partenza solita fantastica tensione. Come sempre fanno bella mostra di sé le Aiino Runners (si, LE! Gli uomini non li guardo!) belle e bravissime nelle loro divise tricolore. Ok, anche il presidente Gianluca Sacilotto, uno degli autori di questo mezzo miracolo (da una pagina www.facebook.com a oltre 300 iscritti) l’ho visto, dai. E anche l’attento Luca Gionco. Ma anche le belle Elena e Francesca. Che, puntualmente, all’arrivo mi daranno questi 50 minuti.

Detto questo… via! Ci si mette in gabbia, inno nazionale e via per le strade della nostra stupenda città. Davanti a tutti il Sindaco Giovanni Manildo di cui non abbiamo più notizie. Ma pare sia stato visto vagare urlando “i vigili in fondo ai passeggi non li ho mandati io!!!!”. In compagnia di una delle più belle assesso… assessri… insomma: di Alessandra Gazzola, assessore al bilancio.

Va beh, tutto fila lascio. Io mi tiro dietro Paride dandogli qualche dritta. Simulo indifferenza. In realtà spinge più di me, ma faccio finta di nulla.

I primi 5 nemmeno li sentiamo, Paride ha modo di verificare che nel mio libro non invento nulla: i personaggi che cito ci sono tutti.

Via diretti fino al 10 in mezzo alle belle campagne, una bottiglietta di acqua al volo, rischio di soffocamento e via! Cinecity, o come si chiama adesso. Strada dei Tappi che è il punto più duro. Ristoro dei 15 dove la prendiamo con più calma… e si corre!

Paride fila come un jet russo nello spazio aereo siriano. La tabella parla chiaro: chiudiamo a 1h54m e per un esordiente, amiche e amici… la mia prima l’ho chiusa a 2h15m tutti di bestemmie.

Si fila lisci, tutti contenti e sorridenti. E’ fatta.

Al km 18, però, succede qualcosa. Quello che nemmeno lo scrittore di noir che vive in me potrebbe immaginare.

Lungo la splendida e luminosa Restera, tra runners e famigie a passeggio, sulla destra c’è un atleta a terra. Qualcuno gli tiene su le gambe.

-Gino, se ha i crampi, tu ufficialmente sei un ragioniere, non un medico. Via dritti!

Gino annuisce. Ormai annusa il traguardo.

Quando passiamo accanto vediamo che il ragazzo a terra non ha proprio i crampi: un altro runner gli sta praticando il massaggio cardiaco.

Tra un “per dindirindina” e un “porca paletta” Paride ripensa alla sua etica professionale e, seppur in debito di ossigeno, si ferma sul posto.

Da qui, amiche e amici… boh, non so di preciso cosa raccontare.

Massimo, così si chiama, è in arresto cardiaco. Un paio di runner, uomini VERI si sono fermati e uno di loro sta praticando il massaggio con veemenza. Probabilmente gli ha slavato la vita.

Paride si ferma, si inginocchia. Oh, qui parliamo di uno che le vite le salva una decina di volte al giorno. Più o meno switcha un tasto: on/off. Scompare il runner, compare il medico.

Il cuore non c’è. Massimo è fuori gioco. L’ambulanza arriva.

Io, tempo fa, su quattroruote, ho letto che in caso di roba seria ci vuole fermezza, vanno assegnati dei ruoli. Insieme a un altro ragazzo, un tizio vestito da angelo, comincio a tenere lontana la gente. Io, cazzo, sono un ragioniere. Lì non servo a niente. Mi sento inutile come una canzone degli Zero Assoluto.

Corriamo verso l’ambulanza che si ferma a 500 metri perché lì su gomma non si arriva. Gli infermieri sono professionisti seri, il S.U.E.M. di Treviso è la serie A del pronto soccorso.

Vedono Paride all’opera, gli lasciano campo libero. Massimo non c’è, gli occhi rovesciati. Viene da piangere. A noi comuni mortali. Perché ‘sti cazzo di tizi, uomini e donne, in tuta rossa, vanno dritti come dei fusi. Sensori addosso come nei film. “via tutti” e zooooooot! Una scarica elettrica a bestia. Massimo salta su. Cristo, Massimo fagli vedere chi è un runner! E poi hai Paride sopra di te. Uno che ti becca “Comfotably numb” dei Pink Floyd e spara 6 minuti di assolo! Ma di cosa hai paura, Massimo!

Avanti col massaggio, Paride lo intuba. Lì, in Restera, sull’asfalto. Arrivano altri infermieri, altri medici. Insieme a un ragazzo che non so chi sia tento di estrarre la barella dall’ambulanza… ehm… se l’avete trovata incastrata nel portellone è colpa mia.. potete mica farle più facili da usare????

Massimo dà dei segnali, la pancia si alza.

In due o tre gridiamo “Massimo, fottiti! Ci stai fregando la gara!” Paride dice “ok, c’è il polso, è buono!”

Massimo muove una gamba, Massimo respira. Gli occhi iniziano a trovare una stabilit-

Gli altri runner filano via, li mandiamo via. Non vogliono guardare, ma il loro cuore sta spingendo quello di Massimo. #tutticonmassimo anche se non lo sanno.

Su, di forza, sulla barella (un’altra, la prima era… come dire… inutilizzabile…) verso l’ambulanza.

“Massimo, spritz pagato per tutti!”. Muove la testa. Forse sorride. Non lo saprò mai se mi ha sentito, ma Massimo c’è, cazzo! MASSIMO C’E’!

Uno dei ragazzi che si è fermato con noi, in un gesto che mi spacca come una mela, strappa il chip a Massimo e dice “te la chiudo io ‘sta gara! la chiudo per te!” e parte via!.

Non so chi sei. Ma non riesco a trovare le parole per definirti. E notoriamente sono un logorroico.

Paride vorrebbe salire in ambulanza, ma c’è un altro medico.

Mi limito a gridargli, educatamente “hai salvato una vita e adesso chiudi questa cazzo di mezza maratona!”

Ripartiamo. Gli ultimi 2 km li corriamo a 4m30s, mai fatto in vita mia. Adrenalina a mille, e cose dette e non dette tra di noi.

Infiliamo il rettilineo di arrivo che non ne abbiamo più, superiamo il superabile.

Chi ci aspetta non sa cosa sia successo, 2h09m un disastro.

Ma Massimo è lì, che ha tirato fuori le palle e ce la farà! 15 minuti di ritardo sul programma non saranno un problema. Noi siamo con te, ragazzo! Lottiamo insieme!

Tagliamo il traguardo con un magone di quelli devastanti.

Paride ha fatto un tempo di merda. Non manco di ricordarglielo. Io ho infamato il mio già squallido palmares. Ma oggi il running ha vinto su tutto.

E’ curioso. Te li aspetti con le ali, la luce alle spalle.

Invece gli angeli, tante volte, hanno i pantaloncini corti, la canotta, e puzzano.

Il running è un mondo strano. E Massimo, questa volta, si sta portando a casa una medaglia di quelle che ti consegnano solo se hai vinto di brutto.

Evviva la Mezza di Treviso!

#tutticonmassimo

 

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