Trail del Patriarca e Madonne varie.

Dopo mesi, e mesi, e mesi, e mesi, torno a narrare le peripezie dell’Atleticagastronomica. Vi siamo mancati???

Tantissimo?

Volete ritentare la risposta, per favore, che siamo permalosi come delle scimmie?

Va beh, avanti sempre.

L’occasione è ghiotta: il trail del patriarca, una simpatica passeggiata tra i rilievi della pedemontana, una domenica di primavera.

Partecipano alla contesa: PM10, Lo Svedese, Saluda Andonio e un nuovo membro temporaneo del gruppo: il Timido Andrea. Che, come da prassi, farà il culo a tutti.

Tralasciando le condizioni in cui arriviamo (e non parlo solo di salute e stato d’animo, ma della mia macchina in panne a 5 km dalla partenza) ci prepariamo ad affrontare la sfida.

Saluda Andonio, reduce da un lungo stop, opta per la 14km. Noi, intelligentoni, ci giochiamo la 25.

Pronti-via!

Alle 8,30 ci si lancia come dei Mig. Al terzo secondo di gara Lo Svedese perde il telefono. Considerata la mia macchina prima, valutiamo che sarà un successo tornare a casa non mutilati.

Comunque nel marasma iniziale, sotto lo sguardo godereccio di Saluda Andonio che attende il suo turno, ci perdiamo. Teniamolo a mente.

Il primo km fila via liscio.

Sarà l’unico. Perché attorno ai 1500 metri di distanza si iniziano i 1400 di salita.

Le gambe tutto sommato vanno. E, quando sono in preda al primo crollo (tipo al km 2) ho la botta di culo di mettermi in scia di Fanny Miggiano a cui starò piattellato per gran parte della gara. Inutile dire che lui sta passeggiando e io sono pronto per il polmone artificiale.

Supero Emanuele Ferrabó, all’ottavo faccio un selfie con Andrea De Pieri e vinco il premio per essere l’unico al mondo che nel gruppo Aiino Runners incontra solo uomini.

Il percorso è tortuoso e tecnico. Il fondo scassato, poco spettacolare perché sempre bel bosco. Poi, sul più bello si sbuca in cima e si apre il panorama sulla pianura.

Un sospiro e via di nuovo. Perché non sei in cima, in realtà, ne manca ancora!

E allora spingi, bosco, foglie, radici, sassi.

Diciamo che tutti speriamo che la discesa arrivi presto.

Il problema è che quando arriva è da cagarsi addosso.

Roba che Tomba spostati! Il tutto su cropani coperti da foglie. Ma si va! Il brivido mi tiene vivo.

Intanto penso “ho bruciato gli altri, continuo a tirare e non mi prenderanno!”

Il punto è che il patriarca non molla mai. Finisci una mini discesa e attacchi una salita che ti schianta. Al decimo facciamo un muretto in cui invoco le divinità conosciute. Ma al ventesimo… al ventesimo.. con le gambe ormai cotte si fa un bel ristoro, pieno di ogni ben di Dio. Ci si gira e… in duecento metri si sale di una cinquantina.

Sento gente invocare il colpo di grazia. Io, in primis.

Sali, sali, ma una volta in cima c’è la riconciliazione con gli dei del trail: finalmente un panorama mozzafiato che spazia dal Visentin, ai colli asolani, alla pianura, al parcheggio. Che è proprio sotto di noi. In verticale lo si raggiungerebbe in una trentina di secondi (considerati i miei rudimenti in fisica sull’accelerazione gravitazionale) ma per strada manca ancora quasi un’oretta.

Entusiasmo pari a quello del pubblico a un concerto dei Tiro Mancino.

Cominciamo a scendere e tra me e me “spingo, così non mi prendono!”

La crudeltà degli organizzatori esplode al ventitreesimo: una bella salitina per sciogliere le gambe. Accenni di crampi a gogo, sete bestia (il clima era quello di metà luglio, e la tintarella jesolana muuuuuuta!), ultimo sforzo e via!

Gara finita! Io anche.

3h43m di sofferenza. Ma portata a casa.

Mi accoglie Saluda Andonio fresco come una rosa, birra a fiumi in attesa degli altri. A parte un taciturno Timido Andrea che vaga attorno alla spina della birra. PM10 e Lo Svedese arrivano dopo 10 minuti. Dalla macchina.

Perché io spingo per non farmi prendere, loro spingono per prendermi. Il problema è che loro erano davanti.

Morale, mi hanno dato questi 20 minuti.

Ma la mia umiliazione non la godo appieno, col pensiero rivolto all’auto.

Beviamo il Fratino tiepido, omaggio dell’organizzazione, ci asciughiamo alla meno peggio, indossiamo la… ehm… bella… maglietta della gara, e via! Verso il soccorso stradale.

Somma totale: gara bella, si. Ma durissima. Poco spettacolare bei paesaggi, molto tecnica e probante. Ma nel complesso promossa, anche perché organizzata alla grande.

I miei amici hanno spaccato, una corsa grandiosa!Si vede chi ha la stoffa e chi beve whisky torbato.

Ultima considerazione: due settimane fa, con l’Imbianchino, ho fatto “i sentieri dell’impero” , altro trail rilassante. E, per tutta la gara, continuavamo a ripetere “oh, ma che poca passerina che c’è…”.

Ecco, era tutta al Patriarca.

E allora, evviva il Patriarca!

Evviva il trail!

Evviva il soccorso stradale!

FLR2018

Nella foto la cavia Timmy Luna Romero presenta la maglia.

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