La mezza di Treviso Atto V

Che dire… la mia prima gara è stata la prima edizione, ne ho corse 5 su 5, ho fatto tempi indecorosi e tempi per me ottimi, ho vissuto qualche leggera emozione… ma ogni anno è sempre un piacere e una grande scoperta.

I passaggi per la città, la Restera del mio Carlo Caccia, i sottopassi dove noi trevisani fottiamo i foresti passando sui marciapiedi… tutte cose bellissime!

Ma bando alle emozioni, andiamo con la cronaca di questo quinto atto (e ricordo sempre che il quinto comandamento recita ‘non uccidere’, da cui il titolo del mio quarto romanzo… che non si dica io sia un ignorante!), che ancora una volta ha visto l’atleticagastronomica™ protagonista… di una serie di sfighe che messe insieme fanno un album di Luca Carboni.

FFIRONMAN®: rotto.

Giuliano Pasini: rotto (per colpa mia).

Giulianik: rotto.

Accanto a me, in griglia, si schiera il Dottor Paride Trevisiol (agli atti Gino Crocerossa). Con la fascite plantare.

Accanto a me. Che esco da due giorni di febbre e tre con i bronchi pieni di qualunque cosa possa venire in mente.

Insomma, le premesse per l’ennesimo becero fallimento ci sono tutte!

Ritrovo alla partenza, prima dello start, con un motivo di gioia in più: viene a farci visita Massimo Ghedin, che tutti ricorderete non essere stato in forma cristallina esattamente un anno fa! ( https://fulviolunaromero.wordpress.com/2017/10/08/la-mezza-di-treviso-tutticonmassimo/ )

Ormai il gruppo è coeso, si è cementato. E con gli altri protagonisti di questa avventura, scattiamo una foto di gruppo con delle fashionissime magliette che ho fatto confezionare per l’occasione (e grazie a lotto.it per la fornitura!)

Mentre il Dottore e io ci avviciniamo alla nostra gabbia, silenzioso mi affianca Matteo Odiopuro Agostinetto. Silenzioso e guardingo. Ci osserviamo in cagnesco fino a quando mi dichiarerà di correre ‘solo’ la 10 km.

Il mio disagio cala (si ricorda ai signori lettori che il personaggio in questione corre una gara all’anno, si allena un mese all’anno, e mi dà 15 minuti all’arrivo… nel caso in cui qualcuno si domandasse da dove arriva il soprannome), selfie di rito e via!

No, non via. Perché ho delle missioni da compiere: in primo luogo andare a broccolare con TUTTE le donne che conosco (e anche con un paio di bei giovanotti, a dire il vero), in seconda battuta devo recuperare una svagata Sara Perlini, in trasferta da Verona, che decide di sfidare il destino puntando sulle due ore.

Raggiungiamo insieme una sgargiante Elena Selfie Sarzetto, pacer delle 2 ore, appunto. Presento le due ragazze, le invito a conoscersi meglio, per l’occasione si radunano anche alcuni affamati con i telefoni pronti… ma niente, il tutto si chiude in un trionfo di palloncini colorati mentre Elena urla “selfieeeeeeeeeeeeeeeee” a chiunque le passi attorno.

A me no.

Ne prendo atto.

Va beh, si va in gabbia. In settimana mi contatta PM10 chiedendo di correre con noi. Alla luce delle spiegazioni dello stato di salute in cui versiamo, non si presenta. Si dice sia disperso nelle retrovie.

E devo dire che l’abbinata Romero-Crocerossa funziona alla grande per crearsi lo spazio vitale in gabbia: tutti quelli che ci vedono, memori degli episodi passati, cambiano aria velocemente. Ancora un paio di minuti e avremmo potuto trovarci a partire per primi. Con distacco su tutti.

Ma si narra che lì, in prima fila, prenda posto il Sindaco Mario Conte, e tutti rimangano in rispettoso raccoglimento alle sue spalle. Partirà, lo sappiamo. Ma nessuno oggi sa dove sia finito, e questo silenzio istituzionale si sta facendo inquietante!

Mentre l’ex Sindaco Giovanni Manildo si narra abbia corso la 10km all’urlo “finalmente!!!”

Bene, inno nazionale e si parte!

Obiettivo, attribuitomi dal Coach Andrea Toso, è: no ‘sta morir.

Il primo km sembriamo Ronaldo (non l’imitazione attuale con il 7, il Fenomeno vero) che perfora le difese. Perché proviamo a cazzarci su un ambizioso 5.10 al km, ma scopriamo una cosa importante: la gente non capiscono una minchia!

Ci sono le gabbie? Hai un colore? Vai nella gabbia di quel colore.

Perché, amica, amico, se la tua gara consisterà nel tentare di arrivare al sesto km prima che faccia buio, e ti piazzi davanti a tutti, rischi la vita.

Ora, i miei limiti li ho, e molto molto marcati. Ma rispetto gli altri. Sono scarso e parto dietro, o almeno al posto che mi viene attribuito.

Questi no!

Parte qualche simpatico insulto, un paio di colpi tipo Tassoti nel mondiale ’94 e via.

Gino Crocerossa mi sta giusto quel metro dietro (vuoi mai…), e filiamo lisci fino al sottopasso di Via Ghirlanda dove, per l’appunto, gli habituè se ne vanno sui marciapiedi facendosi beffe delle matricole che si sparano una discesa e una salita da trail.

Qui il primo, inquietante, episodio: davanti a noi una bella signorina (si, con la maglia Aiino, cosa credevate)  sembra un salvadanaio in corsa: Miss Monetina colpisce! A ogni passo, le monetine e le chiavi nelle tasche, fanno quel rumorino appena appena fastidioso.

Si va in sorpasso pronti a scaricare le nostre ire. Quando la guardo. Mi sorride. La riguardo. Mi risorride…. Martina Ruzza, dopo questo episodio temo che la tua vita di runner non sarà più la stessa…

Avanti così tra gente che inizia a patire il caldo e altra che invece di depositare le bottigliette nei cestini le lancia nei fossi (aveste tre giorni continuati di diarrea, è colpa mia).

Il percorso, al solito è vario e piacevole. E’ bello uscire dalla città, arrivare in mezzo all’aperta campagna tra ville e filari, iniziare a sentire l’energia del fiume e seguirlo per tornare nel centro storico.

Qualcuno per strada cede, i soccorsi sono sempre tempestivi, ennesimo segno di organizzazione impeccabile. I soccorritori girano in bici tra i runners e tutti noi ci sentiamo più tranquilli. Soprattutto Gino che, stavolta, conta di chiudere la gara.

L’ambizioso ritmo di partenza è più o meno lì. Subisce un duro colpo quando, nel silenzio, tra me e Gino si infila una figura inquietante: Marco Bilme Biffis, l’usignolo della destra Piave, la voce dei nostri Royal Acoustic Live.

Ma ancora più inquietante è che ci saluta e va. Arriverà 4 minuti prima di noi.

Questa sera ci vediamo.

Temo da domani non correrà più. Non che io sia vendicativo o permaloso…

Insomma, via verso il centro, atmosfera bella con il pubblico che ci sostiene durante le fasi di rientro nelle mura. Strappetto in via Collalto, strappetto verso piazza dei Signori con il ritmo che sconta le temperature e cala leggermente. Dove ‘leggermente’ è un aggettivo molto variabile.

Si sbuca sotto le mura e rettilineo del traguardo!

Booom!

1.52.07

E, viste le premesse, è andata alla grande! Mi accoglie la grande Cecilia Bernardi, anima della gara. E, mentre mi saluta, accanto a noi un tizio comincia a vomitare. Uno spettacolo nello spettacolo.

Finale pirotecnico con fila di selfie con personaggi (femminili) noti e meno noti. Con giri a elemosinare dei buoni per la birra gratis, con secondo turno di broccolamento dopo il bianco totale del primo.

E in questa fase si fanno gli incontri interessanti: un Gianluca Sacilotto fresco come una rosa e sorridente come Berlusconi, accompagna verso il palco Ginevra Francavilla che va a prendersi il quarto posto femminile. Acchiappato con un tempo che non cito per questioni di pudore e per non distruggere questa immagine di nazione patriarcale.

Passa poi Marco Ganassin che mi dice “mah, oggi l’ho fatta lenta per mettere su km…” Cretino io che gli chiedo cosa voglia dire lenta. Anche a Marco suggeriamo gran dose di fermenti lattici.

E poi Elena Sarzetto che continua a correre in giro perché, generalmente, in due ore fa 30 km, e non riesce a farsi una ragione di questa cosa.

Insomma, famo un bilancio: lasciando stare i tempi che oggi mi interessavano davvero poco, le cose sono andate davvero bene!

In primo luogo ho scoperto quanta roba può produrre un polmone sotto sforzo, e nemmeno Piero Angela avrebbe saputo spiegarmelo.

Poi mi sono divertito, e credo si siano divertiti tutti. La mezza di Treviso è una garanzia di bellezza e di organizzazione.

Un anno fa le cose erano andate diversamente, ma oggi Massimo era lì con noi, si è fatto i suoi 10 km e questo è ciò che davvero conta, oltre ogni dimensione sportiva.

Il 14/10/2018 è stata, per la mia città, una festa grandiosa: gara, fiere di San Luca, Cartacarbone e altri festival. Una città viva, calda, colorata, entusiasta. Ed è stato bellissimo!

Un abbraccio ai miei concittadini che ieri si lamentavano ai semafori perché non potevano arrivare in centro in macchina e parcheggiare dentro ai negozi che avevano scelto, in piena tradizione trevigiana. Capisco il vostro dolore, è anche il mio. Fatevi una bella passeggiata che vi passa.

Un abbraccio a quelli che in Restera pedalavano in bici contromano, incazzati, perché dovevano per forza passare di là. Capisco il vostro dolore, è anche il mio. Fatevi una bella passeggiata che vi passa.

E un ultimo abbraccio a quelli che un anno fa, nella stessa occasione, e fino a giugno in ogni occasione simile hanno saturato i social di foto di auto in coda, e quest’anno hanno fatto finta di nulla. No, non pensiamo male… è più che probabile che la bellezza di questa gara abbia contagiato anche loro!

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Evviva i residui dell’atleticagastronomica™

FLR2018

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