Maratona di Firenze 2018: Pasini&Romero show

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Firenze lo sai, non è servita a cambiarla
la cosa che ha amato di più è stata l’aria
lei ha disegnato, ha riempito cartelle di sogni
ma gli occhi di marmo del Colosso Toscano
guardano troppo lontano.

Ivan Graziani cantava una canzone triste triste triste, triste triste triste, triste triste triste, triste come lui. E qui, care lettrici e cari lettori, ci è mancato davvero poco!

Perché la http://www.firenzemarathon.it/it/ha rischiato di trasformarsi nella Caporetto dell’atleticagastronimica®.

Ma facciamo un passo (o più passi) indietro.

Dopo il disastroso secondo tentativo a alla http://www.huaweivenicemarathon.it/it/venicemarathon/2017 latleticagastronomica-alla-lazzarettovenicemarathon avevo dichiarato: mai più maratone!

E infatti… a giugno, l’unione podistica non ufficiale di cui faccio parte, decide di partire in gran delegazione per Firenze: vuoi che la gara si corre tardi quindi l’estate è liscia, vuoi che è l’occasione per sfondarci di ribollita e Chianti… come’è come non è, si decide. Alla totale insaputa delle mogli che prenderanno con grande filosofia la nostra decisione, comunicata due mesi dopo l’iscrizione, con biglietti e hotel già prenotati.

Io non ne posso più di portare a casa solo tapiri e medaglie di legno, così mi affido al coach Andrea Toso, autore di miracoli sportivi con materiale grezzo (leggasi: portare Pasini ben sotto le 4 ore), abbatto la mia nota arroganza e mi faccio portare per mano.

Idea interessante! Lo pensano tutti quelli che mi circondano, amici e parenti, colleghi o semplici conoscenti: praticamente mi demolisce. Durante i tre mesi di preparazione, nel corso dei quali esordisco anche nel triathlon jesolo-e-il-battesimo-del-triathlon faccio più km che con la macchina, a delle velocità che avevo sperimentato solo nel trangugiare birra.

Mi massacro, sputo sangue e bile, perdo 3 kg, ma comincio a vedere dei risultati seri.

Ma lasciamo lì la cosa per un attimo, perché in contemporanea accadono degli episodi, che il Cottolengo spostati.

A metà agosto, FFIRONMAN™ accusa un leggero fastidio al tendine di Achille. La sentenza del medico è implacabile: stai fermo un paio di mesi.

Inutile dire che non ci sono più notizie del medico e nemmeno di Achille. Per tre settimane i giornali pubblicano notizie su nordic walker che scompaiono durante le passeggiate domenicali, il terreno smosso nel giardino di FFIRONMAN™ non è per nulla rassicurante in merito.

Pasini è in gran forma: praticamente sotto minaccia accetta di accompagnarmi al trail del Vajont, https://www.percorsidellamemoria.it/, 25 km stupendi attorno alla famigerata diga. Stupendi fino al 18esimo, quando Giuliano mette male un piede e si procura una simpatica distorsione alla caviglia. Stop 20 giorni. A due mesi dalla maratona.

Io non ricordo sensi di colpa così da quando bucavo di nascosto il pallone dei figli dei miei vicini.

Il Dottor Gino Crocerossa si becca una sinusite deboradante scatarrotica due giorni prima.

Io ho un’idea brillante: 9 giorni prima faccio il mio dovere di socio Avis, e regalo mezzo litro di sangue ai bisognosi. Il coach tenta di uccidermi.

Insomma, le premesse sono una merda.

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Scusate, questa mia foto con la maglia dell’inter non c’entra.

Dicevamo…

Eppure, tornando indietro, il percorso di avvicinamento è perfetto: bene i primi due 21, benissimo il 30 insieme a Giuliano che, non si sa dove, trova la determinazione per tirare fino alla fine. Un disastro il lunghissimo da 35 che si chiude a 32 mentre dal 14esimo valuto di farmi venire a prendere in macchina. Alla grande l’ultimo lunghissimo con un bel 32 corso in totale relax. Insomma, la mia forma è alle stelle, il mio cervello anche e rischio di mandare tutto a puttane.

Per 9 giorni mangio più o meno le stesse proteine che ingoio in due anni, manca solo mi metta a sganocchiare delle costate crude in macchina mentre sono in giro per lavoro, e ho fatto tutto.

Pasini palesa calma, io sono un’intrattabile corda di violino. Per fortuna le ultime due settimane lavorative sono un macello, così ho modo di stancarmi più di prima.

L’ultima settimana, poi, è straordinaria: niente alcool per 7 giorni (NIENTE ALCOOL PER SETTE GIORNI, LO RIPETO) e a letto alle 21.30 tutte le sere. Con il circolo anziani che mi manda biglietti per invitarmi alla bocciofila.

Però si parte con il frecciarossa e si sbarca a Firenze. Dove diluvia.

Ricordo i suoi occhi, strano tipo di donna che era
quando gettò i suoi disegni con rabbia giù da Ponte Vecchio
“Io sono nata da una conchiglia” diceva
“La mia casa è il mare e con un fiume no,
non la posso cambiare”.

Il sabato pomeriggio (quello di passerotto non andare via) mi coglie una calma surreale. Una cosa che ancora oggi non mi spiego. Tipo che la nave è affondata in alto mare, e ormai posso solo nuotare fino alla riva.

Consueto scambio di 14.000 whatsapp con Giuliano per decidere il luogo di incontro e a letto presto.

L’ultimo mio messaggio dice: tranquillo, non prenderemo nemmeno una goccia!

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Domenica mattina, ovviamente, diluvia.

Ci incontriamo in piazza Madonna degli Aldobrandini, che solo a scriverlo con il correttore automatico vengono le crisi.

Giuliano si presenta accompagnato dal fido Zac, medico anestesista rianimatore. Che insieme a Gino Crocerossa è una garanzia per la riuscita della gara. O, per lo meno, per la  nostra sopravvivenza. Magari attaccati a una macchina, ma vivi.

Mi presento avvolto in una tuta di carta tipo RIS, con sopra il sacchettone anti pioggia omaggio dell’organizzazione. Il mio stato di metrosexual non uscirà facilmente da questo momento.

Entriamo nella nostra gabbia mentre due napoletani litigano di brutto con gli addetti alla security per prendere posto nella gabbia con non compete loro (molto italiano, come episodio). Diluvia più di prima. Dalle finestre dei palazzi si affaccia una ragazza con le poppe fuori, ed è l’unico momento sereno.

Tolto il costume da pirla, sfoggio l’outfit per l’occasione: shorts www.nike.com, spiker www.compressport.it neri come gli shorts, gilet nero https://www.sportler.com/it/lp/getfit, maglietta bianca e berretto nero https://www.underarmour.com/en-us

Bellissimo e fashionissimo. Soprattutto, senza pancera di lana! Minchia come mi sento arrivato!

Scopro solo in quel momento che siamo 9.000 partenti e mi chiedo come faremo attraverso le strette vie del centro. Lo capirò presto.

Lo sparo è alle 8.30 e alle 8.36 partiamo anche noi. Il nostro mini gruppo si disperde subito, di Gino abbiamo solo notizie telefoniche.

I primi 2 km di fatto ci si trascina immersi in una bolgia che nemmeno a San Siro per il derby. Scopro presto una cosa che mi accompagnerà per tutta la gara: i toscani parlano. E lo fanno a voce molto alta. In pratica è tutto un urlo che ti si scatena improvviso accanto alle orecchie.

Al terzo rischio di infarto, decido di isolarmi.

Si lascia il centro e sento che le gambe iniziano a prendere il ritmo, infiliamo il parco delle Cascine con entusiasmo anomalo quando, sullo stesso viale in senso opposto, incrociamo il gruppo di testa: dei proiettili con le gambe. L’entusiasmo scema di botto.

Intanto continua a diluviare. E i toscani parlano e urlano.

Avanti così, problemi zero. Mi faccio dei maxi trattamenti di pnl, corro conservativo attorno ai 5.40, deciso a dare il tutto per tutto gli ultimi 6. Si. Proprio.

Bello il passaggio al 13esimo chilometro, dedicato a Davide Astori, con una tabella viola.

Alla mezza ci arrivo in un attimo (nella mia testa), comunque attorno alle 2h01m, come da programma. Il passaggio in centro è affascinante per il tifo che ci martella incessante, ma è complicato dai continui cambi di direzione e il fondo da centro storico con pozzanghere da farci i tuffi.

Di nuovo fuori dal centro, direzione stadio, supero la teacher Barbara, insegnate di inglese di mio figlio, in total black e codine. Tento di fare il fenomeno e dire qualcosa in inglese. Per fortuna c’è casino e credo non capisca una cippa del mio delirio linguistico. Le gambe iniziano a farsi pesanti, ma il fiato c’è alla grande. Un giro della pista di ateltica e si torna per strada verso il centro. I toscani parlano. E urlano.

Qui mi affianca e mi supera un sereno Alberto Berna, partito dalle retrovie con Gino. Dichiara “no ghe a fasso pì” e parte come un mig. Tento di colpirlo ma è troppo veloce.

Arrivo al ristoro dei 35 in gran forma, a parte qualche dolore agli adduttori. Incrocio Pasini che sta facendo lo stesso viale in senso inverso, e che è abbondantemente davanti ai peacer delle 4 ore.

Finito di ristorarmi mando un vocale a mia moglie dicendo che va tutto bene e che prevedo di chiudere tra le 4.05 e le 4.10

Per questo canto una canzone triste triste triste triste triste triste triste triste triste triste come me, e non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di lei, ancora un po’ di lei.

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Poi si torna in centro. E qui inizia la gara nella gara, e il mio lento e inesorabile declino.

Cattiveria dell’organizzazione che, al 37esimo, ti fa passare a 50 metri dall’arrivo, e poi ti ributta tra vicoli e vicoletti. Il fondo è un disastro, roba che un trail è una passeggiata. Ma gli altri vanno e ci provo anch’io, però le gambe iniziano a non rispondere.

Il fiato tiene ancora un paio di km, ma verso il 40esimo, mentre percorriamo per la novantesima volta un lung’Arno, anche la lucidità viene meno. Al ristoro butto giù quello che posso e riparto consapevole che anche le 4.10 saranno un miraggio. I toscani in gara, non so come, continuano a parlare e urlare.

Butto tutto quello che ho, cerco di spingere ma la velocità è in continuo calo.

Quando inizio a vedere le transenne e gli archi è un momento fantastico. Cerco i miei familiari e non li vedo, ma dal pubblico sento urlare un “sei bellissimo”  e scorgo una sorridente signora Pasini tra la folla.

Ultimo sforzo, segno della croce e madonne varie… ed è personal best!

Scoprirò poco dopo che Giuliano si è assestato sulle 4.03 e Gino poco dopo di me.

 

Che dire… sono molto, molto contento. E’ vero che avrei voluto chiudere sotto le 4 ore, ma è anche vero che il sogno era chiudere una maratona senza implorare il colpo di grazia dal 20esimo km. E questo è accaduto grazie al gran lavoro di coach Toso a cui va tutta la mia gratitudine. soprattutto, ho migliorato di 8 minuti il mio pb, fermando il cronometro su 4h12m14s

La gara è stata difficile: un percorso cittadino caratterizzato da molti tratti “andata-ritorno”, parecchi dislivelli e, come dicevo, fondo complicato (il vincitore ha chiuso a 2h11m), e la pioggia ha francamente rotto le balle.

Gara spettacolare in alcuni passaggi, noiosa in altri. Complessivamente, comunque, promossa.

Come promossa è stata la fiorentina da 1,3kg con cui ho parzialmente recuperato le energie spese.

Il mio grazie, oltre ad Andrea, va a mia moglie e mio figlio che negli ultimi 3 mesi hanno subito di tutto: la gara è solo la festa di fine allenamento (cit. Andrea Toso), il resto è una sfida contro te stesso e i tuoi impegni familiari e lavorativi.

Grazie di cuore anche a Giuliano che c’è sempre (è la terza maratona insieme, ormai potremmo anche deciderci a fare coming out), e complimenti davvero sentiti perché non ha mollato mai: noi scrittori di noir siamo dediti alla sofferenza!

Grazie ai toscani urlanti che mi hanno ispirato quello che potrebbe essere il seguito del https://www.amazon.it/Piccolo-Manuale-Sfigato-Running-atleticagastronomica/dp/1549586149/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1543254948&sr=8-1&keywords=piccolo+manuale+sfigato+del+running e grazie a chi sta lassù: il giorno in cui si celebravano le donne, due di loro (su 2 e 4 gambe) mi hanno sicuramente dato un’occhiata e mi hanno spinto a non mollare mai.

E’ andata, e con questa sono 5.

E, per la quinta volta, ho dichiarato “con le maratone ho chiuso”. Si dice ci sia ancora gente che sta ridendo.

Evviva l’atleticagastronomica®!

Evviva i toscani che parlano e urlano!

FLR2018

Firenze canzone triste – Ivan Graziani – YouTube

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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