La corsa della Bora atto Terzo

Errare è umano, perseverare è diabolico.

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E proprio per questo, per il terzo anno consecutivo, l’atleticagastronomica® ha deciso di onorare la festa dell’Epifania partecipando (anche se a ranghi mooooolto ridotti) alla fantastica Corsa della Bora, o S1 Trail. (www.s1trail,com)

E chissà dove si svolgerà questa manifestazione… (tra l’altro, Epifania significa manifestazione, così per dire che non è che sia proprio ignorante, eh!)

Il gruppo, dicevamo, si propone a ranghi molto ridotti: io.

In realtà mi accompagna, per appunto il terzo tentativo, Giulianik, il membro triestino dell’atleticagastronomica® le cui gesta avete già imparato a conoscere. E lo fa tornando alla corsa dopo mesi e mesi di stop forzato, giusto con una quindicina di km nelle gambe. E con la sentenza: eh, stavolta arrivi prima di me.

Si.

Come al solito.

Insomma, approfittando del fatto che si corra di domenica, e ricordando il mio grande amore per Trieste nato dagli anni in cui ci h vissuto, la famiglia Romero, stoccando il consueto standard di bagagli idoneo a stipare un barcone, raggiunge il capoluogo giuliano ( o capoluogo Giulianik) il sabato per l’ora di pranzo. E, non contenti, con Paola e Coso ci spingiamo in terra straniera. Di ben 200 metri (siamo veneti, abbiamo paura ad allontanarci troppo) fino alla celebre Pivovarna Flora dove ci sfondiamo di cevapcici e calamari ai ferri. Spesso nella stessa portata. Considerato poi che si tratta di una birreria, lascio immaginare il mio stato di idratazione.

Rientriamo in patria con il timore che Salvini ci respinga e raggiungiamo il nostro hotel in centrissimo. Passeggiata, capo in bi, rissa nei pressi di negozi in saldo e arriva l’ora di cena.

Come da tradizione, la sera precedente la gara si fa il carbo loading in casa Giulanik. Sua figlia e Coso, che vivono una sorta di storia d’amore a distanza (e, considerate le età, possiamo dire che Coso punta le Milf) attendono la Befana. Noi anzia… ehm, adulti, creiamo dei seri problemi alla cantina. Commovente il momento in cui fisso Giulianik e pronuncio una sola parola: whisky.

Nonostante i due kg in più con cui vado a letto, tutto procede per il meglio.

Prima di uscire, Giulianik mi consegna il pacco gara che, a dire la verità, è in modalità molto istriana (per chi non lo sapesse, gli istriani sono noti per essere… oculati nelle spese): una maglietta a maniche lunga (sia mai che si dica che non spendiamo in tessuto!), un sacchettino di tela. E il pettorale.

Ecco. Teniamolo lì, il pettorale.

Cambio di scena.

La mattina è serena e freschetta, il cielo è limpidissimo e la cosa mi piace un sacco: la prima volta che corremmo qui fu stupendo, con temperatura a -6 e bora feroce. La seconda con 11 gradi e pioggerellina che rendeva il percorso come uno scivolo. Oggi pare tutto perfetto.

Colazione in hotel in cui lo strudel implora pietà e via verso la partenza!

Prima di uscire apro il pettorale e lo indosso orgoglioso. Tutto perfetto, mentre mi guardo allo specchio. Quasi tutto, perché io avrei il 1456 ma il pettorale è 1356. E, invece di Alessio c’è scritto Stefania.

Sono momenti.

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Coso percepisce la mia leggeratensione e si nasconde sotto a un tavolo.

Amen, troveremo una soluzione. Sempre che Stefania non corra in 1h20m, così faccio finta di nulla e mi becco la statistica da olimpiade.

Il servizio di navetta è affidato, come sempre, a Babbo Giualianik che, mentre risale via Commerciale a velocità Mach3, intavola un dialogo di cui riporto l’estratto.

Lui: – Ma te ga tatuagi?

Io: – Si. 10!

Lui: – Che mona che te son!

 

Sipario. La mia gara più chiudersi qui.

 

Comunque arriviamo all’obelisco, parlo con gli organizzatori che mi dicono di rivolgermi ai cronometristi all’arrivo, Giulianik e io veniamo presi per dei maniaci perché guardiamo il pettorale di tutte, e si sa che viene indossato ad altezza inguine…

Ora, la S1 Trail, che è una gara di bellezza straordinaria, si svolge su 4 distanze:

-gli amatori hanno 8 km, partendo più o meno da… 8 km dal traguardo

-noi finti trailer facciamo 21km, partendo da Opicina

-i veri trailer ne fanno 57 partendo dalla Slovenia

-i potenziali serial killer (73 psicotici da non incontrare in un vicolo buio) ne fanno 164 partendo più o meno dalla Turchia.

La sorpresa, però, arriva guardandomi attorno. Io so che Saluda Andonio e Piccolo Ottone stanno correndo la 57. Ma PM10 non mi aveva avvertito che avrebbe fatto la 21. Lo vedo lì, ramingo, triste, infreddolito. Ci mostriamo sorridenti il dito medio e siamo pronti!

Lo speaker, il grandissimo Gilberto Zorat, ci avvisa di prestare attenzione perché si parte e subito c’è una curva a gomito con la salita.

A gomito.

Nel senso che dopo 10 secondi ho già preso una ventina di gomitate e ne ho rese altrettante. Ma si va, in salita, giusto come biglietto da visita.

Giulianik si mette a broccolare tale Martina, che fa la 57km e ha un… sorriso da collasso. Soprattutto, dopo 36 km corre il doppio di noi.

Dopo mesi che non si allena, il ragazzo è cattivo come un vegano in macelleria. Io me ne vado con il mio ritmo placido, regolare come la batteria degli Ac Dc, facendo la mia strada. Ovviamente mi supera chiunque.

Forse anche colpa del mio outift: vuoi che si parlava di una partenza circa a 0 gradi, vuoi che non posso presentarmi per il terzo anno consecutivo con il gilet www.compressport.com , mi metto una bella giacchina www.Salomon.com  E dopo 100 metri sto morendo come se fossi alle Maldive.

La gara… che dire… lo ripeto ogni anno: è il trail più figo che abbia mai fatto!

Ti fai il Carso, passi coltivazioni e paesini congelati nel 1950, panorami mozzafiato a picco sul mare. Certo, non te li godi perché se sbagli a mettere un piede ti ammazzi, ma è tutto bellissimo. Poi scendi e corri in spiaggia e sugli scogli, rischiando spesso di morire. Un percorso molto, molto tecnico, con salite da spezzare il fiato e discese da spezzarele caviglie.

E gli ultimi 2 km ti spari una salita con la quale auguri la diarrea agli organizzatori. Ma è tutto talmente bello che passa via veloce. E, infatti, Stefania (cioè io) chiude a 2h34m56s arrivando 98esima assoluta (non so il psizionamento in categoria (categoria ibrida, ovviamente, perché la mia sessualità esce ben confusa dalla situazione.)) (notasi le due parentesi, in matematica avevo 5, mica merda!)

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All’arrivo ancora Gilberto, in piena come sempre (non so cosa assumi, ma ne voglio un po’!) e via a tagliare il traguardo entusiasti come bambini! Ovviamente Giulianik ben prima di me.

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PM10, dopo avermi superato felice all’inizio, sottovaluta la bastardaggine del percorso e si fa cogliere dai crampi, ma arriva bene lo stesso.

Momento cruciale mentre scattiamo i selfie e arriva la prima donna dei 164 km in poco più di 36 ore… e ancora peggio il momento in cui Giuliani e PM 10 si conoscono. Fuori dalle docce.  Come mamma li ha fatti. (tralascio lo spogliatoio con un centinaio di uomini nudi e sudati e 2 docce… sono scene che Stefania non vivrebbe bene)

Insomma, l’atelticagastronomica® si fa onore anche questa volta.

E se ne fa ancora di più a tavola dove ci scofaniamo gnocchi con il goulasch come non ci fosse un domani. Sotto lo sguardo attonito della cameriera ogni volta che Giulianik e io ordiniamo una birretta. Birretta. Piccola. Secondo i canoni di Gulliver.

Dai, andata anche questa e con un tempo che non mi sarei immaginato. Lo scorso anno c’era stato un piccolo problema, con una deviazione non segnalata che mi era costata 3 km in più e un fondo scivoloso che mi aveva scagliato a terra una decina di volte. Il 2019, invece, mi ha riservato una gara davvero piacevole. Conitnuerò a consigliarla ad amici e/o parenti, perché merita davvero.

Ma questo solo dopo che avrò ricominciato a camminare e avrò ritrovato la mia sessualità. Per ora Stefania vive dentro di me.

Bene, mentre vado a levarmi il tacco 12, un urlo esce spontaneo: evviva l’atleticagastronomica®

Evvia il trail!

Evviva la Bora!

 

FLR 2019

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