Refrontolo, ferite di nord est.

Noi siamo la gente di nord est.

Siamo tipi strani, non c’è che dire.

Nel 2014 ancora a parlare di Piave.

Noi siamo la gente di nord est, quella che “me nono gà fato a fame e a guera”, quella che spesso guarda più indietro che avanti.

Noi siamo la gente di nord est. Quelli che “no go idea de dove ch’el xè el quèit, go fato a tersa elementare, però al quèit ghe vendo e me cucine!”

Quelli che non sanno l’inglese ma si sono affermati nel mondo. Perchè ci facciamo capire quando serve.

Siamo quelli del miracolo, “perchè el xè un miracolo!”: avevamo terra, croste di polenta e zanzare, e ci siamo inventati un sistema economico.

Siamo quelli che bestemmiano, ma vanno in chiesa. Quelli che stanno quindici ore in fabbrica anche il sabato, e non vanno in vacanza, ma che credono nella famiglia e nei valori.

Noi siamo la gente del nord est, quelli che “tuti i dixe che semo rassisti!” ma poi abbiamo integrato migliaia di immigrati. E, alla fine, con molti di loro ci stiamo anche bene.

Siamo quelli che col vino hanno un rapporto strano: lo produciamo a fiumi, e anche ce lo beviamo!

Quelli che della politica ce ne frega poco, ma anche della cultura. Che se ho il piatto pieno, un tetto sopra la testa, e magari la macchina figa, sono a posto.

Perchè, cazzo, me la sono sudata!

Noi siamo quelli del nord est, onesti lavoratori a testa bassa, nati servi e diventati padroni. Puliti e trasparenti, rispettosi ma menefreghisti, riservati ma egocentrici.

Noi siamo la gente del nord est, che parliamo con i giapponesi, vendiamo ai cinesi, ma mandiamo affanculo quelli della frazione vicina perchè “i ga a testa che i pol magnarghe i porsèi”.

Siamo quelli della contraddizione definitiva, della preghiera masticata tra i denti, della voglia di riscatto.

Noi siamo la gente del nord est. Che una mattina, qualche anno fa, si è svegliata. E c’era la crisi.

-Gatu visto a crisi?

-Crisi? Qua no a riva! E mi go pena comprà el Mercedes 8000 turbo.

-Sarà mejo che te o vendi…

Cazzo, la crisi! A noi? Brutta troia della crisi! A noi che ci alziamo alle 4 per andar in fabbrica? A noi che non facciamo ferie da dieci anni? Che lavoriamo onestamente? Va beh, un po’ di nero… va beh, magari l’uva del Prosecco non è sempre quella… va beh, cazzo! Ma noi????

E invece ecco la crisi, e le fabbriche che iniziano a chiudere. E percorri la Pontebbana, e dopo Conegliano è una roba da piangere. E il distretto del mobile, e quello dello scarpone, e quello di checcazzo… finita.

-Te gavevo dito che rivava a crisi!

Noi siamo la gente del nord est, e questa crisi ci ha messi in ginocchio.

Vendevamo i prodotti ai cinesi. Adesso gli vendiamo le fabbriche. Ai cinesi! ‘Sti morti di fame comunisti! E comprano la mia fabbrica? Che è nel giardino di casa, che avevo 2000 mq uso agricolo e li ho fatti convertire…

Noi siamo la gente del nord est. Che una mattina, qualche mese fa, si è svegliata. Ed erano tutti in galera.

Tutti!

Col Mose, DioMadonna! Le tangenti, il sistema mafioso, il riciclaggio… qua???? a nord est???? Ma cazzo, siamo lavoratori onesti, noi! I ladri e i mafiosi erano da un’altra parte!

E invece no. Ce li siamo scoperti tutti in casa. Uno peggio dell’altro, uno più marcio dell’altro. E tutti in casa nostra. Dopo la crisi e i ladri? Cossa manca?

Noi siamo la gente del nord est. Che una mattina, qualche giorno fa, si è svegliata. Ed il territorio si è ribellato.

50 anni dopo il Vajont, un’altra cascata ha fatto dei morti. 4 poveri cristi, DioMadonna. Che stavano festeggiando e facendo casino! Che mangiavano e bevevano! E la terra si è scatenata, cazzo. Proprio adesso! E con un’onda si è portata via tante cose: quattro vite, la certezza di essere al sicuro, la dignità di chi non vuole fare drammi. Ma, soprattutto, ci ha portato via il nostro ultimo baluardo: la terra.

Che noi, gente di nord est, la terra la rispettiamo. O, forse, credevamo di farlo. E adesso abbiamo capito che la terra non è nostra. Noi siamo di passaggio, siamo in prestito. E lei è eterna.

Noi siamo la gente di nord est, e oggi piangiamo. Per le vite perse, e per le ferite che non chiuderemo.

Ma siamo la gente del nord est, e domani ci rimboccheremo le maniche, raccoglieremo i detriti e ripartiremo da zero. Perchè da questo schifo nasca un nuovo amore per noi, per le nostre cose, per la nostra terra.

Perchè avevamo solo terra, croste di polenta e zanzare.

E adesso anche la terra ci si è ribellata.

Maurizio, Luciano, Giannino, Fabrizio… ve lo dobbiamo. Ameremo di nuovo la nostra terra come avete fatto voi, la rispetteremo come rispetteremo la vostra memoria.

Noi, come voi, siamo la gente del nord est. E da oggi lo saremo più di prima.

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