Olimpico di Sirmione: errare è umano.

Tempus valet, volat, velat.

Con questa locuzione si apre l’ultimo straordinario romanzo dell’amica Ilaria Tuti, Ninfa Dormiente.

Cosa c’entra con quello che sto per scrivere?

Una fava. Ma volevo iniziare da subito con le citazioni colte. Perché ieri, 22/06/2019, il triathlon olimpico http://oakleytriosirmione.it non è stato solo una gara (infernale), ma una gradita occasione per approfondire dei temi culturali e filosofici che ormai stanno alla base della spettacolare squadra 6.15 triathlon di cui mi vanto di fare parte.

Fino a ieri.

Perché temo che faranno a pezzi la mia tessera.

Detto questo, signore e signori, si va in scena!

Ok, as usual, della gara scriverò giusto due cazzate. Perché le vere attrattive sono il prima e il dopo, con i perigliosi personaggi che si celano in questa storia, e i sordidi particolari che ne accompagnano la narrazione.

Ora, consideriamo da subito una cosa: terzo triathlon a cui mi iscrivo, terza volta che il meteo pare dover scatenare roba che nemmeno una tempesta ormonale di un bassotto in calore genererebbe.

Sto valutando di candidarmi a iscrivermi a gare in paesi che soffrono la siccità, sarà la volta che finiscono inondati.

Comunque, questa cosa comporta dei problemi organizzativi, perché da tre mesi con FFIRONMAN® stiamo pianificando la gita al lago con le famiglie. E anche questa volta salta tutto. FFIRONMAN® la prende bene, si limita a pestare un paio di nordic walker lungo le mura. Io la prendo peggio, tanto da presentarmi a casa sua venerdì sera nella speranza che allunghi la sua mano pietosa verso il mio capo chino e mi dica: “stiamo a casa a bere”.

Invece niente, nei suoi occhi non c’è pietà, dice solo: “Niente famiglie. Andare con altri.” Prende il telefono e lo sento sussurrare delle cose. Riattacca. Ci diamo appuntamento davanti a casa mia (il parcheggio è stato nominato Piazza Oca Gatto) alle 9. Poi il programma è a sorpresa.

Alle 7 di mattina su Treviso scende tanta di quell’acqua che le rane fissano il cielo mandandolo in culo, gli uccellini invece di cantare gorgogliano, mia moglie mi guarda impietosita.

Io mi alzo, faccio le mie cose ed esco di casa mentre la pioggia si è fermata. La FFMOBILE è pronta, carichiamo le bici ma, prima di partire, intavoliamo una interessante discussione su Bertrand Russell: FFIRONMAN® si rivela molto interessato alla filosofia del mondo moderno e, ispirandosi alle teorie del filosofo gallese, mi introduce al fatto che la giornata sarà virtuosa perché non finalizzata al riposo dal lavoro, ma a un’attività ludica. Mi introduce, dicevo. Ecco, nella giornata di ieri molte cose si sono introdotte in me. Ma proprio tante.

 

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Comunque si parte, direzione Varago, dove accostiamo davanti a una casa, accanto a un furgone. E qui, finalmente, si svela la prima parte del mistero del viaggio. Come mio costume, occulterò in qualche modo il nome dei vari personaggi, per salvarne la dignità. Quindi mi limiterò a definire Devis Gnomo il personaggio che, con un sorriso a 34/35 denti, sta caricando il mezzo per partire.

Sento che la giornata sarà proficua dal punto di vista della disquisizione filosofica, e me ne convinco quando vedo spuntare un omino tutto compatto che avvicina la sua bici al furgone. Viaggio in 4 amanti della filosofia, sarà bellissimo!

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Prendiamo posto sul mezzo detto  il CAMIO™ e si parte.

Devis Gnomo ci svela subito di avere un rapporto complicato con la guida: nel senso che il CAMIO™ pare non avere i freni e la modalità di accelerazione non sia modulabile ma on/off: 0/170km/h

L’acqua scende che è un piacere, la a4 è il consueto merdone di code e cantieri.

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Ma le note positive iniziano con il sole che spunta e l’affiancamento di due auto popolate da colleghi triatleti dell’altra società trevisana, trevisotriathlon.

Sorrisi e saluti dai finestrini attorno ai 180km/h, io che vedo la mia vita scorrermi davanti agli occhi, appuntamento al primo grill per un caffè.

Quando ci fermiamo accade qualcosa di curioso: dalle auto scendono non 2 ma 4 personaggi (anche qui andiamo con nomi di comodo): TL è un curioso ometto riccioluto con uno sguardo interrogativo dietro gli occhiali, mentre ARMARON è un’entità attorno ai due metri, abbronzato con feroce sguardo azzurro.

Il punto è che scendono accompagnati da due bombabilissime creature (in termini filosofici, eh, non fisici) che danno un nuovo senso alla giornata. Quello tra di noi messo meglio sembra non veda una donna dalla seconda guerra mondiale, le battutacce da caserma si sprecano, la dignità maschile inizia a crollare. Ma riusciamo a gestire un caffè senza fare delle avances troppo spudorate.

Ripartiamo e il tema restante del viaggio è, ovviamente: filosfia!

Devis Gnomo e l’omino tutto compatto (che da oggi sarà il postino Pat) si confrontano su Hegel (sono molto preparati in metafisica) mentre FFIRONMAN® e il sottoscritto cercano di mettere in relazione le sue teorie con gli enunciati di Jean Paul Sartre: un viaggio lungo 200 anni sulle ali della filosofia! Magnifico!

Ok.

In realtà nessuno si ricorda come si chiamino le creature, quindi non possiamo smanettare in facebook e la cosa ci mette di pessimo umore.

Cmq arriviamo, parcheggiamo, scarichiamo le bici e iniziamo la preparazione.

Le zone cambio sono 2: nella prima (accanto al CAMIO™) si lascia la roba da corsa, nella seconda più in centro porteremo le bici. Ma prima si va a pranzo, e qui ci raggiungono gli altri di trevisotriathlon.

Chiaro che approfondiamo la conoscenza, soprattutto con le due povere creature che appaiono come sub in mezzo agli squali, e poi si torna a preparare il tutto.

Mentre stiamo per partire compare una 500 bianca. All’improvviso. E ne scendono due individui che portano una ventata esplosiva: un uomo serio e Raffa Kit Merda! SI SCATENA L’INFERNO!!!!!

Da lì, amiche e amici, sarà un delirio su tutto il fronte.

Soprattutto perché da quando molliamo le bici, alla partenza mancano oltre due ore. Cerchiamo un posto riparato e lo troviamo su delle panchine accanto ai cessi: un vento gelido, minaccia di pioggia, e Raffa Kit Merda che non ha un giacchino e bestemmia ibernato in body. Uno spettacolo!

Si sparge la voce che salti la frazione di nuoto. Io sono già in fase preorgasmica, che si trasforma in coito interrotto quando la speaker (sempre lei, quella gnocca di Bibione) dichiara che si andrà in acqua.

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Perché quando arriviamo sul Garda, dimenticavo, non pare proprio amichevole: sembra più un atollo caraibico con i vulcani subacquei che stanno eruttando. Però… amen. Tocca nuotare. Muta facoltativa e le grasse risate al “facoltativa”.

Cuffia in testa, occhialini, e si parte!

Prima le donne, poi le cuffie oro (o merda, il colore è molto simile), poi le argento con FFIRONMAN® e Devis Gnomo, le azzurre, noi sfigati (il postino Pat e io) in verde, poi le bianche e quindi i vegetali.

1500 metri di Garda entusiasta non li auguro nemmeno al mio peggior nemico, rantolo ogni 100 bracciate. Prendo valanghe di botte ma, questa volta, le restituisco con gli interessi. Intanto parecchi mollano, vedo i motoscafi e gli acquascooter del soccorso tirare fuori un bel po’ di nuotatori.

Il percorso è stato modificato per sicurezza, ma nessuno si è ricordato di togliere paletti e attracchi. Non ne manco uno. Li becco tutti dritti in fronte.

L’ultimo bordo è complicato, la corrente ti sbatte verso riva, la gente picchia. Ma ce la faccio, seppur raggiunto da gran parte delle cuffie bianche. Fuori dall’acqua con un tempo che nemmeno un anziano sul materassino e via verso le bici.

Intanto nemmeno una goccia di pioggia.

Tolgo la muta mettendoci lo stesso tempo in cui mi faccio tatuare un tribale sul petto, salto in bici e via.

Ora, la bici la uso da poco, ma mi alleno con FFIRONMAN®. E sono anche abbastanza incazzato.

Mi attacco al primo treno, alla prima salita lo brucio e vado verso il secondo. Che brucio alla prima salita verso il terzo. E qui praticamente muoio, ma mi piazzo in scia in un gruppo di una decina di bici. Pedalata agile, velocità altina per i miei tristissimi standard e la frazione fila molto bene. Soprattutto perché verso il 37esimo km siamo in discesa, diamo giù come dei killer quando, sulla destra, vedo il CAMIO™ e penso “ma come mai sono già così vicino?”. Scopriamo a nostre spese che la frazione finisce lì, inchiodiamo come degli ossessi e riusciamo a non ammazzarci.

Intanto nemmeno una goccia di pioggia.

Cambio veloce e via di corsa con le gambe che vanno alla grande. Almeno i primi 6 km, poi inizio a sentire la fatica, soprattutto perché incrocio tre volte un addio al nubilato e l’alito alcolico delle ragazze tende a stordirmi.

Ultimi 400 metri, vedo sbucare a bordo strada FFIRONMAN™  e Devis Gnomo che mi si affianca e parte come un mig dicendomi “dai, ora aumenta!”.

Soffoco un paio di porconi, ultima curva, urlo come un pazzo e BOOOOOOOM!

Sfangata anche questa! 2h39m, inimmaginabile alla viglia. E anche durante la gara, a dire il vero.

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Tralascio i dettagli del bus navetta per andare a vivere le fasi di parabola discendente della giornata.

Intanto nemmeno una goccia di pioggia.

Tornati al CAMIO™, Devis Gnomo sfoggia una tanica da 25 litri con una pompetta e doccina. Credetemi, cose brutte in vita ne ho viste, scrivo noir e conosco il lato marcio del mondo. Ma vedere FFIRONMAN®, Devis Gnomo e il postino Pat seminundi che si insaponano in mezzo a un parcheggio, è tipo un libro di King, roba che IT è una favola per bambini.

Compare anche Raffa Kit Merda con l’uomo serio e ne escono di tutti i colori. Con estremo giubilo apprendo che anche oggi sono l’ultimo, ma ormai la mia digintà è andata a farsi fottere da tempo.

Saluti e baci, Devis Gnomo dichiara: se partiamo subito, in un’ora e un quarto siamo a casa.

Ecco. Non mente.

Io riesco anche ad appisolarmi, mi sveglio solo quando il postino Pat sta guardando le classifiche e, come dei maniaci sessuali, cerchiamo di capire come si chiamino le creature di trevisotriathlon per andare a stalkerarle sui social. Dispiace per loro, ma questa volta abbiamo successo!

Intanto FFIRONMAN® mi chiede di usare il mio telefono per chiamare  la moglie (chiede…): digita il numero, preme invio, e scopre che ho il suo numero in memoria.

Oggi vado a comprare l’iphone nuovo.

Parabola discendente, dicevo. Perché il viaggio si conclude in un pub vicino a casa di Devis Gnomo. A bere UNA birra.

Quando chiediamo il conto, lo sguardo dell’oste è imbarazzante: ci siamo seduti alle 23, e alle 23,40 paghiamo: 4 toast, 10 birre, 8 whisky.

Bene ma non benissimo.

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In qualche modo arriviamo a casa, in qualche modo scarichiamo il CAMIO™ in qualche modo ricarichiamo e partiamo.

La scena conclusiva, quella in cui prendo la mia residua dignità e la butto nel secco non riciclabile, si manifesta sulle scale di casa: mia moglie mi compare davanti in pigiama all’una e mi fissa. Io non capisco il perché. Solo dopo un minuto realizzo che sto tentando di salire le scale con zaino, bici, giacca in mano, casco che sbatte ovunque mentre smadonno ad alta voce.

Sono momenti.

Insomma, andata anche questa.

E, credetemi (si, lo so, è difficile) mi sono divertito! Soprattutto per il pre e il post, soprattutto per l’allegra brigata con cui ho condiviso questa avventura.

Due anni fa ero a Sirmione e fissavo il lago sul lato della darsena. Pensavo: va che acqua di merda, magari qualche mona ci fa anche il bagno.

Ecco.

Le cose cambiano, solo una rimane costante: il mio ultimo posto!

Grazie FFIRONMAN®, grazie Devis Gnomo, grazie postino Pat! Appena mi passa la pigna di alcool, ne pianifichiamo un’altra! Di pigna.

Evviva il triathlon!

Evviva 6.15!

Evviva l’atleticagastronomica™!

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BB.ONE il mio primo triathlon olimpico

Una delle domande più frequenti che mi vengono poste, parlando dei miei libri, è: ma ti ispiri a fatti realmente accaduti?

Ecco… magari nei libri no, ma diciamo che da qualche tempo ho capito che se voglio scrivere davvero bene il noir, raccontarne la sensazione di dolore, di irrequietezza, di sofferenza, il dolore lo devo vivere.

Ed eccoci qui: ho deciso di fare un triathlon olimpico.

Cioè… deciso… facciamo un passo indietro, va.

Dopo i miei multipli fallimenti nel mondo del podismo, qualche tempo fa, preso da uno sconforto che nemmeno Salvini quando gli hanno fatto fuori Siri, decido di tentare la via del triathlon. Il ragionamento è molto semplice: se fai una maratona con tempi indecenti, è solo colpa della corsa.

Se fai un triathlon indecoroso, puoi mettere giù la scusa che uno dei tre sport è andato in culo, ma gli altri due hai fatto una gran gara. E ti salvi la faccia.

Il mio esordio risale al 22 settembre, per uno sprint a Jesolo. https://fulviolunaromero.wordpress.com/2018/09/24/jesolo-e-il-battesimo-del-triathlon/ Mi diverto un botto, comincia ad appassionarmi, così mi alleno durante l’inverno (con la pausa per la maratona di Firenze) https://fulviolunaromero.wordpress.com/2018/11/26/maratona-di-firenze-2018-pasiniromero-show/ e dico: in primavera faccio lo sprint di Bibione e poi FORSE provo l’olimpico di Sirmione.

Nel frattempo mi tessero con 6.15, una manica di folli vestiti di blu. E prendendo parte al gruppo whatsapp comincio a fare due considerazioni:

  1. quando scrivendo noir non so come descrivere l’assassino, qui ho un sacco di spunti
  2. ma sai che quasi quasi ‘sto olimpico lo faccio davvero?

Il tutto lo sistema sempre lui, FFIRONMAN®. Un mese fa mi scrive ‘accidenti, non riesco a fare l’olimpico di Caorle perché ho una comunione. Magari vediamo, potremmo andare insieme a Bibione.’

Il tono è delicato, non è da lui. Annuso la trombata.

Passa un minuto.

‘Perché non fai l’olimpico di Bibione?’

Io comincio a sudare e a inventare scuse.

Sento un rumore alla finestra.

La lepre sanguinolenta che mi è stata scagliata contro il vetro della cucina è un segnale.

Mi iscrivo all’olimpico di Bibione. E da qui, amiche e amici… cominciano i cazzi.

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La vera premessa, però, arriva in settimana: martedì mia moglie mi chiama e mi dice: ‘amore, hai pagato la polizza vita, vero?’

Incoraggiante.

Sorvolando sulla fase preparatoria, andiamo alle vicende serie della gara.

Secondo gli esperti, un maggio così piovoso non si ricorda dal 1319. Avanti Cristo. I pinguini sono ancora per strada e gli orsi in letargo. La stagione sciistica pare andrà a chiudersi a metà luglio, le rane si stanno riproducendo anche in mezzo alla strada, quando sbuca un raggio di sole la gente si chiede cosa cazzo sia tutta ‘sta luce.

In questo quadretto la FFMOBILE® si piazza davanti a casa mia alle 7.25 di un allegro sabato mattina per partire. Io che mi tocco le balle sperando che salti la frazione di nuoto, FFIRONMAN® che carica le bici a petto nudo cantando Sonne dei Rammstein.

Ma lui non sarà il solo personaggio interessante di questa giornata e, come mio costume, per salvare la dignità dei partecipanti a questo racconto, sceglierò nomi di comodo.

A Silea ci troviamo con uno dei due esordienti di giornata: lo chiameremo Lucrezio.

Perché dopo 3 giorni che FFIRONMAN®  mi dice che ci troviamo con Nicola, e io chiedo ‘Nicola chi?’ e lui mi risponde ‘il papà di Lucrezia, quella che era a scuola con i nostri’, si arriva facilmente a questo.

In un clima di generale rassegnazione si parte verso Bibione dove è fissato l’appuntamento con il personaggio misterioso di giornata, l’altro esordiente: Luca. Che ci aspetta a Bibione, ma che crea un problema: per qualche motivo io mi convinco sia Luca di Abano. Ma il tenore dei messaggi          ‘vegne do subit’, oppure ‘des no piove ma ha piovest’ o ‘spachene tut’ ci fa meditare sul fatto che non sia proprio di Abano, forse un altro migrante partito a inseguire il sogno con la sua valigia.

Infatti quando arriviamo a Bibione e lui emerge da un portico scopriamo che non è di Abano ma di Vittorio Veneto, e che io non ho capito un cazzo.

Da lì il suo nome sarà: Luca Aba.No

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Luca Aba.No e Lucrezio sono all’esordio assoluto, io con il mio sprint mi spaccio per veterano. Dopo aver raccolto i pacchi gara, essendo che mancano quasi tre ore, ci sediamo in un bar e cominciamo a discutere. Scopriamo subito una grande passione comune: la filosofia!

Luca Aba.No appare subito affascinato dalle teorie di Diogene di Sinope e si ispira alle sue enunciazioni sulla mancanza del bisogno, sull’accontentarsi. Lucrezio, in effetti, citando Zenone di Cizio gli risponde che la mancanza di esigenza deriva dall’accettare tutto ciò che la natura ci riserva.

Io parlo di Epicuro, FFIRONMAN® si avvicina menzionando di Protagora, suo favorito, cercando di sottolineare che tutto ciò che misuriamo dipende da noi.

La discussione sale di tono, quasi si arriva allo scontro, quando tentiamo di convincere Luca di Aba.No del fatto che Diogene esprima dei concetti che possono richiamarsi a quelli di Siddhartha, perché è il superamento dell’IO che porta all’assenza di aspettative.

Luca Aba.No batte il pugno sul tavolo e dice: ‘Siddhartha l’era un Budista, Diogene di Sinope l’è un post socratico. No sten mescoear a merda co a ciocolata!’

La discussione si chiude così, tra un cappuccio e una brioche.

Ok, in realtà abbiamo parlato di figa per due ore.

Tutti tranne FFIRONMAN® che, in quanto tale, è assessuato.

E restando in tema di sessi e diversity, quando arriviamo in zona cambio troviamo altri interessanti elementi del 6.15: si comincia con Paolo Magno Rossi (tra l’altro intervistato da quella bonazza della speaker), accompagnato da Paolo Occhi di Ghiaccio Pasin. Accanto a loro un curioso personaggio. Che lasciamo lì, ma che troveremo più tardi.

Tutti maschietti, insomma. Cioè, a guardare il mio armadio e le mie creme corpo, qualcuno potrebbe esprimere dei dubbi, ma mi attengo all’anagrafe e va bene così.

Insomma, indossiamo le mute, si ride e si scherza, e si va a sentire l’acqua. Non si ride più.

Non è fredda.

Cioè, dire ‘fredda’ non rende l’idea. E’ più tipo Piave, per capirci. Tra l’altro con la stessa corrente.

Quando l’acqua mi arriva alle ginocchia medito il ritiro. Quando mi immergo medito il suicidio.

Ma poi penso: e domani che cazzo scrivo?

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Insomma, tutti pronti: si va alla partenza. Prima le donne in cuffia fucsia, poi i forti in cuffia color… diciamo oro, dai, anche se tende a richiamare più un disagio intestinale.

E poi noi, in cuffia argento.

Mentre sto entrando in griglia accadono due cose: in primo luogo mi avvicina il curioso personaggio di prima. Un omino tutto compatto, con lo sguardo feroce dietro l’occhialino appannato. Dice solo: ‘Io sono Alessandro’. E io tremo tutto.

Poi, un secondo prima del via, Paolo Magno Rossi mi si affianca e mi dice solo ‘non farti mai prendere dall’affanno.’

 

VIA!

Entro in acqua, tre bracciate e mi prende l’affanno.

Insomma, un freddo porco, sbatto contro altri nuotatori, alcune foche e un iceberg.

Le boe sono lontane anni luce, le correnti mi spostano di continuo, io sto già pensando a chi porterà a spalla la mia bara.

Inizio a pensare che ci sia un complotto, che in realtà le boe non siano ancorate e si spostino verso Chioggia, tendo le orecchie per sentire se qualcuno parla dicendo ‘te speto fuoooora!’

In qualche modo arrivo alla prima boa, giro e via con corrente a favore. Schiaffi, calci, bestemmie. Il bordo lungo è infernale, penso al fatto che a quell’ora potrei essere a casa a sfondarmi di alcool guardando un porno, ma avanti. Al secondo giro di boa sto facendo il mio 300esimo metro a rana con la testa fuori. Accanto a me sbuca una testolina. Un omino tutto compatto. Alessandro mi fissa. Sorride. Poi scompare tra le onde.

Alla terza boa mi giro: dietro di me tipo 3 persone. Penso che sono terz’ultimo. Mi incazzo. E riesco a fare quasi 30 bracciate consecutive schivando un paio di merluzzi che hanno sbagliato strada.

Fatta l’ultima boa, dopo aver recuperato qualche posizione, con l’acqua che mi arriva al naso inizio a camminare mentre gli altri nuotano. Riesco, in qualche modo, a riemergere. Ma ‘sta cazzo di spiaggia è tutta inclinata verso sinistra di almeno 45 gradi e centrare l’arco di uscita pare un miraggio. Mi trascino alla zona cambio senza sentire i piedi ibernati.

Una volta arrivato qui penso sia scoppiata una bomba: la zona cambio è deserta. Poi mi ricordo che sono più o meno terz’ultimo.

Mentre tento di levarmi la muta (devitalizzarmi un dente da solo pare più semplice) alzo la testa: davanti a me un omino tutto compatto che mi fissa.

Iniziamo a parlare per conoscerci meglio. Anche Alessandro ama la filosofia, anche se è più vicino a Eraclito. Ne parliamo approfonditamente. Infatti la nostra transizione dura quasi 4 minuti.

Con le mani gelide fatico anche ad allacciare la cerniera del giacchino antivento. Una figata.

Ma si va, in due, e cominciamo a spingere. Mentre usciamo sfrecciano i primi che hanno già fatto il primo giro di 10 km. La mia autostima va a farsi fottere.

Comunque via, ci attacchiamo a un treno, poi un altro e la frazione di bici ammetto vada via liscia, quasi senza affanni.

Al rientro in ziona cambio non mi si sgancia la scarpa e rischio di ammazzarmi. Poi sbaglio posto  e mi incazzo con il giudice perché mi hanno fregato la roba. Il suo sguardo pietoso mi dice che sono 30 posti più in là.

Su le scarpe da corsa, via la giacchina e parto nella frazione in cui mi trovo meglio.

Il percorso è carino, incontro praticamente tutti i miei compagni di squadra. Il problema è che sono tutti in direzione opposta, nel senso che mi stanno per doppiare.

Il primo a farlo è Lucrezio, corre come uno dei centri sociali che scappa dalla celere, chiuderà con un tempo devastante. Poi intravvedo Luca Aba.No con il capello biondo fluente stile Joey Tempest degli Europe. Quando vedo sague a terra capisco che è passato FFIRONMAN®, incrocio anche Paolo Occhi di Ghiaccio Pasin, Paolo Magno Rossi e un omino tutto compatto che mi fissa.

Ma devo dire che le gambe vanno. Anche le bestemmie, sia chiaro, però il percorso è davvero carino lungo una laguna e accanto al bosco. Così mi passa.

Quando mancano due km vengo affiancato da un tizio che mi fa: ‘siamo sotto le 3 ore?’

Guardo il gps e godo come un riccio: stando così sarò anche sotto le 2.50 che era il mio vero obiettivo (a parte sopravvivere, beninteso). In quello, dagli alberi sbuca una roba azzurra: FFIRONMAN® sta tornando indietro. Tra i denti un pezzo di un cighiale che ha appena ucciso, mi dice ‘così faccio qualche km in più’ e mi si mette accanto a tirarmi. MALEDETTO!

Continuo deciso, ci credo.

Ormai manca poco e avrò portato a casa un olimpico. Roba che un mese fa mi sarei messo a ridere.

Via, ultimi sforzi, c’è l’arrivo con la speaker gnocca che mi aspetta.

BOOOOOOOOOM!

Ho fatto un olimpico!!!!!!!!!

Cioè…io! Capite? Io!

Godimento a mille per me, ma anche perché la squadra ha fatto gran bella figura. E perché il tempo è stato clemente.

In effetti, prima di che si scateni l’inferno, riusciamo anche a fare la doccia.

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Baci, abbracci, birre, saluti a tutti e si riparte tutti felici come dei bambini. Tutti tranne FFIRONMAN® perché per lui la felicità è una perdita di tempo.

Piccola nota di colore sul rientro: lungo la strada dietro di noi c’è Lucrezio.

A un certo punto non c’è più.

FFIRONMAN® gli telefona e lui non risponde.

Già vediamo i titoli sul gazzettino di domenica ‘tiratleta ubriaco si schianta contro pullman di tedeschi’. Ma non vediamo ambulanze in senso opposto, nello specchietto non si vedono fiamme… insomma, dopo un po’ ci richiama, per fortuna. E torniamo tutti a casa sereni con l’adrenalina a mille.

 

Allora: figata! A parte il fatto che il numero adesivo su braccio e gamba è una roba fantastica ed è l’unico vero motivo per cui mi sono dato al triathlon (a parte il body con il nome), non guardo i tempi. Non sono un problema. L’ho portato a casa e, soprattutto, mi sono divertito. E, a giudicare dagli sguardi all’arrivo, si sono divertiti tutti.

Ringrazio di cuore l’intera truppa per la giornata, la compagnia ha fatto la differenza.

Oggi riposo, reidratazione (ho ‘sta mezza cassa di Ipa da finire) e poi pronti per Sirmione.

SPACHENE TUT!

 

FLR2019

La corsa della Bora atto Terzo

Errare è umano, perseverare è diabolico.

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E proprio per questo, per il terzo anno consecutivo, l’atleticagastronomica® ha deciso di onorare la festa dell’Epifania partecipando (anche se a ranghi mooooolto ridotti) alla fantastica Corsa della Bora, o S1 Trail. (www.s1trail,com)

E chissà dove si svolgerà questa manifestazione… (tra l’altro, Epifania significa manifestazione, così per dire che non è che sia proprio ignorante, eh!)

Il gruppo, dicevamo, si propone a ranghi molto ridotti: io.

In realtà mi accompagna, per appunto il terzo tentativo, Giulianik, il membro triestino dell’atleticagastronomica® le cui gesta avete già imparato a conoscere. E lo fa tornando alla corsa dopo mesi e mesi di stop forzato, giusto con una quindicina di km nelle gambe. E con la sentenza: eh, stavolta arrivi prima di me.

Si.

Come al solito.

Insomma, approfittando del fatto che si corra di domenica, e ricordando il mio grande amore per Trieste nato dagli anni in cui ci h vissuto, la famiglia Romero, stoccando il consueto standard di bagagli idoneo a stipare un barcone, raggiunge il capoluogo giuliano ( o capoluogo Giulianik) il sabato per l’ora di pranzo. E, non contenti, con Paola e Coso ci spingiamo in terra straniera. Di ben 200 metri (siamo veneti, abbiamo paura ad allontanarci troppo) fino alla celebre Pivovarna Flora dove ci sfondiamo di cevapcici e calamari ai ferri. Spesso nella stessa portata. Considerato poi che si tratta di una birreria, lascio immaginare il mio stato di idratazione.

Rientriamo in patria con il timore che Salvini ci respinga e raggiungiamo il nostro hotel in centrissimo. Passeggiata, capo in bi, rissa nei pressi di negozi in saldo e arriva l’ora di cena.

Come da tradizione, la sera precedente la gara si fa il carbo loading in casa Giulanik. Sua figlia e Coso, che vivono una sorta di storia d’amore a distanza (e, considerate le età, possiamo dire che Coso punta le Milf) attendono la Befana. Noi anzia… ehm, adulti, creiamo dei seri problemi alla cantina. Commovente il momento in cui fisso Giulianik e pronuncio una sola parola: whisky.

Nonostante i due kg in più con cui vado a letto, tutto procede per il meglio.

Prima di uscire, Giulianik mi consegna il pacco gara che, a dire la verità, è in modalità molto istriana (per chi non lo sapesse, gli istriani sono noti per essere… oculati nelle spese): una maglietta a maniche lunga (sia mai che si dica che non spendiamo in tessuto!), un sacchettino di tela. E il pettorale.

Ecco. Teniamolo lì, il pettorale.

Cambio di scena.

La mattina è serena e freschetta, il cielo è limpidissimo e la cosa mi piace un sacco: la prima volta che corremmo qui fu stupendo, con temperatura a -6 e bora feroce. La seconda con 11 gradi e pioggerellina che rendeva il percorso come uno scivolo. Oggi pare tutto perfetto.

Colazione in hotel in cui lo strudel implora pietà e via verso la partenza!

Prima di uscire apro il pettorale e lo indosso orgoglioso. Tutto perfetto, mentre mi guardo allo specchio. Quasi tutto, perché io avrei il 1456 ma il pettorale è 1356. E, invece di Alessio c’è scritto Stefania.

Sono momenti.

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Coso percepisce la mia leggeratensione e si nasconde sotto a un tavolo.

Amen, troveremo una soluzione. Sempre che Stefania non corra in 1h20m, così faccio finta di nulla e mi becco la statistica da olimpiade.

Il servizio di navetta è affidato, come sempre, a Babbo Giualianik che, mentre risale via Commerciale a velocità Mach3, intavola un dialogo di cui riporto l’estratto.

Lui: – Ma te ga tatuagi?

Io: – Si. 10!

Lui: – Che mona che te son!

 

Sipario. La mia gara più chiudersi qui.

 

Comunque arriviamo all’obelisco, parlo con gli organizzatori che mi dicono di rivolgermi ai cronometristi all’arrivo, Giulianik e io veniamo presi per dei maniaci perché guardiamo il pettorale di tutte, e si sa che viene indossato ad altezza inguine…

Ora, la S1 Trail, che è una gara di bellezza straordinaria, si svolge su 4 distanze:

-gli amatori hanno 8 km, partendo più o meno da… 8 km dal traguardo

-noi finti trailer facciamo 21km, partendo da Opicina

-i veri trailer ne fanno 57 partendo dalla Slovenia

-i potenziali serial killer (73 psicotici da non incontrare in un vicolo buio) ne fanno 164 partendo più o meno dalla Turchia.

La sorpresa, però, arriva guardandomi attorno. Io so che Saluda Andonio e Piccolo Ottone stanno correndo la 57. Ma PM10 non mi aveva avvertito che avrebbe fatto la 21. Lo vedo lì, ramingo, triste, infreddolito. Ci mostriamo sorridenti il dito medio e siamo pronti!

Lo speaker, il grandissimo Gilberto Zorat, ci avvisa di prestare attenzione perché si parte e subito c’è una curva a gomito con la salita.

A gomito.

Nel senso che dopo 10 secondi ho già preso una ventina di gomitate e ne ho rese altrettante. Ma si va, in salita, giusto come biglietto da visita.

Giulianik si mette a broccolare tale Martina, che fa la 57km e ha un… sorriso da collasso. Soprattutto, dopo 36 km corre il doppio di noi.

Dopo mesi che non si allena, il ragazzo è cattivo come un vegano in macelleria. Io me ne vado con il mio ritmo placido, regolare come la batteria degli Ac Dc, facendo la mia strada. Ovviamente mi supera chiunque.

Forse anche colpa del mio outift: vuoi che si parlava di una partenza circa a 0 gradi, vuoi che non posso presentarmi per il terzo anno consecutivo con il gilet www.compressport.com , mi metto una bella giacchina www.Salomon.com  E dopo 100 metri sto morendo come se fossi alle Maldive.

La gara… che dire… lo ripeto ogni anno: è il trail più figo che abbia mai fatto!

Ti fai il Carso, passi coltivazioni e paesini congelati nel 1950, panorami mozzafiato a picco sul mare. Certo, non te li godi perché se sbagli a mettere un piede ti ammazzi, ma è tutto bellissimo. Poi scendi e corri in spiaggia e sugli scogli, rischiando spesso di morire. Un percorso molto, molto tecnico, con salite da spezzare il fiato e discese da spezzarele caviglie.

E gli ultimi 2 km ti spari una salita con la quale auguri la diarrea agli organizzatori. Ma è tutto talmente bello che passa via veloce. E, infatti, Stefania (cioè io) chiude a 2h34m56s arrivando 98esima assoluta (non so il psizionamento in categoria (categoria ibrida, ovviamente, perché la mia sessualità esce ben confusa dalla situazione.)) (notasi le due parentesi, in matematica avevo 5, mica merda!)

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All’arrivo ancora Gilberto, in piena come sempre (non so cosa assumi, ma ne voglio un po’!) e via a tagliare il traguardo entusiasti come bambini! Ovviamente Giulianik ben prima di me.

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PM10, dopo avermi superato felice all’inizio, sottovaluta la bastardaggine del percorso e si fa cogliere dai crampi, ma arriva bene lo stesso.

Momento cruciale mentre scattiamo i selfie e arriva la prima donna dei 164 km in poco più di 36 ore… e ancora peggio il momento in cui Giuliani e PM 10 si conoscono. Fuori dalle docce.  Come mamma li ha fatti. (tralascio lo spogliatoio con un centinaio di uomini nudi e sudati e 2 docce… sono scene che Stefania non vivrebbe bene)

Insomma, l’atelticagastronomica® si fa onore anche questa volta.

E se ne fa ancora di più a tavola dove ci scofaniamo gnocchi con il goulasch come non ci fosse un domani. Sotto lo sguardo attonito della cameriera ogni volta che Giulianik e io ordiniamo una birretta. Birretta. Piccola. Secondo i canoni di Gulliver.

Dai, andata anche questa e con un tempo che non mi sarei immaginato. Lo scorso anno c’era stato un piccolo problema, con una deviazione non segnalata che mi era costata 3 km in più e un fondo scivoloso che mi aveva scagliato a terra una decina di volte. Il 2019, invece, mi ha riservato una gara davvero piacevole. Conitnuerò a consigliarla ad amici e/o parenti, perché merita davvero.

Ma questo solo dopo che avrò ricominciato a camminare e avrò ritrovato la mia sessualità. Per ora Stefania vive dentro di me.

Bene, mentre vado a levarmi il tacco 12, un urlo esce spontaneo: evviva l’atleticagastronomica®

Evvia il trail!

Evviva la Bora!

 

FLR 2019

Piccolo Manuale Sfigato del Running: #atleticagastronomica https://www.amazon.it/dp/1549586149/ref=cm_sw_r_cp_api_i_UtenCbJHA6MDF

 

9^ ProseccoRun: la falange emiliana.

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Presto, vai con i magneti, sei forte sai, se esegui la manovra di recupero.

L’atleticagastronomica® non si ferma mai.

Ok, oggi si ferma, in effetti, essendo giunta a chiusura la stagione sportiva 2018. Ma fino a ieri no! E la manifestazione che chiude la stagione, la gara “tana libera tutti”  è sempre lei: http://www.prosecco.run/ , una simpatica mezza maratona collinare. Al freddo. Umido. Tagliente.

E’ la nona edizione. Noi gastronomici ne abbiamo corse 4, e altre 2 le seguivo in moto ai tempi delle staffette. Praticamente la conosco come quel neo che ho nei pressi della natica destra. O sinistra. Boh, devo chiedere a Pasini. E già qui capite lo stato confusionale.

Proprio il re del noir di casa nostra mi accompagna ancora in questa ilare avventura tra le colline del prosecco e le cantine.

E questa volta decide di farlo con il botto: considerate le ormai già note defezioni degli atleti gastronomici (https://fulviolunaromero.wordpress.com/2018/11/26/maratona-di-firenze-2018-pasiniromero-show/), Giuliano Pasini rimpolpa le fila del nostro talentuoso gruppetto buttando sul tavolo una nuova realtà.

Infatti, la 9^ Prosecco Run vede la nascita della falange emiliana dell’atleticagastronomica®: la colonna Damiano David (per i vari riferimenti al suo marcato appeal nei confronti delle milf…) i cui due più noti (nonché unici) rappresentanti si presentano alla linea del via.

Cioè, in realtà, più che altro si presentano fuori di casa mia a bordo dell’auto di Giuliano. Con 14 minuti di ritardo. La mattina della gara.

Ora, si sa che non me la sono presa con gente che ci provava con le mie fidanzate/mogli, ma ho interrotto rapporti importanti per 5 minuti di ritardo.

Si sa che la mattina delle gare vivo di farmaci calmanti.

E questi? 14 MINUTI!

… e fremo a immaginarti tra i cateti…

Esco di casa leggermenteabrasivo quando, a bordo, noto i due nuovi personaggi inquietanti. Ovviamente, come al solito, li indicherò con i soprannomi per non lederne l’immagine. Li abbiamo già incontrati più di un anno fa, in occasione della Padova Marathon https://fulviolunaromero.wordpress.com/2017/04/23/padova-marathon-iononhopaura/: si chiamano Zac e Mengo.

In realtà i soprannomi potrebbero essere il Lungo e il Riccio. O Scrocchiazzeppi e Crispino. Potrebbero essere il cazzo che volete, ma è l’unico modo per distinguerli, perché entrambi si chiamano Luca e sono sposati con due Barbara. Alle 7.54 di mattina. Prima di una gara. Con 14 minuti di ritardo™.

La consueta crisi di orientamento mi coglie mentre tento di infilare lo zaino in bagagliaio.

Ma, una volta a bordo, decido di smetterla di sottolineare l’evidente ritardo (di 14 minuti™) e di godermi la giornata. Perché uno dei due sfiora i due metri e l’altro ha l’occhio poco amichevole.

E anche perché Pasini infila la statale (deserta) attorno ai 45/48 km/h, permettendomi di godere del paesaggio. Fino a quando è costretto a rallentare ulteriormente per aver agganciato il corteo dei partecipanti al raduno degli apicoltori a Spresiano.

E gli apicoltori sono tanti.

E viaggiano a 38 km/h su dei Doblò.

A bordo, nonostante i 14 minuti di ritardo™, ce la godiamo.

I rappresentanti della colonna Damiano David raccontano episodi importanti per farsi ammettere definitivamente nel circolo dell’atleticagastronomica®. Grasse risate quando Mengo racconta che a una maratona, verso la metà, ha bevuto vino rosso mangiando una decina di escargot.

Grasse risate, dicevo.

Poi scopriamo che è vero. E non ridiamo più. Per rispetto, timore e ammirazione.

Io mi diletto nel raccontare barzellette sui pastori sardi, Giuliano sembra Concato in “guido piano”, Zac fissa il vuoto con occhio torvo.

E, con una calma da fare invidia  a Padoan mentre spiega alla Castelli i fondamentali dell’economia con termini adatti a una seconda elementare, arriviamo al parcheggio.

Ora vai sul terzo piolo, ma bada che non entri in emostasi.

Ora, nelle 3 precedenti edizioni, il parcheggio era un disastro.

Oggi, nonostante l’evidente ritardo di 14 minuti™, siamo praticamente i primi. Inutile dire che vengo perculato per la successiva mezz’ora. Le cose peggiorano quando andiamo a consegnare le sacche e ci accoglie il silenzio assordante della palestra vuota. Cosa che, chi fa gare, sa che non accade praticamente mai, trovandosi a sgomitare bestemmianti tra braccia che scagliano borse.

Insomma, in un freddo importante ci muoviamo verso la partenza che, in questa gara, è a circa 1 km dal punto di ritrovo.

Il mio outfit è, ovviamente, all’altezza: maglietta x-bionic https://www.x-bionic.com/it-de a maniche corte nera (cortese omaggio della https://fulviolunaromero.wordpress.com/2017/10/23/latleticagastronomica-alla-lazzarettovenicemarathon/ ), gilet imbottito http://www.cmp.campagnolo.it/ita/ sul nero e acid green(#maquantocazzosonofashion), shorst https://www.salomon.com/it-itcon calzoncino interno a compressione testicolare, spiker x-bionic nero e acid greenbandana nera e guanti neri e una specie di acid green www.nike.com

E molto acid green è anche il bicchiere di vin brulè che ci scoliamo prima della partenza, giusto per fare le cose serie.

Perché Giuliano Pasini, in outfit Stabilo Boss Azzurro Fluo, e i componenti della colonna Damiano David in giallo modello “scontri sugli Champs Elysées, hanno stimato che questa gara sarà da correre “giusto per godercela”.

Io li conosco. Conosco Giuliano. Che palesa di voler ridurre l’aspetto agonistico di questa gara a una puntata di “Ok il prezzo è giusto”, ma sono certo griderà “100-100-100” durante tutta la corsa. Nonostante sia arrivato con 14 minuti di ritardo™, so che ha l’occhio della tigre. E so che gli altri due non saranno da meno.

A questo punto accade l’irreparabile: per un motivo che non ricordo assolutamente, finiamo per citare la canzone di Elio e le storie tese “Piattaforma”. E parte il primo PAM. PAM-PAM.

URCA! Guarda che pinolo! E’ già il secondo pozzo che mi intasi!

Con gli albori di attacchi di nausea causati dal vino caldo ci rechiamo allo start.

Solito casino, livello di passerina 3.7/5, personaggi inquietanti vestiti da Babbo Natale… e via!

Giuliano parte come la saliva durante uno starnuto: praticamente intravvedo l’Azzurro Stabilo Boss emergere e scomparire tra la moltitudine di colori. Zac e Mengo finiscono divorati nel bordello totale.

Io arranco fino a riprendere Giuliano per il nostro viaggio di nozze podistico. Lui urla PAM. Io rispondo PAM-PAM.

Con l’idea di recuperare i 14 minuti di ritardo™ (vi ho detto che sono sensibile alla puntualità?), spingiamo come degli stitici, almeno fino al settimo km. Perché lì finisce il bel percorso in pianura e inizia quello paesaggisticamente più bello, ma anche in grado di farti convocare un certo numero di divinità.

Si comincia a salire verso Follo, i primi runner arrancano e noi via! Con il carico di Firenze nelle gambe (e nei maroni) andiamo feroci.

Giuliano mantiene l’andatura costante e canta PAM. PAM-PAM.

I consueti e divertenti passaggi dentro ristoranti (con spiedo che ti gira davanti) e cantine ci trascinano verso il trionfo. Soprattutto, la voglia di vomitare il brulè stimola la prestazione.

Se ti attacchi a questa tubatura (questa qui?), tra un momento sentirai fluire l’antigelo paraflù.

Tra il km 11 e il 14 il tratto più difficile, con salite e discese anche marcate, e molti cambi di direzione (tipo la maratona di  Firenze, insomma). Giuliano allunga. Io non c’ho cazzi, per dirla in latino.

Al 15esimo si narra che Pasini si sia scofanato un prosecco. Io , memore del fatto che lo scorso anno sono arrivato al traguardo con l’idea di morire di lì a poco (questa volta sono serio, il prosecco non mi aveva fatto benissimo) tiro dritto.

Altre salite e altre discese, ma più brevi. Solo che è sterrato, o c’è erba.

Sento gente smadonnare. PAM. PAM-PAM.

Dal 18 si torna sull’asfalto ma lo si lascia subito per infilare un viottolo in mezzo ai campi. E qui… BOOOOOOOOOM!

Il nostro percorso si unisce alla non competitiva: la prosecchina!

E dove non c’è competizione… ci sono i nordic walker!

No, non ancora, che la temperatura è troppo bassa e io non posso sublimar.

Ora, fortunatamente FFIRONMAN™ è ancora infortunato. Perché, ci fosse stato, molti bambini non avrebbero visto tornare a casa le loro mamme.

Ora, amiche e amici con le racchette… ma stare in parte no? Cioè, se la difesa dell’Inter si schierasse come siete in grado di fare voi, potremmo giocare a 3 dietro e saremmo campioni d’Europa da 10 anni consecutivi a zero goal subiti.

E se le racchettine non le usate, le punticine provate a puntarvele verso qualche zona non vitale del corpo. Non indietro, per favore. Perché poi accade che mentre state attraversando un ruscellino, tutte tirate e felici, arrivi lo stronzo di Romero e che ci salta dentro di botto a piè pari annegandovi. E se ne va ridendo come un indemoniato e gridando PAM. PAM-PAM.

Insomma, ultima salita dopo il ruscellino, mentre le racchette mi hanno rallentato non poco, di nuovo sull’asfalto in statale. Ma io conosco il percorso… eh eh eh… e so che quella che dovrebbe essere l’ultima salita non lo è. Però lo dico a tutti. Perché sono bastardo!

Così quando arriva quella che è DAVVERO l’ultima, vedo gente implorare il meteorite.

Si, si… 14 minuti di ritardo™, non potete pretendere che io sia simpatico!

Insomma, ultima salita, all’ultimo scopro che l’arrivo è diverso dagli anni precedenti, ma poca roba: un paio di curve in più, un po’ di erba per terra… porca zoccola, un altro paio di curve e si arriva.

Personal Best sulla Prosecco Run! 1.52.48

E Giuliano quasi un minuto meno di me.

E la colonna Damiano David con ottimi risultati.

Nonostante i 14 minuti di ritardo™ ci rechiamo allo spogliatoio e entriamo in quello che pare un girone infernale: uomini nudi, fumo e fango.

La doccia è un piacere con almeno 5 che mi guardano per fottermi il posto, i doccianti si tengono il docciaschiuma con entrambe le mani e sguardo fobico.

Poi ci si sistema e si va.

Senti come grida il peperone, inequivocabile segnal.

Perché, per cementare la nascita della colonna Damiano David (e dimenticare i 14 minuti di ritardo™) si va con le famiglie alla Locanda da Condo a sfondarci di spiedo e calorie. E a bere giusto un bicchiere, insomma. In un trionfo di Barbara e bambiname vario.

Titoli di coda sul fatto che, mentre prima di partire decidiamo di fare una tappa fisiologica, scopriamo che un signore che è andato in bagno prima di noi, ha portato a termine una sessione di Cesso Estremo. Sono momenti che fortificano e uniscono! I bisogni fisiologici possono attendere davanti a quelli respiratori.

Insomma, la stagione 2018 si è chiusa alla grandissima. L’atleticagastronomica® ha portato a casa una bella riga di trofei, sia per i membri abituali, sia per i saltuari e associati. Parliamo di un po’ di mezze maratone, qualche trail, una maratona, un mezzo ironman (indovinate chi l’ha conquistato?) e un po’ di triathlon. E, nonostante questo, nessuna famiglia si è sfasciata (per ora).

Ora ci si riposa un po’ (anche per recuperare i 14 minuti di ritardo™) e ci si prepara a ripartire come cattivi come Master of Puppets, ma belli come un film con Malena Pugliese.

Intanto…

EVVIVA IL RUNNING

EVVIVA L’ATLETICAGASTRONOMICA

EVVIVA LA COLONNA DAMIANO DAVID

EVVIVA IL CESSO ESTREMO!

E buone feste a tutti!

Ciao papà! Ciao. Enzo.

 

FLR2018

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Maratona di Firenze 2018: Pasini&Romero show

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Firenze lo sai, non è servita a cambiarla
la cosa che ha amato di più è stata l’aria
lei ha disegnato, ha riempito cartelle di sogni
ma gli occhi di marmo del Colosso Toscano
guardano troppo lontano.

Ivan Graziani cantava una canzone triste triste triste, triste triste triste, triste triste triste, triste come lui. E qui, care lettrici e cari lettori, ci è mancato davvero poco!

Perché la http://www.firenzemarathon.it/it/ha rischiato di trasformarsi nella Caporetto dell’atleticagastronimica®.

Ma facciamo un passo (o più passi) indietro.

Dopo il disastroso secondo tentativo a alla http://www.huaweivenicemarathon.it/it/venicemarathon/2017 latleticagastronomica-alla-lazzarettovenicemarathon avevo dichiarato: mai più maratone!

E infatti… a giugno, l’unione podistica non ufficiale di cui faccio parte, decide di partire in gran delegazione per Firenze: vuoi che la gara si corre tardi quindi l’estate è liscia, vuoi che è l’occasione per sfondarci di ribollita e Chianti… come’è come non è, si decide. Alla totale insaputa delle mogli che prenderanno con grande filosofia la nostra decisione, comunicata due mesi dopo l’iscrizione, con biglietti e hotel già prenotati.

Io non ne posso più di portare a casa solo tapiri e medaglie di legno, così mi affido al coach Andrea Toso, autore di miracoli sportivi con materiale grezzo (leggasi: portare Pasini ben sotto le 4 ore), abbatto la mia nota arroganza e mi faccio portare per mano.

Idea interessante! Lo pensano tutti quelli che mi circondano, amici e parenti, colleghi o semplici conoscenti: praticamente mi demolisce. Durante i tre mesi di preparazione, nel corso dei quali esordisco anche nel triathlon jesolo-e-il-battesimo-del-triathlon faccio più km che con la macchina, a delle velocità che avevo sperimentato solo nel trangugiare birra.

Mi massacro, sputo sangue e bile, perdo 3 kg, ma comincio a vedere dei risultati seri.

Ma lasciamo lì la cosa per un attimo, perché in contemporanea accadono degli episodi, che il Cottolengo spostati.

A metà agosto, FFIRONMAN™ accusa un leggero fastidio al tendine di Achille. La sentenza del medico è implacabile: stai fermo un paio di mesi.

Inutile dire che non ci sono più notizie del medico e nemmeno di Achille. Per tre settimane i giornali pubblicano notizie su nordic walker che scompaiono durante le passeggiate domenicali, il terreno smosso nel giardino di FFIRONMAN™ non è per nulla rassicurante in merito.

Pasini è in gran forma: praticamente sotto minaccia accetta di accompagnarmi al trail del Vajont, https://www.percorsidellamemoria.it/, 25 km stupendi attorno alla famigerata diga. Stupendi fino al 18esimo, quando Giuliano mette male un piede e si procura una simpatica distorsione alla caviglia. Stop 20 giorni. A due mesi dalla maratona.

Io non ricordo sensi di colpa così da quando bucavo di nascosto il pallone dei figli dei miei vicini.

Il Dottor Gino Crocerossa si becca una sinusite deboradante scatarrotica due giorni prima.

Io ho un’idea brillante: 9 giorni prima faccio il mio dovere di socio Avis, e regalo mezzo litro di sangue ai bisognosi. Il coach tenta di uccidermi.

Insomma, le premesse sono una merda.

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Scusate, questa mia foto con la maglia dell’inter non c’entra.

Dicevamo…

Eppure, tornando indietro, il percorso di avvicinamento è perfetto: bene i primi due 21, benissimo il 30 insieme a Giuliano che, non si sa dove, trova la determinazione per tirare fino alla fine. Un disastro il lunghissimo da 35 che si chiude a 32 mentre dal 14esimo valuto di farmi venire a prendere in macchina. Alla grande l’ultimo lunghissimo con un bel 32 corso in totale relax. Insomma, la mia forma è alle stelle, il mio cervello anche e rischio di mandare tutto a puttane.

Per 9 giorni mangio più o meno le stesse proteine che ingoio in due anni, manca solo mi metta a sganocchiare delle costate crude in macchina mentre sono in giro per lavoro, e ho fatto tutto.

Pasini palesa calma, io sono un’intrattabile corda di violino. Per fortuna le ultime due settimane lavorative sono un macello, così ho modo di stancarmi più di prima.

L’ultima settimana, poi, è straordinaria: niente alcool per 7 giorni (NIENTE ALCOOL PER SETTE GIORNI, LO RIPETO) e a letto alle 21.30 tutte le sere. Con il circolo anziani che mi manda biglietti per invitarmi alla bocciofila.

Però si parte con il frecciarossa e si sbarca a Firenze. Dove diluvia.

Ricordo i suoi occhi, strano tipo di donna che era
quando gettò i suoi disegni con rabbia giù da Ponte Vecchio
“Io sono nata da una conchiglia” diceva
“La mia casa è il mare e con un fiume no,
non la posso cambiare”.

Il sabato pomeriggio (quello di passerotto non andare via) mi coglie una calma surreale. Una cosa che ancora oggi non mi spiego. Tipo che la nave è affondata in alto mare, e ormai posso solo nuotare fino alla riva.

Consueto scambio di 14.000 whatsapp con Giuliano per decidere il luogo di incontro e a letto presto.

L’ultimo mio messaggio dice: tranquillo, non prenderemo nemmeno una goccia!

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Domenica mattina, ovviamente, diluvia.

Ci incontriamo in piazza Madonna degli Aldobrandini, che solo a scriverlo con il correttore automatico vengono le crisi.

Giuliano si presenta accompagnato dal fido Zac, medico anestesista rianimatore. Che insieme a Gino Crocerossa è una garanzia per la riuscita della gara. O, per lo meno, per la  nostra sopravvivenza. Magari attaccati a una macchina, ma vivi.

Mi presento avvolto in una tuta di carta tipo RIS, con sopra il sacchettone anti pioggia omaggio dell’organizzazione. Il mio stato di metrosexual non uscirà facilmente da questo momento.

Entriamo nella nostra gabbia mentre due napoletani litigano di brutto con gli addetti alla security per prendere posto nella gabbia con non compete loro (molto italiano, come episodio). Diluvia più di prima. Dalle finestre dei palazzi si affaccia una ragazza con le poppe fuori, ed è l’unico momento sereno.

Tolto il costume da pirla, sfoggio l’outfit per l’occasione: shorts www.nike.com, spiker www.compressport.it neri come gli shorts, gilet nero https://www.sportler.com/it/lp/getfit, maglietta bianca e berretto nero https://www.underarmour.com/en-us

Bellissimo e fashionissimo. Soprattutto, senza pancera di lana! Minchia come mi sento arrivato!

Scopro solo in quel momento che siamo 9.000 partenti e mi chiedo come faremo attraverso le strette vie del centro. Lo capirò presto.

Lo sparo è alle 8.30 e alle 8.36 partiamo anche noi. Il nostro mini gruppo si disperde subito, di Gino abbiamo solo notizie telefoniche.

I primi 2 km di fatto ci si trascina immersi in una bolgia che nemmeno a San Siro per il derby. Scopro presto una cosa che mi accompagnerà per tutta la gara: i toscani parlano. E lo fanno a voce molto alta. In pratica è tutto un urlo che ti si scatena improvviso accanto alle orecchie.

Al terzo rischio di infarto, decido di isolarmi.

Si lascia il centro e sento che le gambe iniziano a prendere il ritmo, infiliamo il parco delle Cascine con entusiasmo anomalo quando, sullo stesso viale in senso opposto, incrociamo il gruppo di testa: dei proiettili con le gambe. L’entusiasmo scema di botto.

Intanto continua a diluviare. E i toscani parlano e urlano.

Avanti così, problemi zero. Mi faccio dei maxi trattamenti di pnl, corro conservativo attorno ai 5.40, deciso a dare il tutto per tutto gli ultimi 6. Si. Proprio.

Bello il passaggio al 13esimo chilometro, dedicato a Davide Astori, con una tabella viola.

Alla mezza ci arrivo in un attimo (nella mia testa), comunque attorno alle 2h01m, come da programma. Il passaggio in centro è affascinante per il tifo che ci martella incessante, ma è complicato dai continui cambi di direzione e il fondo da centro storico con pozzanghere da farci i tuffi.

Di nuovo fuori dal centro, direzione stadio, supero la teacher Barbara, insegnate di inglese di mio figlio, in total black e codine. Tento di fare il fenomeno e dire qualcosa in inglese. Per fortuna c’è casino e credo non capisca una cippa del mio delirio linguistico. Le gambe iniziano a farsi pesanti, ma il fiato c’è alla grande. Un giro della pista di ateltica e si torna per strada verso il centro. I toscani parlano. E urlano.

Qui mi affianca e mi supera un sereno Alberto Berna, partito dalle retrovie con Gino. Dichiara “no ghe a fasso pì” e parte come un mig. Tento di colpirlo ma è troppo veloce.

Arrivo al ristoro dei 35 in gran forma, a parte qualche dolore agli adduttori. Incrocio Pasini che sta facendo lo stesso viale in senso inverso, e che è abbondantemente davanti ai peacer delle 4 ore.

Finito di ristorarmi mando un vocale a mia moglie dicendo che va tutto bene e che prevedo di chiudere tra le 4.05 e le 4.10

Per questo canto una canzone triste triste triste triste triste triste triste triste triste triste come me, e non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di lei, ancora un po’ di lei.

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Poi si torna in centro. E qui inizia la gara nella gara, e il mio lento e inesorabile declino.

Cattiveria dell’organizzazione che, al 37esimo, ti fa passare a 50 metri dall’arrivo, e poi ti ributta tra vicoli e vicoletti. Il fondo è un disastro, roba che un trail è una passeggiata. Ma gli altri vanno e ci provo anch’io, però le gambe iniziano a non rispondere.

Il fiato tiene ancora un paio di km, ma verso il 40esimo, mentre percorriamo per la novantesima volta un lung’Arno, anche la lucidità viene meno. Al ristoro butto giù quello che posso e riparto consapevole che anche le 4.10 saranno un miraggio. I toscani in gara, non so come, continuano a parlare e urlare.

Butto tutto quello che ho, cerco di spingere ma la velocità è in continuo calo.

Quando inizio a vedere le transenne e gli archi è un momento fantastico. Cerco i miei familiari e non li vedo, ma dal pubblico sento urlare un “sei bellissimo”  e scorgo una sorridente signora Pasini tra la folla.

Ultimo sforzo, segno della croce e madonne varie… ed è personal best!

Scoprirò poco dopo che Giuliano si è assestato sulle 4.03 e Gino poco dopo di me.

 

Che dire… sono molto, molto contento. E’ vero che avrei voluto chiudere sotto le 4 ore, ma è anche vero che il sogno era chiudere una maratona senza implorare il colpo di grazia dal 20esimo km. E questo è accaduto grazie al gran lavoro di coach Toso a cui va tutta la mia gratitudine. soprattutto, ho migliorato di 8 minuti il mio pb, fermando il cronometro su 4h12m14s

La gara è stata difficile: un percorso cittadino caratterizzato da molti tratti “andata-ritorno”, parecchi dislivelli e, come dicevo, fondo complicato (il vincitore ha chiuso a 2h11m), e la pioggia ha francamente rotto le balle.

Gara spettacolare in alcuni passaggi, noiosa in altri. Complessivamente, comunque, promossa.

Come promossa è stata la fiorentina da 1,3kg con cui ho parzialmente recuperato le energie spese.

Il mio grazie, oltre ad Andrea, va a mia moglie e mio figlio che negli ultimi 3 mesi hanno subito di tutto: la gara è solo la festa di fine allenamento (cit. Andrea Toso), il resto è una sfida contro te stesso e i tuoi impegni familiari e lavorativi.

Grazie di cuore anche a Giuliano che c’è sempre (è la terza maratona insieme, ormai potremmo anche deciderci a fare coming out), e complimenti davvero sentiti perché non ha mollato mai: noi scrittori di noir siamo dediti alla sofferenza!

Grazie ai toscani urlanti che mi hanno ispirato quello che potrebbe essere il seguito del https://www.amazon.it/Piccolo-Manuale-Sfigato-Running-atleticagastronomica/dp/1549586149/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1543254948&sr=8-1&keywords=piccolo+manuale+sfigato+del+running e grazie a chi sta lassù: il giorno in cui si celebravano le donne, due di loro (su 2 e 4 gambe) mi hanno sicuramente dato un’occhiata e mi hanno spinto a non mollare mai.

E’ andata, e con questa sono 5.

E, per la quinta volta, ho dichiarato “con le maratone ho chiuso”. Si dice ci sia ancora gente che sta ridendo.

Evviva l’atleticagastronomica®!

Evviva i toscani che parlano e urlano!

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Firenze canzone triste – Ivan Graziani – YouTube

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La mezza di Treviso Atto V

Che dire… la mia prima gara è stata la prima edizione, ne ho corse 5 su 5, ho fatto tempi indecorosi e tempi per me ottimi, ho vissuto qualche leggera emozione… ma ogni anno è sempre un piacere e una grande scoperta.

I passaggi per la città, la Restera del mio Carlo Caccia, i sottopassi dove noi trevisani fottiamo i foresti passando sui marciapiedi… tutte cose bellissime!

Ma bando alle emozioni, andiamo con la cronaca di questo quinto atto (e ricordo sempre che il quinto comandamento recita ‘non uccidere’, da cui il titolo del mio quarto romanzo… che non si dica io sia un ignorante!), che ancora una volta ha visto l’atleticagastronomica™ protagonista… di una serie di sfighe che messe insieme fanno un album di Luca Carboni.

FFIRONMAN®: rotto.

Giuliano Pasini: rotto (per colpa mia).

Giulianik: rotto.

Accanto a me, in griglia, si schiera il Dottor Paride Trevisiol (agli atti Gino Crocerossa). Con la fascite plantare.

Accanto a me. Che esco da due giorni di febbre e tre con i bronchi pieni di qualunque cosa possa venire in mente.

Insomma, le premesse per l’ennesimo becero fallimento ci sono tutte!

Ritrovo alla partenza, prima dello start, con un motivo di gioia in più: viene a farci visita Massimo Ghedin, che tutti ricorderete non essere stato in forma cristallina esattamente un anno fa! ( https://fulviolunaromero.wordpress.com/2017/10/08/la-mezza-di-treviso-tutticonmassimo/ )

Ormai il gruppo è coeso, si è cementato. E con gli altri protagonisti di questa avventura, scattiamo una foto di gruppo con delle fashionissime magliette che ho fatto confezionare per l’occasione (e grazie a lotto.it per la fornitura!)

Mentre il Dottore e io ci avviciniamo alla nostra gabbia, silenzioso mi affianca Matteo Odiopuro Agostinetto. Silenzioso e guardingo. Ci osserviamo in cagnesco fino a quando mi dichiarerà di correre ‘solo’ la 10 km.

Il mio disagio cala (si ricorda ai signori lettori che il personaggio in questione corre una gara all’anno, si allena un mese all’anno, e mi dà 15 minuti all’arrivo… nel caso in cui qualcuno si domandasse da dove arriva il soprannome), selfie di rito e via!

No, non via. Perché ho delle missioni da compiere: in primo luogo andare a broccolare con TUTTE le donne che conosco (e anche con un paio di bei giovanotti, a dire il vero), in seconda battuta devo recuperare una svagata Sara Perlini, in trasferta da Verona, che decide di sfidare il destino puntando sulle due ore.

Raggiungiamo insieme una sgargiante Elena Selfie Sarzetto, pacer delle 2 ore, appunto. Presento le due ragazze, le invito a conoscersi meglio, per l’occasione si radunano anche alcuni affamati con i telefoni pronti… ma niente, il tutto si chiude in un trionfo di palloncini colorati mentre Elena urla “selfieeeeeeeeeeeeeeeee” a chiunque le passi attorno.

A me no.

Ne prendo atto.

Va beh, si va in gabbia. In settimana mi contatta PM10 chiedendo di correre con noi. Alla luce delle spiegazioni dello stato di salute in cui versiamo, non si presenta. Si dice sia disperso nelle retrovie.

E devo dire che l’abbinata Romero-Crocerossa funziona alla grande per crearsi lo spazio vitale in gabbia: tutti quelli che ci vedono, memori degli episodi passati, cambiano aria velocemente. Ancora un paio di minuti e avremmo potuto trovarci a partire per primi. Con distacco su tutti.

Ma si narra che lì, in prima fila, prenda posto il Sindaco Mario Conte, e tutti rimangano in rispettoso raccoglimento alle sue spalle. Partirà, lo sappiamo. Ma nessuno oggi sa dove sia finito, e questo silenzio istituzionale si sta facendo inquietante!

Mentre l’ex Sindaco Giovanni Manildo si narra abbia corso la 10km all’urlo “finalmente!!!”

Bene, inno nazionale e si parte!

Obiettivo, attribuitomi dal Coach Andrea Toso, è: no ‘sta morir.

Il primo km sembriamo Ronaldo (non l’imitazione attuale con il 7, il Fenomeno vero) che perfora le difese. Perché proviamo a cazzarci su un ambizioso 5.10 al km, ma scopriamo una cosa importante: la gente non capiscono una minchia!

Ci sono le gabbie? Hai un colore? Vai nella gabbia di quel colore.

Perché, amica, amico, se la tua gara consisterà nel tentare di arrivare al sesto km prima che faccia buio, e ti piazzi davanti a tutti, rischi la vita.

Ora, i miei limiti li ho, e molto molto marcati. Ma rispetto gli altri. Sono scarso e parto dietro, o almeno al posto che mi viene attribuito.

Questi no!

Parte qualche simpatico insulto, un paio di colpi tipo Tassoti nel mondiale ’94 e via.

Gino Crocerossa mi sta giusto quel metro dietro (vuoi mai…), e filiamo lisci fino al sottopasso di Via Ghirlanda dove, per l’appunto, gli habituè se ne vanno sui marciapiedi facendosi beffe delle matricole che si sparano una discesa e una salita da trail.

Qui il primo, inquietante, episodio: davanti a noi una bella signorina (si, con la maglia Aiino, cosa credevate)  sembra un salvadanaio in corsa: Miss Monetina colpisce! A ogni passo, le monetine e le chiavi nelle tasche, fanno quel rumorino appena appena fastidioso.

Si va in sorpasso pronti a scaricare le nostre ire. Quando la guardo. Mi sorride. La riguardo. Mi risorride…. Martina Ruzza, dopo questo episodio temo che la tua vita di runner non sarà più la stessa…

Avanti così tra gente che inizia a patire il caldo e altra che invece di depositare le bottigliette nei cestini le lancia nei fossi (aveste tre giorni continuati di diarrea, è colpa mia).

Il percorso, al solito è vario e piacevole. E’ bello uscire dalla città, arrivare in mezzo all’aperta campagna tra ville e filari, iniziare a sentire l’energia del fiume e seguirlo per tornare nel centro storico.

Qualcuno per strada cede, i soccorsi sono sempre tempestivi, ennesimo segno di organizzazione impeccabile. I soccorritori girano in bici tra i runners e tutti noi ci sentiamo più tranquilli. Soprattutto Gino che, stavolta, conta di chiudere la gara.

L’ambizioso ritmo di partenza è più o meno lì. Subisce un duro colpo quando, nel silenzio, tra me e Gino si infila una figura inquietante: Marco Bilme Biffis, l’usignolo della destra Piave, la voce dei nostri Royal Acoustic Live.

Ma ancora più inquietante è che ci saluta e va. Arriverà 4 minuti prima di noi.

Questa sera ci vediamo.

Temo da domani non correrà più. Non che io sia vendicativo o permaloso…

Insomma, via verso il centro, atmosfera bella con il pubblico che ci sostiene durante le fasi di rientro nelle mura. Strappetto in via Collalto, strappetto verso piazza dei Signori con il ritmo che sconta le temperature e cala leggermente. Dove ‘leggermente’ è un aggettivo molto variabile.

Si sbuca sotto le mura e rettilineo del traguardo!

Booom!

1.52.07

E, viste le premesse, è andata alla grande! Mi accoglie la grande Cecilia Bernardi, anima della gara. E, mentre mi saluta, accanto a noi un tizio comincia a vomitare. Uno spettacolo nello spettacolo.

Finale pirotecnico con fila di selfie con personaggi (femminili) noti e meno noti. Con giri a elemosinare dei buoni per la birra gratis, con secondo turno di broccolamento dopo il bianco totale del primo.

E in questa fase si fanno gli incontri interessanti: un Gianluca Sacilotto fresco come una rosa e sorridente come Berlusconi, accompagna verso il palco Ginevra Francavilla che va a prendersi il quarto posto femminile. Acchiappato con un tempo che non cito per questioni di pudore e per non distruggere questa immagine di nazione patriarcale.

Passa poi Marco Ganassin che mi dice “mah, oggi l’ho fatta lenta per mettere su km…” Cretino io che gli chiedo cosa voglia dire lenta. Anche a Marco suggeriamo gran dose di fermenti lattici.

E poi Elena Sarzetto che continua a correre in giro perché, generalmente, in due ore fa 30 km, e non riesce a farsi una ragione di questa cosa.

Insomma, famo un bilancio: lasciando stare i tempi che oggi mi interessavano davvero poco, le cose sono andate davvero bene!

In primo luogo ho scoperto quanta roba può produrre un polmone sotto sforzo, e nemmeno Piero Angela avrebbe saputo spiegarmelo.

Poi mi sono divertito, e credo si siano divertiti tutti. La mezza di Treviso è una garanzia di bellezza e di organizzazione.

Un anno fa le cose erano andate diversamente, ma oggi Massimo era lì con noi, si è fatto i suoi 10 km e questo è ciò che davvero conta, oltre ogni dimensione sportiva.

Il 14/10/2018 è stata, per la mia città, una festa grandiosa: gara, fiere di San Luca, Cartacarbone e altri festival. Una città viva, calda, colorata, entusiasta. Ed è stato bellissimo!

Un abbraccio ai miei concittadini che ieri si lamentavano ai semafori perché non potevano arrivare in centro in macchina e parcheggiare dentro ai negozi che avevano scelto, in piena tradizione trevigiana. Capisco il vostro dolore, è anche il mio. Fatevi una bella passeggiata che vi passa.

Un abbraccio a quelli che in Restera pedalavano in bici contromano, incazzati, perché dovevano per forza passare di là. Capisco il vostro dolore, è anche il mio. Fatevi una bella passeggiata che vi passa.

E un ultimo abbraccio a quelli che un anno fa, nella stessa occasione, e fino a giugno in ogni occasione simile hanno saturato i social di foto di auto in coda, e quest’anno hanno fatto finta di nulla. No, non pensiamo male… è più che probabile che la bellezza di questa gara abbia contagiato anche loro!

Evviva lamezzaditreviso.com !ea1a40e4-c48f-4893-a470-c7334d15d870

Evviva i residui dell’atleticagastronomica™

FLR2018

Jesolo e il battesimo del triathlon.

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Care adepte, cari adepti,

si lo so! L’attesa è stata lunga, ma avevo un libro da presentare (avete già comprato Prosecco Connection, vero???? https://www.amazon.it/Prosecco-connection-Fulvio-Luna-Romero/dp/8898451903/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1537817574&sr=8-1&keywords=prosecco+connectionoppure il piccolo manuale sfigato del running???? https://www.amazon.it/Piccolo-Manuale-Sfigato-Running-atleticagastronomica/dp/1549586149/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1537817614&sr=1-1&keywords=piccolo+manuale+sfigato), una famiglia, un lavoro, una band e la stagione podistica era praticamente ferma.

Ora riparte. Che, poi… podistica… ebbene sì! Il mio 40esimo anno di età è stato fantastico: si è aperto con la vittoria al Nebbia Gialla, e si è chiuso con un regalo stupendo: il mio primo triathlon!

Si, sono un autolesionista. Basti pensare che continuo a tifare Inter, si spiegano molte cose.

Ma andiamo a raccontare questa meraviglia del Ligerman Triathlon Festival di Jesolo! https://www.ligertri.it/

In realtà la storia inizia quasi 10 anni fa, quando facevo le motostaffette a gare di triathlon e pensavo “questi sono tutti deficienti, ma che vita priva di gioie devono avere per fare una gara del genere?” E prosegue a settembre dello scorso anno: leggo un interessante articolo sul triathlon, dove si narrano tutte le cose belle che regala. E penso “ma ti puoi immaginare…” Poi passo al paragrafo 2 dove si parla del fatto che ti scrivono i numeri sul braccio e sulla gamba. E la cosa mi intriga. Ma al paragrafo 3, quando scrivono “l’abbigliamento è veramente fashion!”, prendo in mano il telefono e scrivo a FFIRONMAN® “voglio fare triathlon!”

La sua risposta è un selfie appeso alla parete est dell’Everest, a quota 7300 s.l.m. in costume da bagno, con scritto “adesso non posso, ti scrivo più tardi”.

Comunque a dicembre, dopo aver vinto contro me stesso scendendo sotto 1h45m in mezza maratona a Palmanova, ritorno in piscina dopo 30 anni esatti: avendo fatto, da bambino, qualche anno di agonismo non proprio volentieri, solo l’odore del cloro mi manda in crisi. Ma resisto, vado dentro e nuoto. La prima volta non riesco a fare una vasca intera. Poi, piano piano, le cose arrivano. E la piscina comincia a farsi anche divertente. Va beh… divertente…

A Natale arriva la bici, la mia Kuota detta KUKU. E comincio le mie uscitine terrorizzato: è un trespolo leggero, fuori si gela, le macchine ti fanno il pelo e ogni sconnessione della strada salti.

Ma avanti, si procede. E inizia a farsi divertente anche quello.

Chiedo un consiglio qui, un consiglio lì, e la cosa si fa molto interessante.

A giugno, poi, il primo test vero: con Azz (lo ricorderete https://fulviolunaromero.wordpress.com/2017/10/23/latleticagastronomica-alla-lazzarettovenicemarathon/ ) mi tuffo entusiasta in uno dei laghi di Revine, e faccio la distanza completa. La puzza di luccio perca mi abbandonerà la barba dopo un mese.

Poi si replica nel lago di Santa Croce. E avanti.

Fino al giorno clou: 22/9/2018

 

E come si può pensare di fare l’esordio nel triathlon senza LUI?

Appuntamento fuori di casa mia alle 8.30

La sera prima suono con i Royal, bevo più birra che negli ultimi due mesi sommati, vado a letto all’una ubriaco, ma alle 7 sono in piedi. In anticipo. Mando un sms a FFIRONMAN® dicendogli che sono un attimo in anticipo; mentre scrivo vedo la FFMOBILE fuori dal cancello con LUI  che mi fissa con sguardo torvo mentre spiuma un fagiano appena catturato.

Esco taciturno, carico la bici, FFIRONMAN® fissa il cielo e grugnisce.

Cadono un paio di anatre. Le mette nel bagagliaio per lo spuntino e si va.

Sintetizzo al massimo quanto accade prima della partenza: accanto a noi l’auto di alcuni ragazzini giovani che sicuramente faranno una grandissima gara, almeno a giudicare dalla confezione di farmaci che si sparano giù (credo si tratti di roba per l’influenza, o forse per il mal di testa, dai!). Andiamo a bere un caffè a un chiosco studiando le spine delle birre per il post gara. Intanto FFIRONMAN®  e il titolare del chiosco si fissano… annusano l’aria… quando già temo il peggio, la sentenza è univoca: bora!

I due capiscono che a breve saranno cazzi. E ci beccano in pieno.

Metti giù la bici, sistema le tue cose e vai in spiaggia per entrare in acqua.

Quando lo speaker dichiara “muta vietata” in 399 bestemmiano. Uno esulta: io. Semplicemente perché dovessi togliermi la muta, probabilmente non chiuderei la gara prima del tramonto.

Il mare è incazzoso come Serse Cosmi, pericoloso come la diarrea con la tosse, invitante come una merda su un centrotavola. Ma soldi e paura mai avuti, e accanto a me c’è LUI. Che fissa le onde e scuote la testa.  Il vento tace. Il sole si affaccia. E una tromba suona.

Via la batteria femminile mentre 80 cuffie rosa si lanciano in acqua. Sottovalutando un attimino la corrente che le porta più o meno a 100 metri a ovest della boa… Tra le cuffiette rosa fanno bella mostra le gemelline Bortolotti che iniziano a menare le mani a destra e sinistra già dopo tre passi.

Mentre sto per cagar… ehm… valutare quanto sono teso, accanto a me si materializzano altre due figure di riferimento della mia veneranda età: il mio coach Andrea Toso, che sorride felice pensando al fatto di rischiare l’annegamento, e Alberto Bettiol, amico di vecchia data, in body modello “diversamente etero”, che allegro ricorda con FFIRONMAN® momenti in cui non sapevano se mai sarebbero riemersi dalle onde.

Sono al settimo cielo. Sto già meditando di andare al chiosco e chiudermi lì, quando squillano le trombe e si va!

Tutto quello che avevo pianificato salta dopo 10 secondi: mi metto in coda, aspetto che entrino gli altri, vado con calma. E col cazzo! L’adrenalina è a mille, si va! E sdeng! Mi schianto contro un altro atleta. Riemergo, cerco FFIRONMAN® e lo vedo mentre, placido, prende a schiaffi un paio di squali.

Il primo bordo, contro le onde, è un vero casino. Arranco, faccio fatica, ma vedere tutta la gente attorno che si arrampica sull’acqua e cade giù di là è una figata mostruosa (si, lo so, ho dei gusti di merda). Vista l’esperienza delle cuffiette rosa, tutti puntano a est, e la cosa funziona. Al giro di boa, per prendere la direzione parallela alla spiaggia, incasso tante di quelle botte che non ricordavo dai tempi del karate. Ma si va avanti lo stesso. Adesso la corrente è dalla nostra. Con le mani sento roba tonda e morbida. Per convincermi che non siano meduse mi illudo siano le tette di qualche concorrente femminile. Dimenticando che le donne erano partite 15 minuti prima.

A metà del secondo bordo un atleta taglia tra me e LUI da sinistra a destra. Poi cambia idea e taglia da destra a sinistra colpendomi. Purtroppo passa molto vicino a FFIRONMAN® che un filo di mestiere ce l’ha.

Beh, condoglianze alla famiglia. Era sicuramente una brava persona, un buon lavoratore, e salutava tutti.

Via dritti fino alla seconda boa, il fiato è quello che è ma non mollo. Per la prima volta sento LUI parlare, si gira e mi grida qualcosa a metà tra l’incoraggiamento e l’insulto. Mentre io sono alla canna del gas, lui nuota a dorso fischiettando, fa le piroette, salta come un delfino. Provo un pizzico di odio, ma tutto passa alla seconda boa.

Perché… eh eh eh… FFIRONMAN® è un volpone. Prima dell’inizio siamo andati a fare un bagnetto e ha studiato il campo di gara: ha notato che l’ultimo bordo, quello verso la spiaggia, non è dritto, ma dalla boa bisogna andare in diagonale verso destra, soprattutto tenendo conto che la corrente tira a sinistra. Decide (lui, io non c’entro) di puntare un palazzo sul lungomare e nuotare in quella direzione. Morale: mentre ci avviamo soli soletti, a 100 metri alla nostra sinistra ci sono almeno 50 nuotatori smarriti. E in spiaggia ne vediamo almeno altrettanti che corrono lungo il bagnasciuga per recuperare l’uscita mancata di un buon centinaio di metri. Le grasse risate. No, in realtà rido io. Perché FFIRONMAN® non conosce il significato di “risata”.

Fuori dall’acqua. Si va! Di corsa lasciamo la spiaggia, infiliamo la zona cambio e arriviamo alle bici. Provata e riprovata la cosa. Sono veloce: bandana, casco, occhiali e scarpe, si parte veloci. LUI mi aspetta oltre la linea di salita in bici, si gira mi dice solo “attaccati!”. Mi metto a ruota (tralascio i 30 secondi buoni per agganciare le scarpe ai pedali) e… amiche… amici… FFIRONMAN® lo avevo visto a piedi. Lo avevo visto in acqua. Non l’avevo visto in bici. E credo non l’abbiano visto molti altri.

Parte via come un missile terra terra, provo a stargli dietro, non ho fiato nei polmoni, mi viene da vomitare, ma ci do dentro. Lui lascia le scie di fuoco sull’asfalto, un pennacchio di fumo si innalza sul litorale. Quando supera le bici, i ciclisti iniziano a piangere terrorizzati. E io dietro che godo come un 19enne tra le mani di una milf.

Unico momento di VERO terrore arriva quando FFIRONMAN® ci fa infilare in mezzo a un gruppo di una ventina di bici e, attorno ai 35 km/h arrivo al giro di boa. L’ultima volta che ho avuto tanta paura così è stato quando un dobermann mi ha annusato il cavallo dei pantaloni.

Comunque la frazione in bici va via come non avrei mai immaginato, a una media di 36 km/h. La chiudo che non riesco nemmeno a respirare, mentre FFIRONMAN® decide di fare un’ultima tirata fino al passo Rolle, giusto per fare un po’ di gamba. Rientrerà per quando avrò indossato le scarpe da corsa e il berrettino rosso.

Via di corsa! Dopo 750 metri in acqua (ehm… in realtà 1 km, perché le traiettorie di merda non le faccio solo a piedi), dopo 20 km di bici, tocca a 5 di corsa. Stanco, demolito, fiato corto, butto il cuore oltre l’ostacolo (in senso fisico, sia chiaro), faccio i due giri senza pensare a niente. Alla fine del primo mi affianca coach Toso che sta finendo il secondo, mi butta lì due dritte per non farmi mollare, e via da solo come un pesce sega, con un peso delle gambe brutto come una canzone (va beh… quello che è) degli Stato Sociale, ma incazzato come un puma.

Scarico giù tutto, vedo anche una bella creatura che mi incita e penso “cazzo, sono così bellissimo che mi incitano anche le gnocche a bordo strada!” salvo poi scoprire che è Federica Berra, in costume da baywatch, che mi conosce e applaude mossa dal mio stato pietoso). Guardo il gps al polso e capisco che è fatta. Ultima curva e via! Taglio il traguardo al settimo cielo! Volevo stare attorno a 1h30m, ho chiuso a 1h27m44s.

Godimento puro!

Appena consegnato il chip trovo Andrea e Alberto. Abbracci, foto e la frase del coach: sei un triatleta!

Figatissima! Voglia di scatenarmi!

In quello compare FFIRONMAN® e mi ricompongo sotto il suo sguardo severo.

Ci avviamo alla doccia per lavargli di dosso il sangue di un paio di nordic walker che passavano di lì, e poi si torna al chiosco dove abbiamo fatto colazione. Ci raggiungono anche altri “atleti” (le virgolette sono di proposito) e provvediamo di buon grado a svuotare le spine della birra.

Nel pomeriggio rientro a casa e la sera a cena a festeggiare i compleanni mio (il 23) e quello di FFIRONMAN® (nato il 24 settembre 561 a.C.)

Beh… che dire… tanta roba!

Se prima di una maratona  dicono “buon divertimento” puoi agevolmente mandare in culo lo speaker. Se lo fanno qui… c’hanno ragione!

Aggiungo che il livello di passerina è un buon 4 su 5. E la cosa non guasta.

E le birre alla fine hanno tutto un altro sapore.

Urge, però, prima di tornare a celebrare l’evento a colpi di whisky, ringraziare un po’ di gente. Perché anche se un umile sprint, per me è stato un traguardo fisico e mentale difficilmente dimenticabile. Una soddisfazione e una gioia che mi fanno gran bene.

Il primo grazie, ovviamente, va a FFIRONMAN® che ha subìto le mie ansie, le mie paure, che si è franciullato le palle nuotando come un polpo per aspettarmi e che non mi ha mai mollato. E non sabato, non lo ha fatto da un anno a questa parte. Un’Ave Maria per lui (che, tra l’altro, Maria l’aveva conosciuta di persona qualche anno fa.)

Grazie a coach Andrea Toso, di cui sono il fiero Paziente1 (Paziente0 ovviamente è Giuliano Pasini che un giorno trascinerò anche in questa follia), che su di me sta facendo un gran bel lavoro.

Grazie ad Azz (avete notato come uso bene le eufoniche? Minchia, sono o non sono scrittore?!?!) per gli esperimenti a cui mi ha sottoposto nelle puzzolenti acque lacustri.

Grazie a Paola e Coso, che probabilmente ne hanno le palle piene ma ostentano indifferenza.

L’ atleticagastronomica™ oggi conta su una specialità in più!

Evviva Jesolo! Evviva il triathlon! Evviva l’atleticagastronomica™

 

FLR2018

Trail del Patriarca e Madonne varie.

Dopo mesi, e mesi, e mesi, e mesi, torno a narrare le peripezie dell’Atleticagastronomica. Vi siamo mancati???

Tantissimo?

Volete ritentare la risposta, per favore, che siamo permalosi come delle scimmie?

Va beh, avanti sempre.

L’occasione è ghiotta: il trail del patriarca, una simpatica passeggiata tra i rilievi della pedemontana, una domenica di primavera.

Partecipano alla contesa: PM10, Lo Svedese, Saluda Andonio e un nuovo membro temporaneo del gruppo: il Timido Andrea. Che, come da prassi, farà il culo a tutti.

Tralasciando le condizioni in cui arriviamo (e non parlo solo di salute e stato d’animo, ma della mia macchina in panne a 5 km dalla partenza) ci prepariamo ad affrontare la sfida.

Saluda Andonio, reduce da un lungo stop, opta per la 14km. Noi, intelligentoni, ci giochiamo la 25.

Pronti-via!

Alle 8,30 ci si lancia come dei Mig. Al terzo secondo di gara Lo Svedese perde il telefono. Considerata la mia macchina prima, valutiamo che sarà un successo tornare a casa non mutilati.

Comunque nel marasma iniziale, sotto lo sguardo godereccio di Saluda Andonio che attende il suo turno, ci perdiamo. Teniamolo a mente.

Il primo km fila via liscio.

Sarà l’unico. Perché attorno ai 1500 metri di distanza si iniziano i 1400 di salita.

Le gambe tutto sommato vanno. E, quando sono in preda al primo crollo (tipo al km 2) ho la botta di culo di mettermi in scia di Fanny Miggiano a cui starò piattellato per gran parte della gara. Inutile dire che lui sta passeggiando e io sono pronto per il polmone artificiale.

Supero Emanuele Ferrabó, all’ottavo faccio un selfie con Andrea De Pieri e vinco il premio per essere l’unico al mondo che nel gruppo Aiino Runners incontra solo uomini.

Il percorso è tortuoso e tecnico. Il fondo scassato, poco spettacolare perché sempre bel bosco. Poi, sul più bello si sbuca in cima e si apre il panorama sulla pianura.

Un sospiro e via di nuovo. Perché non sei in cima, in realtà, ne manca ancora!

E allora spingi, bosco, foglie, radici, sassi.

Diciamo che tutti speriamo che la discesa arrivi presto.

Il problema è che quando arriva è da cagarsi addosso.

Roba che Tomba spostati! Il tutto su cropani coperti da foglie. Ma si va! Il brivido mi tiene vivo.

Intanto penso “ho bruciato gli altri, continuo a tirare e non mi prenderanno!”

Il punto è che il patriarca non molla mai. Finisci una mini discesa e attacchi una salita che ti schianta. Al decimo facciamo un muretto in cui invoco le divinità conosciute. Ma al ventesimo… al ventesimo.. con le gambe ormai cotte si fa un bel ristoro, pieno di ogni ben di Dio. Ci si gira e… in duecento metri si sale di una cinquantina.

Sento gente invocare il colpo di grazia. Io, in primis.

Sali, sali, ma una volta in cima c’è la riconciliazione con gli dei del trail: finalmente un panorama mozzafiato che spazia dal Visentin, ai colli asolani, alla pianura, al parcheggio. Che è proprio sotto di noi. In verticale lo si raggiungerebbe in una trentina di secondi (considerati i miei rudimenti in fisica sull’accelerazione gravitazionale) ma per strada manca ancora quasi un’oretta.

Entusiasmo pari a quello del pubblico a un concerto dei Tiro Mancino.

Cominciamo a scendere e tra me e me “spingo, così non mi prendono!”

La crudeltà degli organizzatori esplode al ventitreesimo: una bella salitina per sciogliere le gambe. Accenni di crampi a gogo, sete bestia (il clima era quello di metà luglio, e la tintarella jesolana muuuuuuta!), ultimo sforzo e via!

Gara finita! Io anche.

3h43m di sofferenza. Ma portata a casa.

Mi accoglie Saluda Andonio fresco come una rosa, birra a fiumi in attesa degli altri. A parte un taciturno Timido Andrea che vaga attorno alla spina della birra. PM10 e Lo Svedese arrivano dopo 10 minuti. Dalla macchina.

Perché io spingo per non farmi prendere, loro spingono per prendermi. Il problema è che loro erano davanti.

Morale, mi hanno dato questi 20 minuti.

Ma la mia umiliazione non la godo appieno, col pensiero rivolto all’auto.

Beviamo il Fratino tiepido, omaggio dell’organizzazione, ci asciughiamo alla meno peggio, indossiamo la… ehm… bella… maglietta della gara, e via! Verso il soccorso stradale.

Somma totale: gara bella, si. Ma durissima. Poco spettacolare bei paesaggi, molto tecnica e probante. Ma nel complesso promossa, anche perché organizzata alla grande.

I miei amici hanno spaccato, una corsa grandiosa!Si vede chi ha la stoffa e chi beve whisky torbato.

Ultima considerazione: due settimane fa, con l’Imbianchino, ho fatto “i sentieri dell’impero” , altro trail rilassante. E, per tutta la gara, continuavamo a ripetere “oh, ma che poca passerina che c’è…”.

Ecco, era tutta al Patriarca.

E allora, evviva il Patriarca!

Evviva il trail!

Evviva il soccorso stradale!

FLR2018

Nella foto la cavia Timmy Luna Romero presenta la maglia.

Mi chiamo Massimo. E ce l’ho fatta.

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Mi chiamo Massimo, e ce l’ho fatta.

Lo penso spesso. Lo penso a casa, al lavoro mentre sto con mia moglie e i miei figli. Penso che sia accaduto qualcosa di strano, di spaventoso e straordinario allo stesso tempo, un momento in cui ho girato una curva e ciò che c’era dopo è totalmente diverso da quello che mi sono lasciato alle spalle. Qualcosa che non avrei mai immaginato.

Mi chiamo Massimo, e sono un runner. Avevo fatto una gran bella gara alla Maratona di Berlino, e mi sono presentato tranquillo alla Mezza di Treviso, con i 42 km nelle gambe. Del resto, così vicina a casa, così comoda e veloce… ci si può fare il tempo!

Mi chiamo Massimo, e mi ricordo poco, quasi nulla. Ricordo di aver passato il ristoro dei 15km, e di aver infilato la Restera. Poi il ricordo è quello degli altri. Mi hanno visto allungare il passo e barcollare, portare il corpo in avanti. Mi hanno visto cadere.

Io non li ricordo, non ricordo nulla di Ettore, Manuel, Gabriele, Gianluca, Paride, Alessio. Non so che manovre abbiano compiuto, con che velocità, con che forza e con che freddezza. Chi mi ha massaggiato il petto, chi mi ha sostenuto, chi ha fatto la spola tra me e l’ambulanza, chi mi ha intubato.

Mi chiamo Massimo, e il mio cuore si è fermato. Solo che lo hanno fatto ripartire. Gente che non conoscevo e non mi conosceva, che poteva passare via fregandosene oppure chiamare il 118 e chiudere la gara. O immaginare che si sarebbe fermato qualcun altro. Invece si sono fermati loro, mi hanno spinto il cuore, lo hanno preso a pugni, hanno gridato con il sudore della corsa e l’adrenalina dell’emergenza. Un medico, ma anche un pompiere, un operaio, una persona qualunque. Gente che non ha avuto paura, gente che non è passata dritta. Gente che mi è venuta a riprendere, per i capelli, da un posto in cui non avevo nessuna voglia di andare.

Mi chiamo Massimo, e le emozioni mi hanno travolto. In ospedale ho scoperto che l’affetto e la solidarietà sono qualcosa di immenso. Che ci sono persone che vincono delle guerre quotidiane, degli eroi in camice. Ma anche altre che le guerre non sono pronte a combatterle, e allora ti fanno sentire semplicemente che ci sono, che sono con te.

Mi chiamo Massimo, mi hanno portato la mia medaglia, mi sono venuti a trovare, mi hanno preso anche in giro. Abbiamo riso e abbiamo pianto. Ma tutti insieme ce l’abbiamo fatta: l’Unità Coronarica e il reparto di Cardiologia di Treviso, la Riabilitazione Cardiologica di Motta di Livenza, eroi di ogni giorno che non compaiono sui giornali, ma che donano professionalità e passione a tutti quelli che passano da loro.

Mi chiamo Massimo, e non mi resta che ringraziare. E non solo perché sono qui, ma perché ho visto cosa significa stare tutti uniti, cosa può fare la solidarietà degli uomini e delle donne, è stata una lezione forte che ci dà speranza nel futuro.

Grazie a tutti voi che ci siete stati. Insieme abbiamo composto una squadra straordinaria, la più grande che si possa immaginare.

E uniti così, coesi così possiamo dire solo una cosa: se il destino è contro di noi… peggio per lui!

Massimo Ghedin

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La mezza (festa) di Palmanova

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Apro questo articolo con una premessa doverosa: ieri avrebbe potuto, e avrebbe DOVUTO essere una giornata di festa con Palmanova invasa da 2700 corridori e l’atleticagastronomica® sugli scudi. Purtroppo al 18esimo km Mjlan Slamic è caduto a terra e questa volta non è stato possibile ripetere il miracolo della Mezza di Treviso ( https://fulviolunaromero.wordpress.com/2017/10/08/la-mezza-di-treviso-tutticonmassimo )

Aveva 42 anni e, nonostante uno spiegamento di forze e l’abnegazione dei soccoritori, non ce l’ha fatta.

Siccome quando ho raccontato i fatti di Treviso mi sono preso dello sciacallo e qualcuno ha contestato il mio scrivere in maniera ironica (come uso fare), ecco il senso della premessa: io sono così, prendere o lasciare. La corsa è gioia, corriamo per sentirci vivi. Anche Mjlan sono sicuro lo facesse. Fino a qualche minuto fa ero indeciso se scrivere le mie solite cazzate, ma a Mjlan dobbiamo anche questo: continuare a vivere e correre per lui, e continuare a farlo con gioia, senza ipocrisie. Ciao Mjlan, questo articolo è per te. Con tutti i limiti e i difetti suoi e dell’autore.

 

Dopo la disastrosa esperienza della http://www.huaweivenicemarathon.it/it/venicemarathon/ e l’entusiasmante scapicollare del http://traildelgevero.com/ , l’atleticagastronomica® tenta di regalare la propria dignità tra le mura della città fortificata ai confini con la bassa friulana.

Le premesse, come sempre, sono imbarazzanti: no, non quelle degli altri. Perché FFIRONMAN™ ci arriva facendo la stessa fatica di una camminata per la navata centrale a ricevere la comunione, e Giulianik ha ancora nelle gambe l’adrenalina per il tempone scatenato a Venezia. Io, invece, che ormai porto a casa insuccessi a raffica, covo desideri di vendetta nei confronti della dea del running.

Dopo due settimane di allenamenti sputasangue, spaccata la mia comfort zone, decido di tentare di giocarmi il tutto per tutto e violare il mio imbarazzante personal best (1.47,41 portato a casa qui https://fulviolunaromero.wordpress.com/2016/10/09/la-mezza-di-treviso-nemo-propheta-in-patria/ ). La strategia è perfetta: il venerdì sera vado a cena con colleghi a Cormons (località nota per le acque di risorgiva e la cucina leggera), sabato a pranzo da Azz che tenta di abbattermi a colpi di grigliata, birra, vino rosso e whisky. Praticamente arrivo alla partenza che peso 3kg in più di due giorni prima e che non mangio da 20 ore, con il concreto rischio di vomitare al quinto km.

L’organizzazione dell’atleticagastronomica® è, come sempre, lineare e intuitiva: la FFMOBILE parte da Treviso con a bordo FFIRONMAN™ e il sottoscritto. Giulianik parte da Trieste. Mogli, figli e partenti vari ci raggiungeranno con altre auto più tardi.

Tra i vari si millanta anche la presenza di Gino Crocerossa che, ovviamente, tenteremo di tenerci alle spalle… sapete com’è…

Quando parcheggiamo fuori delle mura, alle 8.30, ci sono alcuni orsetti polari che giocano nel fango. Fa un freddo bastardoporco. L’idea è di indossare la felpa verde labirintite omaggio dell’organizzazione e poi scagliarla alla partenza, ma ripieghiamo su un sistema artigianale: FFIRONMAN™ sfodera dei sacchetti per la monnezza formato campeggio (quelli che usa per disfarsi dei cadaveri dei nordic walker) e, con una katana e dei calci circolari, li buca. Li indossiamo e immediatamente sembriamo i ballerini di Kylie Minogue. L’imbarazzo è tanto. Peggiora quando incrociamo una spavalda Monica Bortolotti tutta azzurra con treccine alla pornhub accompagnata da una ignota gemellima (stendo un velo sui pensieri di noi uomini) e, successivamente, Elena Sarzetto che sta per urlare “selfieeeeeeeeee” ma si ricorda di aver lasciato il telefonino nella sacca. Per rimediare ne abbiamo fatto uno postumo. Nessuno si accorgerà che è un fotomontaggio.

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Va beh, insomma, ci si prepara e si va.

L’outfit: i miei due amici si stanno facendo, devo ammetterlo. FFIRONMAN™ indossa la maglia del meno famoso gemello degli Avengers. Sotto maglia termica a maniche lunghe rossa, berretto Ironman e occhiale cattivo. Giulianik sfoggia un pantaloncino evidenziapacco e una maglietta regalatagli da un amico che l’ha comprata in Austria. Devo aggiungere altro? Di quel colore che è un misto tra il prugna, il ciclamino, il viola quaresimale e il ligure vin trà su (letteralmente “vino che si ripropone dopo che ha saturato lo stomaco), ornato da dei teschi benauguranti con una scritta sull’entusiasmo della corsa.

Io DEVO indossare la maglia di Superman regalo di mio figlio per il compleanno. Il fatto che abbia le maniche corte e fuori i pinguini si radunino attorno alle stufette è un dettaglio. Quindi maglia nera (anche per le doti atletiche, insomma), shorts neri della www.nike.com , spiker giallo fluo e neri omaggio della http://www.primierodolomitimarathon.it/it/dolomiti-marathon-it e visiera gialla fluo della www.compressport.com

Bellissimo. Ma ibernato.

Comunque, ormai sul piede di guerra, ci si organizza per partire. Con un’unica incognita: non so se conoscete Palmanova. Ma la piazza centrale, che arrivi da nordsudovestest (e forse quel che cerchi neanche c’è, tra l’altro) è uguale. Quindi capire da dove siamo arrivati, dove consegnare le sacche, dove occuparsi delle piccole esigenze corporee… comporta un giro a 360 gradi della piazza. Il che significa che per uno con la prostata entusiasta la mezza sarà di almeno 25km.

Insomma, tutti pronti, il freddo passa, la tensione cala.

Dai microfoni un entusiasta Gilberto Zorat carica gli atleti e grida “al colpo di cannone si parte”.

Ovviamente tutti pensiamo sia un modo di dire. Col cazzo. Gilberto non mente mai! E alle 10 puntuali tirano uno di quei botti che chi non parte per voglia lo fa per necessita vista la paura che prende. Pare che la palla del cannone stesso sia caduta dalle parti di Miramare… i vecchi campanilismi…

Via!

Terrorizzato dalla cannonata scateno a terra tutta la cavalleria in sorpassi assatanati. 4.40 al km e giù cattivo come il male. Giulanik mi si piazza dietro, accanto, davanti. Lui dice “ti tiro io”, in realtà ti si mette dietro e ti fiata sul collo. La sensazione è per lo meno curiosa. Intrigante ma curiosa.

FFIRONMAN™ si sistema sornione poco più indietro, si sentono solo le urla delle persone che gli tagliano le traiettorie, e i rumori degli zigomi che saltano.

5km alla grande. 10km alla grande anche se dai 4.40 stiamo già scendendo attorno ai 4.50 che, per me, sarebbe più o meno come portare una NSU Prinz a correre un gran premio (l’ultima volta che sono sceso sotto i 5 al km stavo precipitando ne vuoto).

Al 15esimo mi coglie un velo di allegria: tipo una canzone di Nick Cave, per capirci. Medito il ritiro/suicidio. Giulianik coglie questa mia frase introspettiva e con parole incoraggianti (rivolte, in particolare, alle mie tibie) mi incita a tenere.

Nel silenzio totale sento un “vroooooooooooooooommmmmmmm” e passa FFIRONMAN™ . Che anche oggi, quando ho dato giù come Peter North, mi darà la consueta bomba di secondi.

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E’ da dire che incrocio TUTTI i personaggi citati nel https://www.amazon.it/Piccolo-Manuale-Sfigato-Running-atleticagastronomica/dp/1549586149/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1511205452&sr=8-1&keywords=piccolo+manuale+sfigato+del+running , in particolare gran fila di Signori Rantolo. Mah, sarà stata la giornata.

Insomma via duri. Quando siamo al 18esimo il fattaccio, un po’ di lucidità viene meno ma si corre a perdifiato. Mi superano i pacer dell’1.45 ma io vi conosco, mascherine! Voi non fate 1.45! Voi vi tenete un po’ di vantaggio! Così me ne sto sereno nel gruppo. Finite le ridenti località attorno a Palmanova si infila il rettilineo, si entra non so da che lato delle mura e della piazza, non lo sbaglio solo perché segnato, via dritti!

Sulla destra parenti e/o amici festeggiano. Mio figlio, Coso, filma la scena. Rivista ieri sera, i miei piedi e l’asfalto sono usciti benissimo.

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Dritti fino in fondo e SBANG!

1.44,19!

Personal best migliorato di oltre 3 minuti. Entusiasmo alle stelle. Sulla destra una rantolante Elena Sarzetto che tento di sbaciucchiare a tradimento, ma nemmeno la carenza di ossigeno la rende vulnerabile. Batti qua, batti là, tutti entusiasti.

Mentre ce ne andiamo verso le sacche, o pensiamo di andarci perché ‘sta cazzo di piazza ci fa girare in tondo, una vocina emerge dal nulla. Gino Crocerossa. Che di colore azzurro come la maglia dichiara un 1.48 alla sua seconda mezza. Accolto da un ESTICAZZI.

Insomma, raggiungiamo le borse e ci cambiamo. Le famiglie sono già alle macchine.

Noi, asciutti e zozzi (le docce non le abbiamo trovate… strano!) infiliamo la strada per raggiungerle. Poi torniamo indietro perché era quella sbagliata. Così giusto un paio di volte e di giri della piazza.

Infilata la strada corretta vediamo una birreria. Ma i portafogli sono nelle borse delle mogli. Imbarazzante la scena in cui ci rovesciamo le tasche raccattando degli spiccioli per poi presentarci dalla birraia chiedendo cosa ci può spinare per quei soldini.

Una roba di una tristezza infinita.

Però ne escono tre birre da mezzo, quindi tutto in ordine.

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Raggiunte le macchine e le famiglie, si parte verso il ristorante prenotato da Giulianik, a Santa Maria la Longa. Capiremo solo più tardi che il nome deriva dai tempi del servizio al tavolo. Ma noi siamo tranquilli, i bimbi giocano, il cibo è ottimo e l’alcool scorre a fiumi. Quindi tutto procede regolare anche se la durata del pranzo è più o meno quella di un matrimonio. Ancora oggi se andassimo a donare il sangue non sarebbe all’AVIS ma alla cantina sociale.

Quando usciamo, nelle tenebre, saluti e baci e ci si rimette sulla via di casa. Con la festa a metà per le brutte notizie.

Insomma, che dire… niente di più, direi che mi fermo qui.

Sono felice perché ho fatto una gran corsa, tre anni fa chiudevo la mia prima mezza a 2h15m e dopo Venezia il mio morale era quello di un giornalista che viene mandato a fare un servizio a Ostia. Però ce l’ho messa tutta ed è andata. Un grazie a Giulianik che ha fatto in modo di farmi tenere il passo con tutti i mezzi leciti e non. E a FFIRONMAN™ che dopo avermi superato ha cominciato a calciare a destra e sinistra sgombrandomi la strada.

Per il resto, torno all’apertura. Sarebbe stato bello arrivare tutti al traguardo. Probabilmente ognuno di noi avrebbe perso volentieri una posizione in classifica.

Evviva il running.

Evviva l’atleticagastronomica®

E una preghiera per Mjlan.

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una rara immagine di FFIRONMAN™ che sorride. Guardatela prima che la faccia esplodere.